La lunga giornata

Ci troviamo in un classico comune del sud. Tornata elettorale, si elegge il sindaco. Oltre trentamila abitanti divisi tra la scelta di 552 candidati consiglieri e sei pretendenti primi cittadini (spartiti non tanto equamente tra sinistre, destre e centri). Dopo due mandati, il detentore è costretto a lasciare il potere, ma di fatto non rinuncia alla corsa per un posto in consiglio (per quanto abbia compiti di maggior rilievo all’interno di altri enti, come la provincia). Dopo una campagna elettorale avvelenata, lo scontro diretto in prossimità dei seggi tra gli aspiranti non è dei più teneri. Fino all’ultimo secondo taluni pretendenti, in prima persona, non si fanno troppi problemi nello spiegare agli anziani di turno come e chi votare. Al di là delle regole, al di là di ogni scrupolo.

Nel profondo sud, chi si candida applica le leggi a proprio piacimento. L’importante è “farsi vedere”, poco importa l’offrire caffè nei bar davanti alle scuole a chi ha in mano la scheda elettorale. Meno ancora incollare manifesti non negli spazi appositi o fuori tempo massimo (quindi già nel momento del silenzio). Serve la gloria, spesso si sfrutta una squadra. La dimostrazione viene al momento degli scrutini, quando il singolo ignora i dati sul suo capogruppo o sulla lista d’appartenenza ed elemosina dalle commissioni esclusivamente il proprio risultato. L’ipocrisia galoppa.

Lo spoglio, però, tralasciando qualche casistica concreta (e fortunatamente non sempre costante) come quella di cui sopra, è un momento interessantissimo. I cosiddetti rappresentanti di lista – gente spesso pagata per mettere crocette sui fogli ed anticipare nelle varie segreterie i dati ufficiali – si dividono tra le sezioni per svolgere il loro sporco compito. Per lo più ragazze appena maggiorenni, si presentano negli edifici scolastici con camicette sbottonate, jeans attillati e tacco da competizione. Una piccola sfilata: dopo pochi minuti dallo scattare delle 15 vanno già alla ricerca di sedie perché hanno “i piedi stanchi”. Forse molte di loro ignorano che potrebbero rimanere lì fino a tarda notte. Se è per questo, ignorano persino “cosa” o “chi” stiano rappresentando, chiedendo al solidale collega di turno la divisione dei partiti tra le coalizioni e capendoci poco o niente. What the hell am I doing here?, cantava Thom Yorke.

I presidenti dei seggi hanno modi tutti diversi di “leggere” le schede. Uno vale l’altro, ma non si farà mai presto: la trafila della lettura va avanti a rilento. L’intoppo, poi, si presenta sovente: capita che possa essere indicato come “nullo” un caso analogo ad un altro precedentemente accettato. Qualche addetto più attento, pazientemente, lo fa notare. I minuti scorrono lentamente, l’attenzione cala, i mal di testa aumentano. Pause non ce ne sono, ma ci si rilassa al momento dell’ironia. Strano a dirsi, ma nel 2012 il grado d’istruzione di taluni continua a lasciar desiderare. “X” apposte su più candidati sindaci e nomi di consiglieri con tanto di divisione (sbagliata) in sillabe. O, addirittura, riscrittura dei medesimi sulle schede. Ma, in luogo delle preferenze, non possono mancare gli ormai mitici simboli fallici stilizzati. Oppure le invettive, divise tra “CORNUTI!!!” e “Pezzi di m…”. Tuttavia, ci sono anche appelli alla “riflessione” come questo: “prendetevi una meritata pausa perché avete fatto molto per il vostro paese“.

La goliardia è davvero sporadica. I bilanci finali, dopo le raccolte e i coordinamenti frenetici, si fanno nottetempo nelle sedi di partito. Si aspettano i confronti con le altre liste, per vedere se, ad esempio, 200 voti ottenuti sono soddisfacenti o deludenti. Poi partono le percentuali, i posti al consiglio che potrebbero essere garantiti da queste. Servono certezze: allora tutti al comune, i registri giungono lì.

I militanti non hanno più energie, dalla mattina sono incessantemente in giro. Hanno mangiato schifezze comprate per pochi centesimi negli appositi distributori; deodoranti e profumi sono ormai dissolti e sostituiti da un più sgradevole quanto umano odore. Bottigliette d’acqua, pacchetti di sigarette e di gomme da masticare sono ammassati sui banchi della sala consiliare illuminata dal maxi-schermo colmo di statistiche e percentuali. Gira la notizia che una sezione debba ricontare le schede: è panico. Abbondantemente dopo le tre di notte qualcuno incrocia ancora le dita. Ma, alla fine, si andrà ai tempi supplementari. Definitivo alle 4:30 passate: è ballottaggio tra gli esponenti di un centrodestra erede della pregressa giunta e, clamorosamente, un centrosinistra tanto mutilato (e dato per perdente alla vigilia) quanto rinnovato. Nuovi giochi, dunque, si aprono.

Nel frattempo, l’elettore attivo dorme. Nulla sa di quanto accade, ma si lamenterà.

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