Inversione di marcia

onewaymanechinsQualcuno ricorderà che nel post di ieri veniva fatto accenno ad Augusto Minzolini. Il direttore del Tg1, insediatosi meno di un mese fa, ha dichiarato, per sommi capi, che la sua testata ha curato pochissimo un caso riguardante il nostro Primo Ministro perché “è puro gossip nazionale e non c’è alcunché di sicuro. Oltretutto avvengono cose più importanti“.

Come già sottolineato, se “l’informazione del servizio pubblico” dev’essere il montaggio di piscine, vuol dire che l’italiano medio dovrà essere dedito al bricolage, più che alla politica. In effetti, il risultato disastroso dei votanti al referendum, probabilmente, conferma questa tendenza. Per chi non l’avesse ancora capito (o non ha voluto capire), quella che riguarda il Presidente del Consiglio non è una faccenda privata.

È chiaro, infatti, “che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”. Frasi condivisibili. Scritte nientepopodimenoché da Augusto Minzolini. Si, proprio lo stesso. Le rilasciava sulle colonne de La Repubblica circa 15 anni fa. Quando era chiamato “squalo”. Il rischio di divenire un piranha sdentato, però, è sempre dietro l’angolo.

Con il tempo è naturale cambiare idea. Ed è umano che le opinioni possano variare in un arco così lungo. Interpellato il 7 maggio sullo stesso caso che iniziava a sorgere, ristabiliva la caratteristica che l’ha reso celebre. Quella rinominata “minzolinismo“: consiste nel recuperare qualsiasi informazione possibile, anche marginale e senza riscontri, purché “dichiarata”.

Sono passati i tempi in cui si assaltavano i membri del Transatlantico (i politici in genere). Ora, invece, si giustificano: “è il personaggio, è una situazione privata tra coniugi”, etc.. Si chiede anche perché questa sottospecie di sexy gate all’italiana sia uscita in periodo immediatamente pre-elettorale. Ma come, nel 2006, quando Prodi veniva criticato per il low profile assunto durante la campagna elettorale, si rinfacciava che il politico aveva l’obbligo morale “di aprirsi all’opinione pubblica [che] ha diritto di sapere chi è che guida il Paese, come reagisce in situazioni diverse, come si comporta nelle trasmissioni politiche, ma anche da Biscardi e da Bonolis”. A tre anni di distanza non vale più questa regola?

Il web è il più grande archivio libero del mondo (per ora…). Sono nate altre tendenze. Il “crowdsourcing” è una di esse. Sarebbe l’evoluzione del verba volant, scripta manent.

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