L’innominato

A volte, nominare una persona può essere dannoso. Ne sa qualcosa una ben nota enciclopedia multimediale, che non ha la voce di questo soggetto da un bel po’ di mesi. Sostituita da un poco rassicurante banner.

Nel mondo virtuale non si può usare la fisicità. Per chi svolge un’opera di volontariato, però, i rischi sono molteplici, e non sempre l’attivista ha disponibilità economiche tali per affrontare processi, pagare avvocati ed eventuali trasferte. Infatti, i pugni vengono sostituiti con le minacce di carte bollate, con firme di legali e spese a carico del destinatario. Onde evitare la possibilità di ricevere una relata di notifica a volte, anche se con dispiacere, è più utile abbassare la testa e sottostare. Per motivi logicamente intuibili.

In quel lemma, una volta, erano riportate vicissitudini adolescenziali (in parte documentate) sul personaggio in questione, la sua crescita, la sua fama, i suoi contrasti. Anche alcuni casi particolari, eccepiti, erano presenti, riportati qualche ora prima da chi segue la cronaca per professione. Ciò che ammiratori, così come detrattori, avevano costruito, con la fondamentale moderazione e rielaborazione di chi interviene su temi caldi e recenti alla ricerca della difficile imparzialità, veniva cancellato in pochi istanti, dopo tentati ragionamenti e spiegazioni. Dopo una discussione lunga giorni, che aveva assunto toni a tratti rabbiosi.

A distanza di mesi, pubblicamente, l’oggetto di quella definizione sostiene di essere stato indicato in quella sede, precedentemente, anche come pervertito, drogato. Sarebbero stati in molti a scrutare quelle calunnie, non dimostrate, né dimostrabili. Non si trattava di insultini vari, rimuovibili facilmente, che avrebbero garantito eventualmente una figura di merda solo nei confronti del sito. A prescindere dalla veridicità di quanto da lui affermato, comunque, ha ragione: qualcuno, nascondendosi dietro un nickname o un IP, non ha idea delle micce che accende. Per dirla tutta, in realtà non sarebbe troppo complicato monitorare la provenienza di un intervento nel web. Tralasciando i tecnicismi, le leggi (specie in futuro, secondo alcuni) devono tutelare i cittadini da diffamazioni celate o semplici falsità.

Leggere qualcosa di distorto sul proprio conto non è mai piacevole. All’epoca non si arrivò all’accordo, come quando un calciatore non accetta il contratto proposto dalla squadra acquirente. L’ombra delle querele ha portato all’oscuramento della biografia, con l’alea di ulteriori critiche degli oppositori. Se le cose fossero state lasciate così, invece, potevano essere inserite altre informazioni fasulle, fonti di accuse di egual guisa. Forse la tabula rasa era la situazione migliore per tutti.

Comprese quelle persone, definite “piccole d’animo”, che, mimetizzandosi nell’anonimato, diventano persino subdole. Se non proprio “stronzetti anonimi”, ampiamente schierati e vittime dei populisti. Eppure nel mondo internettiano è prassi immemore utilizzare uno pseudonimo. Molto spesso, come sostiene chi ha rilasciato quei pensieri, si tratta di ragazzetti che agiscono fregandosene delle regole dello Stato. Giustamente, attaccare ragazzini equivarrebbe a sparare sulla Croce Rossa. D’altra parte, non è comunque corretto che uomini grandi, grossi e potenti vengano sviliti da adolescenti incollati al PC di papà, che agiscono per “sentito dire”. Che piaccia o no, è il prezzo della notorietà, “per fortuna o purtroppo”, come cantava Gaber. Bisogna convivervi, una volta ad alti livelli. Con le rinunce doverose.

In fin dei conti, “I nomi sono puri accidenti”. Questo, invece, lo scriveva Manzoni.

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