In nome dell’amore

1. Diffondere la pace

Sarebbe meglio “fermarsi” finché si è in tempo. Si auspicano, dopo l’attentato (alla fine, tale è) al premier, in questi momenti uscito dall’ospedale e scosso da quanto gli è successo, la calma, l’abbassamento dei toni, la civiltà. Insomma, si va alla ricerca un clima pacifico, almeno per votare una finanziaria (appena passata alla Camera) dai molteplici dubbi e su cui, un (bel) po’ grottescamente, è stata posta la fiducia. Invece l’atmosfera è sempre bollente e, tra i messaggi “pacifisti”, si può annoverare questo:

«La mano di chi ha aggredito il Presidente del Consiglio è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità […] un network composto dal gruppo editoriale “Repubblica-L’Espresso”, dal mattinale delle procure “Il Fatto”, da quel terrorista mediatico di nome Travaglio, da alcuni pm che vanno in tv a parlarne, da un partito, Italia dei Valori e dal suo leader Di Pietro, da qualche settore giustizialista, Onorevole Bersani, del suo partito»

Le parole sono dell’Onorevole Fabrizio Cicchitto, fedelissimo del celebre degente. Oggettivamente, non sembrano tutte “cuoricini e nuvolette”. Puntare il dito, infatti, contro presunti mandanti (pare che qualcuno di essi abbia già annunciato querela rivolta al parlamentare del PdL) non certo spinge al confronto e al dialogo. Non per altro, Di Pietro, per esempio, con la sua consueta verve, definisce i nominati «condannati a morte», mentre altri suoi colleghi tacciano il partito di maggioranza come «popolo della mafia».

Per evitare l’accumularsi di rancori, quindi, è necessario proporre scremature. Qual è il principale mezzo di comunicazione, oggigiorno? Internet, ovviamente. Social network, blog, live streaming sono fonti particolarmente calde, specie per quanto concerne la politica. “Velenose”, per qualcuno. Per questo, l’Onorevole-presentatrice di Mela Verde Gabriella Carlucci rispolvera la richiesta di abolizione dell’anonimato sul web. In realtà, proprio su Facebook, dove sono sorti i gruppi pro Tartaglia, comunque successivi all’aggressione, difficilmente un iscritto non vi apporrà i propri nome e cognome autentici. Segno che la privacy dei singoli, per quanto possa credersi diversamente, è definitivamente andata a quel paese. Con il loro placet, tra l’altro.

Tuttavia, per quanto le previsioni (espresse anche dai maggiori bloggers) possano sembrare al limite del “catastrofico” per l’internauta medio, che ha paura di perdere le foto di gruppo dei compleanni o le possibilità di cercare parole dal significato arcano, più realisticamente sono di difficile applicazione: sia perché antitetiche con i progetti di dotare chiunque della “banda larga“, sia perché c’è un ente superiore su questa fattispecie chiamato Unione Europea. Oltretutto censire (e/o censurare) i siti non converrebbe a prescindere: ciò scaturirebbe avvitamenti burocratici, rischi di antinomie e più elevate proteste nei confronti dei gestori, intesi come governanti. In breve, togliere la possibilità di collegarsi velocemente alla rete ad un individuo del 2009 equivale a rubare il proverbiale lecca-lecca ad un bambino.

2. Perdonare il nemico

Probabilmente il Presidente del Consiglio avrebbe preferito non vedere questi scenari. Paradossalmente, nel frangente, il più pacato, tra i tanti ad esporsi, è proprio lui. Impedito per logici motivi a presenziare in pubblico fisicamente, lo fa – ironia della sorte – virtualmente, porgendo l’altra guancia (ok, mai frase fu più inappropriata…) tramite la finestra on-line del partito.

«Grazie di cuore ai tantissimi che mi hanno mandato messaggi di vicinanza e di affetto. Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L’amore vince sempre sull’odio».

Qualcuno, però, ha recepito il messaggio in maniera distorta. O, chissà, ha preferito quello di Cicchitto lanciato dagli scranni di Montecitorio. A cartelli di solidarietà, specie dei fans, si accostano così quelli di disprezzo “per Di Pietro e questa sinistra vigliacca”, rei, secondo i luoghi comuni, di aver scatenato le ire dello psicolabile lanciatore di souvenir. Le opposizioni tra persone di idee diverse, anche sulla possibilità di satira, vanno però oltre i semplici cartelloni e si tramutano in patetiche liti nei forum o nella vita reale.

È un peccato. Verosimilmente questa conclusione, concausa di tanto ardore da ambo le parti, è figlia di quanto accaduto nel passato. Senza contare le scene degne di un film di Bud Spencer e Terence Hill (almeno i due provocavano unicamente la più sana ilarità), prodotte da taluni rappresentanti in più riprese, per alcuni cittadini è stato impossibile non ricordarsi di essere una massa di coglioni, allorquando non votanti a favore del detentore di quel pensiero, e conseguenti artefici del possibile avvento di terrore, miseria e morte (e altro ancora).

Lo stesso che emise quei comunicati, in questi giorni si domanda «Perché mi odiano?» Vattelapesca. Può pure essere che il solito caricaturato “Cipputi” avesse frainteso, all’epoca…

Chi può dirlo. L’illustre paziente (fino a stamane) del San Raffaele, ora, è un anziano che, senza ironia alcuna, ha bisogno (come i suoi coetanei medi) di riposo, lontano dagli stress della politica e del lavoro. Può considerarsi fortunato, anche perché non ha subito danni peggiori (meglio non immaginare…). E poi è notoriamente ricco, tanto da potersi pagare le cure anche per eventuali plastiche. Come metro di paragone, il pensiero deve andare a tutti quei ragazzi rimasti magari irrimediabilmente sfigurati in incidenti. Che, naturalmente, non hanno le possibilità economiche per assorbire lesioni morali e fisiche, anche quando ripagati dalle assicurazioni. La loro colpa? Essere nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.

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