Una donna per nemico

La vicenda, ormai sotto gli occhi di tutti, anche di chi preferiva non vedere, che riguarda il Presidente del Consiglio ha preso pieghe degne di un racconto machiavellico. Prima poteva essere una commedia all’italiana, magari giudicata dai critici cinefili come di pessima fattura, alla pari di una “Commediasexi” di D’Alatri, con protagonisti Bonolis, Rubini e la Santarelli. Per sommi capi, in quel film – stroncato dai vari Morandini o Mereghetti – un onorevole, sposato e con figli, strenuo difensore della famiglia, in realtà aveva approcci intimi con una soubrettina. Temendo, paranoicamente, che paparazzi potessero esternare un indifendibile scandalo.

La realtà supera di gran lunga la fantasia: è una frase fatta, ma sicuramente è altrettanto adatta per ciò che quotidianamente si legge sui giornali. Quelli più vicini al politico, come ovvio che sia, mettono in risalto che questa è una storia di puro gossip (perché è nelle prime pagine, allora?), fomentata dalla solita stampa schierata. I capitoli, scritti in quasi tre mesi, sono tantissimi e già sono stati raccolti in instant book, come quelli di Elisa Alloro, valletta che descrive “tutte le donne del Presidente”, o del trio Travaglio – Gomez – Lillo dall’eloquente titolo “Papi”.

Omettendo paragoni con altri Paesi su casi analoghi e le opinioni in proposito degli editorialisti, fattispecie già ampiamente curate nelle sedi più disparate [compreso questo blog], occorre far notare la pubblicazione delle intercettazioni, fornite dalla D’Addario alla magistratura, finite nelle mani dei giornalisti de “l’Espresso“. Le frasi dei discorsi possono procurare quella che, in teatro, è definita “risata verde“.

Basta citare solo uno dei tanti “siparietti”: dopo la scelta caduta sul “lettone di Putin” (“quello con le tende”), utile ad ospitare la escort barese, è (casualmente?) allegorica la canzone che scorre in sottofondo: “Zoccole, zoccole, zoccole”. Il giorno, secondo le cronache, era il 4 novembre 2008. Quella notte, negli USA, Obama vinceva le elezioni. La sera seguente, invece, il Capo del Governo disertava curiosamente il galà di commiato dell’ambasciatore statunitense (però si presenterà, molto più in là, a compleanni di neodiciottenni). Forse la ragione di quel forfait è nascosta anche nei “dolori pazzeschi” causati alla donzella. Che, con quelle deposizioni, comunque si è “autosputtanata” ben bene.

A proposito dello scoop, l’avvocato Ghedini prende parola al fine di difendere il pregevole assistito e amico, minacciando legalmente la stampa “avversa” (che, nel mentre, ha già denunciato il premier per le ipotesi di diffamazione, abuso d’ufficio e market abuse): «La veridicità e la liceità delle asserite registrazioni erano già state contestate. Alla luce della lettura di quelle pubblicate sul sito di “Repubblica”, e l’autorità giudiziaria competente si auspica verifichi come i giornalisti ne siano entrati in possesso, non si può che ritenere trattarsi di materiale senza alcun pregio, del tutto inverosimile e frutto di invenzione». Secondo il legale, in pratica, sono dei falsi. Tuttavia occorre dimostrarlo in breve tempo, altrimenti la frittata sarà rigirata.

Ma è altrettanto strano che, a dispetto delle dichiarazioni di Ghedini, il Primo Ministro abbia sostenuto di “non essere un santo”, ironizzando su belle ragazze e rapporti con l’opposizione, confermando un ipotetico forte beneplacito comunitario («Oggi il governo ha il 56% di consenso, io sono al 68%»: in base a quali sondaggi, di grazia?). Poi prosegue: «Chi mi attacca è perchè non ha altre critiche da fare al governo […], perchè non hanno altri argomenti…». In realtà vi sarebbero argomenti a sufficienza; basta leggere in qualsiasi archivio giornalistico alcune promesse. Un esempio può essere l’offerta di alcune sue proprietà ai terremotati, giurata sulle bare. Ad ogni modo, sono tutte espressioni di una persona fisica e giuridica.

La fermezza politica è andata a puttane. Per sillogismo.

P.s. Otto anni e un giorno fa moriva Indro Montanelli.

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