Monopoli

monopoli1Mi chiedo quanti soldi stia portando via questa campagna elettorale. Tra crisi finanziaria, terremoti, compromessi per proporre in tempo utile un referendum, i singoli hanno pensato a soddisfare i propri ego già di per sé colmi. È certo che in tanti hanno speso un patrimonio in volantini e striscioni, senza dimenticare l’organizzazione di comizi e avvisi nei più disparati stili.

I partiti, finanziati in maniera probabilmente eccessiva (remember 1992?), sfruttano i loro fondi soprattutto per l’operazione convincimento. Grande è la massa elettiva spaesata, abbracciata dalle promesse e dai ricordi sommari di persone che, solo in questo periodo, diventano amiche strette. Succede che qualcuno, non semplicemente per la pura affezione, non disdegni di offrire soldi in cambio di preferenze. Molti, accecati dal guadagno facile, mandano a fanculo la propria dignità, cedendo al “vile denaro”.

Senza capire che alcune azioni, oggettivamente spregevoli e falsanti, potrebbero, con estrema facilità, portare accuse gravissime anche nei loro confronti (chiamasi, nel migliore dei casi, corruzione). E, in tali casi, non si accusi – seguendo la falsariga di noti politici – la “magistratura schierata“, colpevole – a detta di questi – di non arrestare i veri criminali. A volte i ladri sono talmente poveri che sono costretti a compiere furti per sopravvivere. Chi richiede queste “prestazioni corrispettive”, logicamente spinto solo dal proprio interesse, invece, può mangiare caviale e bere champagne.

Nella buca delle lettere, stamattina, vi era una busta che sembrava contenere un dossier. Identica a quella dei film made in USA dove solitamente si legge “TOP SECRET”. Inutile scrivere che si trattava di propaganda, anche di una nota coalizione decisamente “ricca”. Il fascicolo conteneva: n° 1 DVD, con faccia del candidato presidente provinciale (con lo stesso protagonista indiscusso nei filmati, tra backstage degli spot, interviste dell’addetto stampa del comune – è tuttora sindaco del paese in cui vive – ed esperienze varie ed eventuali); n° 1 volantino, nel quale era resa maiuscola la località di provenienza dell’interessato e dei suoi avversari; n° 1 libretto di programma, con illustrazione di diversi punti per ogni fattispecie e garanzie di fiducia e stima verso l’elettorato.

A differenza di quello che succede pubblicamente e nelle colonne dei giornali, nessun attacco per questo o quello. Può essere una mossa convincente. Ma con altre priorità è davvero necessario pubblicare e proporre materiale così invasivo? Sarà costato anche un bel po’, alla lista e al committente (che è comunque un privato). Proprio per questo, leggere refusi sul libricino come “Roosvelt”, “ex stramurale” o “campi da cacio”, o vedere inserita una virgola tra soggetto e verbo (“noi, abbiamo creduto […]”), sarebbe inammissibile in proporzione al costo.

Anche gli enti non (si) risparmiano: il mio comune apparterrà ad una provincia di nuova costituzione. Questo ha comportato la modifica delle tessere elettorali. A tutte le famiglie sono stati inviati, via posta, talloncini adesivi, utili a ricoprire due settori interi dei libretti. Questi modificano alcuni dati. Due: numero di collegio e sezione. Si presume che la carta adesiva costi molto di più di quella standard. Infatti, per non andare troppo per il sottile, non era solo la parte delle etichette ad avere la colla, ma l’intera lettera. Per sostituire due numeri, c’era davvero bisogno di inviare nuovi tagliandi? Non era meglio verificare e studiare in tempi precedenti altri stratagemmi? Spreco di risorse; ininfluente se la carta fosse stata spedita a poche persone. Ma siamo nell’ordine delle decine di migliaia.

Già sulle piccole cose non si pensa al risparmio; figurarsi cosa accade in altri e più alti ambiti.

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2 Comments Add yours

  1. tooby ha detto:

    Ricordo un Paese che, per conquistare consenso, utilizzava allegramente la spesa pubblica, indebitando le generazioni successive per fini particolaristici e di consenso.

    Ricordo anche che alla fine di quella manovra si dovette procedere ad una svalutazione della moneta e quel Paese finì sull’orlo della bancarotta.

    Era l’Italia di Craxi e poi di Amato. Ma oggi l’unico modo per tenere a posto i bilanci è essere virtuosi.

    Purtroppo abbiamo Craxi II al governo, e Tremonti è il suo profeta demente.

    1. leoman3000 ha detto:

      No, l’unico modo per tenere testa ai bilanci è inculcare che le crisi sono solo psicologiche.

      Con le differenze: c’è chi non rinuncia al ristorante il sabato sera e chi mendica per mangiare.

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