Coming soon

driveinIl nostro Presidente del Consiglio è stato a Danzica, come anticipato ieri, per omaggiare i caduti della Seconda Guerra Mondiale, che ebbe inizio 70 anni fa. Anche in quella sede ha dato spazio alla propria filantropia. La città polacca, importante sbocco sul Baltico, fu obiettivo dei sovietici oltre che dei nazisti, così come buona parte dei dintorni. Le tragiche vicende, scaturite dall’invasione dell’Armata Rossa (prima alleata, poi nemica del Reich), vengono narrate nel film Katyn. Omicidi e deportazioni, per un totale di 22mila vittime.

Nella conferenza stampa, il premier italiano invita chiunque a prendere visione di questa produzione. Per iniziare, ha regalato, a tutti i parlamentari della sua parte politica, copie (da lui) autografate dell’opera. «Andrebbe proiettata nelle scuole» perché illustrerebbe «cosa può portare l’ideologia comunista, con l’assassinio di ventimila ufficiali dell’esercito polacco per aver facilità di dominio sulla Polonia e della ferrea ed incommensurabile capacità di mentire di chi pratica l’ideologia comunista, con l’Unione Sovietica che fino a prima della caduta del muro di Berlino affermava che quel massacro fosse opera dei nazisti». Parole pesate che lascerebbero intendere un sillogismo: “i comunisti mentono incommensurabilmente”. Bisogna ricordare che lo Stalinismo, attivo in quell’epoca, era una deformazione totalitaria della dottrina socialista. Dettagli che, comunque, non giustificano la crudeltà dell’azione.

Katyn merita di entrare nelle case degli italiani senz’altro. Alla pari di altri film che illustrano sia la storia che lo stato sociale in cui vive il nostro Paese. Sicuramente vicende più dirette e recenti rispetto ad un’invasione russa, ad ogni modo niente affatto trascurabile. Come Videocracy, che, per quanto distribuito dalla Fandango, ossia una delle maggiori case di produzione italiane, non è stato pubblicizzato sul territorio, in quanto “non pluralista”. Evidentemente, dare del bugiardo al comunista-in-genere è un tantino più “pluralista”.

Pure il satirico Shooting Silvio, dove un folle vorrebbe assassinare il Primo Ministro, non viene accettato di buon grado dalla maggioranza, che inquadra la fiction come «un inno alla violenza e un incitamento implicito ad azioni efferate contro l’uomo e contro il Presidente del Consiglio». SKY rinuncia alla messa in onda, mentre nei mesi a venire su Mediaset girerà persino Hostel. Altro film che, per analogia, spingerebbe alla violenza.

Non si può parlare di censura, perché la tutela personale è sacrosanta. Eppure si tratta di nastri di TG e interviste ritagliate e rimontate; poi è lo spettatore a porsi interrogativi (forse) sulle questioni illustrate. Un massacro non è così diverso dagli atti e fatti riguardanti noti personaggi o da allegorie impossibili da riportare nella realtà. Quando sui giornali, però, spuntano critiche ed indulgenze, in seguito ad equivoci riguardanti una determinata persona (che vive, tra le altre cose, della propria immagine), scattano le citazioni. L’Italia è una democrazia.

Se i documentari o i film storici sono mattoni soporiferi, si può sempre scegliere un “sano” porno. Almeno per smentire “problemi di erezione”.

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