Il più amato

EnricoberlinguerAncora una volta, coperto da altre notizie, non viene ricordato un importante anniversario. Tra la visita di Gheddafi, fonte di tante polemiche, la lettera aperta della “Signora“, le inchieste su 4 onorevoli e, soprattutto, il passaggio di Cristiano Ronaldo dal Manchester Utd. al Real Madrid per 93 milioni di € (perché si vive di solo calcio…), nessuna testata ha accennato minimamente che l’11 giugno del 1984 moriva Enrico Berlinguer.

Sostenere che ricordare Berlinguer è un qualcosa di sinistra (in senso dispregiativo) è a dir poco una espressione ignorante. Aveva seguito l’esempio di Di Vittorio, della prerogativa dell’ideale, tanto da rifiutare le avances sovietiche, degne di una dittatura che, un comunismo reale, non inseguiva certamente (per quanto le revisioni possano diversamente lasciar intendere). Infatti, una volta, ai vertici di partito si risaliva tramite il solo fattore della politica, unito alla chiarezza del valore. Convincere la gente a combattere per un certo credo, non per il solito e già visto soddisfacimento egoista. Con il rifiuto dell’egemonia russa e la nascita di un comunismo progressista, limpido forse solo nel Belpaese, Berlinguer portò il PCI al massimo risultato.

Inoltre dialogava. Sicuramente non per “inciuci” o raccomandazioni, ma per conseguire il benessere generale. Con la DC, il partito di maggioranza che costituì quel periodo chiamato “Prima Repubblica”, si stava andando verso quel compromesso storico, che avrebbe raccolto in maniera moderata, compatta e condivisa, ideali di comunanza su lavoro e base popolare. L’eredità, surrogata, ora sarebbe in mano al PD. Quel compromesso fu bruscamente interrotto dal sequestro, con successiva morte, di Aldo Modo.

Il 7 giugno, durante un comizio a Padova, un malore lo interruppe. Lo statista spirò quattro giorni dopo. C’è un aneddoto che ricorda come Almirante, leader carismatico del MSI, si presentò davanti alla bara dell’avversario. Commosso e coperto da un cappuccio. Ma il ricordo più vivo è la scena della salma che attraversa Roma, sotto le note dell’Adagio di Albinoni. Non esistono parole adatte a descrivere un’immensità di gente che idealmente salutava il suo rappresentante. Con l’allora Presidente della Repubblica Pertini che, con fierezza, ricambiava con emozione ai presenti.

Ora ci si chiede: dov’è tutta quella gente? Sarebbe mai presente al funerale di un politico attuale? Ci sarebbero le stesse bandiere e lo stesso spontaneo sacrificio nel viaggiare per chilometri al fine di assistere al passaggio di un feretro? Ci sarebbe la medesima dignità politica (meglio, il rispetto) di allora anche degli eventuali avversari?

Adesso la politica è corrotta: è fatta di insulti, di attacchi generalizzati e particolari, di “alleanze” ipocrite e avanzate personali. È composta da fazioni “trasversali” e, nel contempo, ideali comuni spezzettati in più parti perché “uno” non sopporta l’ “altro”. Forse un giorno questo cambierà.

Se mai arriverà qualcun altro davvero ugualmente osannato…

Importante: nella prossima decina di giorni sarò impegnato tra mare, concerti e… studi vari. In pratica non ci sarò, ma non disdegnerò di gettare su due righe se mi salta qualcosa in zucca e, soprattutto, se ne avrò possibilità.

Leonardo

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