Travagli del giornalista

Ho sempre ammirato Marco Travaglio. Giornalista dai modi schietti e concreti. Allievo di quel Montanelli che qualche giorno fa avrebbe compiuto 100 anni. E che, a dispetto dell’essere chiuso in un’urna risulta ancora attuale.

In tutta onestà, ho anche qualche suo libro autografato. Una delle sue foto presenti su Wikipedia è anche “a firma mia”. Ma ho sempre avuto dubbi su alcune sue espressioni sicuramente poco diplomatiche; rischiose, oserei dire. Il suo stile compassato e, nel contempo, aggressivo, però, è una caratteristica che gli ha creato un seguito ampio, alternato a detrazioni non indifferenti. Specie da una certa parte politica. È ben noto che Travaglio non abbia molte simpatie verso l’attuale Presidente del Consiglio, seguendo anche il pensiero di Montanelli.

Nel corso degli anni, da quando nel 2001 salì alla ribalta con il libro scritto con l’ora onorevole dell’Italia dei Valori Elio Veltri, dal titolo “L’Odore dei Soldi”* (che fu probabilmente una delle gocce scatenanti il cosiddetto “Editto bulgaro” dell’allora premier – lo stesso di oggi -), il giornalista piemontese si è fatto garante della libertà di stampa, della verità espressa in tutte le sue sfaccettature, grazie anche ad un discreto utilizzo di fonti e di archivistiche. Tanto da aggiudicarsi un importante premio europeo per la cronaca libera.

Oggi, ad Annozero, dove esprime la sua nota editoriale, ha ricostruito per sommi capi il Beautiful di noantri; la “Noemi story”. Quella faccenda lì, degna più di un libro di Stephen King che di Liala. Nell’intervento riporta una delle frasi di Veronica Lario rilasciate alla stampa. “Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile.”

Costretto, anche per motivi di tempo, a riassumere, Travaglio racchiude quella frase in “È un uomo che non sta bene”. Diversi sono caduti nel similare sillogismo. Ma il senso delle due frasi – a mio personale modo di vedere – è completamente diverso. Lette così, le parole della Lario potrebbero risultare false e fuorvianti. Nella realtà sembra più un gesto amorevole, più che di mera compassione o tendenzialmente offensivo. Tuttavia, è capitato che il Presidente del Consiglio abbia dimenticato qualcosa nel giro di pochi minuti: segnali di vecchiaia, che si manifestano anche nel sottoscritto, comunque. Che di anni ne ha 48 in meno.

L’altra sottolineatura, per quanto fuori discorso, è quella del Sindaco di Milano, Letizia Moratti. Che accusa Travaglio di aver avuto delle condanne a livello penale. C’è un preambolo: lo scrittore aveva già smentito giovedì scorso il parlamentare Maurizio Lupi, che gli rinfacciava la medesima indicazione. Travaglio si dichiara “incensurato”. Sfortunatamente – per lui -, a prescindere dallo status giuridico di altri personaggi (e dei benefici di cui godono), ha avuto condanne civili e penali. Per quanto tutte in primo grado, sospese con la condizionale e appellate.

Stando alle cronache, l’unica condanna definitiva (e in sede civile) è un risarcimento dovuto a Cesare Previti, che il giornalista descriveva nel 1995 come “futuro cliente di procure e tribunali”. A dispetto dell’esito della sentenza, Travaglio fu a dir poco profetico: Previti venne rinchiuso in carcere (poi ai domiciliari, grazie alla c.d. “ex Cirielli“) per corruzione giudiziaria.

Per evitare di poter stimolare l’attacco avversario, forse Travaglio dovrebbe chiarire la diatriba. L’ha già fatto altre volte; non vedo perché dovrebbe accontentarsi di sovrapporre la voce altrui, con il rischio che gli vengano associate “mezze verità”. Tra l’altro, in una di quelle occasioni, ebbe un virtuale faccia a faccia proprio con quel Giuseppe D’Avanzo che, nel monologo di oggi, gli ha fornito un po’ di materiale d’inchiesta (e, infatti, è stato citato nel discorso).

A volte basta solo la chiarezza.

*Nel libro si cercavano risposte, basate in buona parte su prove documentali, su come un figlio della borghesia milanese, inizialmente cantante sulle navi da crociera, avesse costruito un “impero” in una decina d’anni.

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2 Comments Add yours

  1. TShaker89 ha detto:

    Credo che la leggerezza di Travaglio, riguardo al Caso Noemi, sia dovuta alla citazione più o meno integrale dell’articolo di Repubblica, apparso sul web, di Giuseppe D’Avanzo e Conchita Sannino consultabile all’indirizzo http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-2/parla-gino/parla-gino.html . Lo dico perchè il suo monologo consueto inziale mi è sembrato molto simile all’articolo di Repubblica. Come si può notare nell’articolo infatti appare l’espressione “Mio marito non sta bene”.

  2. leoman3000 ha detto:

    http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2240741 e http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2237953.html .

    Se Corrias ha riassunto di fatto la frase, Travaglio riportò per intero la dichiarazione della Lario/Bartolini. Grassettando, però, “il non stare bene” di *quella* persona. Una lettura superficiale da parte degli avventori, può dare impressioni diverse da quelle reali. Secondo me, ovviamente. A proposito di questo si potrebbe aprire un post a parte… 😀

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