Punti in comune

3614743356_532ba8037bOre sconvolgenti per quel già longevo partito chiamato PD. Ai quartieri alti arriva per prima la notizia dell’arresto dello stupratore seriale di Roma. Nulla di relativamente politico, se non fosse che il criminale in questione (o presunto tale) è coordinatore del circolo del Partito Democratico del Torrino, una zona della Capitale. Come al solito, degna di nota è la battuta proveniente da “Spinoza.it“: «Sospetto stupratore catturato a Roma: è un militante del PD. Quando è stato fermato non ha fatto opposizione».

Bufera tra membri e, in particolare, candidati alla poltrona di segretario. Marino invoca la questione morale, sottovalutata negli ultimi tempi. Viste in particolare le ultime vicende di “politik-gossip“, probabilmente qualcuno del centro-sinistra avrà pensato che quei problemi fossero una prerogativa degli opposti schieramenti. Evidentemente no, e, se altri fanno notare che c’è qualcosa che non va, piuttosto che chinare la testa e cospargersi il capo di cenere, altri ancora preferiscono lottare contro le persone che seguono i medesimi ideali. Per quanto la dichiarazione del medico-militante sia stata avventata, essa metteva in evidenza la necessità di non ignorare alcun aspetto umano e mediatico dei singoli. Anche ai livelli più bassi della scala gerarchica. Potrebbe essere un ottimo oratore, ma se un noto truffatore cercasse la scalata in una segreteria locale, avrebbe comunque una credibilità?

La risposta alla domanda retorica di cui sopra si può riassumere in un’assonanza equivalente a «Vaffanculo». Democratico, inutile dirlo. Un po’ come quelli di Beppe Grillo. Cosa c’entra ora il comico genovese? Beh, per mezzo del suo blog annuncia una clamorosa candidatura alla segreteria, sottolineando il vuoto che ha lasciato Berlinguer dopo la sua morte e la voglia di contrastare con forza l’attuale maggioranza.

Verosimilmente non può che essere un’altra provocazione del satiro. Basta immaginare come potrebbe mai svolgersi un suo comizio. Inutile fare fantapolitica, ipotizzando sul numero di voti che potrebbe intascare o perdere, oppure i confronti da oratore. Inoltre, “fare politica” in senso stretto non prevederebbe, per prassi, il lasciare senza nemmeno salutare uno studio televisivo. Né far uso smodato di turpiloquio per rispondere al contraddittorio. C’è chi l’ha già fatto, ma non è una giustificazione.

Il suo programma contempla, tra le altre cose, il “Parlamento Pulito“, ossia l’esclusione di onorevoli e senatori che hanno riportato condanne per delitti non colposi e sono stati sottoposti a misure di prevenzione. Nella “lista nera” entrerebbe lo stesso Grillo, condannato nel 1980 per omicidio colposo (incidente stradale) ad un anno e tre mesi di reclusione. Vero che non ha dichiarato una candidatura a Montecitorio, ma un suo ingresso in politica garantirebbe più ombre e detrazioni che luci e complimenti.

La proposta di Grillo è arrivata dopo centinaia di litri di fango buttati addosso al Partito dei vari D’Alema e Fassino. I leader storici, ovviamente, non l’hanno presa bene, puntando pure su questo argomento il loro dissenso. Quello che non hanno mostrato Di Pietro e Travaglio, che lo ergerebbero rispettivamente ad alleato e motivatore, teorizzando (nemmeno troppo velatamente) complotti interni al PD per trombarne l’ingresso. Ostracismi o no, lo statuto del Partito Democratico impedisce a Grillo di candidarsi (art. 9) e sarebbe stata necessaria un’iscrizione precedente alla discesa in campo.

Rapporto “questione morale”/”capacità politica”: quanto potrà essere credibile un Beppe Grillo morigerato ed educato, specie nei confronti del suo pubblico?

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2 Comments Add yours

  1. yak ha detto:

    Parlamento pulito esclude condannati per reati non colposi (dolosi), lui è stato condannato per reato colposo.
    Non c’è correlazione.
    GRILLO GRILLO GRILLO GRILLO :D:D:D:D

    1. leoman3000 ha detto:

      Però è stato condannato ugualmente. Mi insegni che un reato colposo può portare anche a conseguenze minime (pensa alla legittima difesa)

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