Lucciole e lanterne

Cosa può far incazzare una donna di 42 anni appassionata di politica, che aveva posato per calendari in età già “matura” rispetto agli standard, tanto da sfidare anche colui che oggettivamente è l’uomo più potente d’Italia?

Tutto parte da Bari, dove la signora in questione si è candidata alle elezioni comunali per il partito di Raffaele Fitto, “La Puglia prima di Tutto”. Che raccoglie anche Antonio Matarrese e suo nipote, Tato Greco. Totale: 7 voti presi. Non ha nemmeno molti familiari ad aver fiducia in lei, forse. Bando alle illazioni, e stando a quanto letto sui giornali, Patrizia D’Addario (questo il suo nome) pare che amasse millantare e mettersi in mostra, e il calendario di cui sopra non è che una dimostrazione.

Il vero biglietto da visita, che l’ha fatta uscire al di là dei confini del quartiere di Carbonara, è stata una registrazione. Capace, per il momento, non solo di mettere un po’ di pepe all’imprenditoria barese ma, soprattutto, ai vertici dello Stato. In pratica, nonché stranamente rispetto ai consueti usi e costumi delle persone comuni, la D’Addario registrava e manteneva nella memoria del cellulare qualsiasi cosa che la coinvolgesse (tanti Gb liberi su disco?). Grazie a SMS e chiamate salvate sul telefonino, molte affermazioni di questi giorni, pronunciate dai “tirati in ballo”, sono state smentite.

Roba simile: Greco dichiara, per sommi capi, “Io l’ho conosciuta quando si è proposta per la candidatura”. Risposta: “Bugia! Mi ha mandato gli auguri a Natale e lui m’ha proposto di candidarmi per la sua lista prima della tornata elettorale”. Ma non è questo il punto. Ciò che in realtà sta scatenando l’ennesimo casino non è la compravendita illegale di appalti o un giro “dubbio” di ragazze nelle zone alte della baresità, questioni al centro dell’inchiesta dei magistrati pugliesi. Bensì il coinvolgimento del sempreverde Presidente del Consiglio. “Meno male che Lui c’è”.

La D’Addario, infatti, si sarebbe quantomeno “alterata” perché, per una gita fuori porta a Palazzo Grazioli, ha ricevuto la metà dei 2.000 € inizialmente pattuiti (attenzione!) da un imprenditore barese. Quindi il premier avrebbe solo “conosciuto” questa tizia, con la quale avrebbe (condizionale sempre doveroso) altresì parlato tramite telefono. Coinvolgimento marginale, tuttavia sufficiente a far pubblicità e inculcare ulteriori dubbi nell’opinione pubblica sulle modalità delle riunioni nei Palazzi privati e governativi.

Ovvia la controincazzatura (nettamente esplicitata) del celebre interessato. “Tutta spazzatura” (una nota: coglie anche l’occasione per dire che, a Napoli, la monnezza è stata “fatta fuori”: non credo che tutti i video su Youtube siano fregature…). Le telecamere di SKY, inoltre, carpiscono il momento in cui parla con Nicolò Ghedini, suo avvocato. Ordine: smentire, smentire, smentire ogni baggianata di quei “disgraziati”. Se fornisse chiarimenti, come quelli chiesti da L’Avvenire (non certo un giornale schierato a sinistra), le rettifiche di “certa stampa” saranno più che doverose. Sarebbe tutto più semplice. E non ricorrerebbe necessariamente agli “onorevoli avvocati” (cit.).

“Onorevole avvocato” che, tra le altre cose, afferma: “Certamente non ha bisogno che qualcuno gli porti le donne. Pensare che abbia bisogno di pagare 2.000 euro una ragazza perché vada con lui mi sembra un po’ troppo. Penso che potrebbe averne grandi quantitativi, gratis”. Come dire che qualcuno può permettersi prostitute senza pagare. Nello specifico, riferirsi ad una persona ricchissima, che governa oltre 55 milioni di cittadini e che fino a qualche giorno fa non aveva ricevuto ancora pubblicamente minacce di divorzio, rasenta l’inquietante. Il bello è che a sostenere ciò è l’avvocato personale, ossia colui che ha procure e mandati per arringare in sua vece. Non di certo la “trista opposizione”.

Ma quando si vede che, ironicamente o no, oltre 3.000 4.500 persone (ore 22:30 del 19-06-09) appoggiano questi comportamenti (o le semplici presunzioni), è possibile intuire che l’Italia stia andando a puttane.

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