Caratteri di stampa

caratterimacchinaMolti ricordano, con nostalgia, A’ Livella. La composizione era di Totò, comico e nobile nello stesso tempo. Sostanzialmente, nella poesia ricordava che tutte le persone, a dispetto di quasiasi caratteristica, sono uguali. A maggior ragione una volta morte. Quando nell’allegoria si poneva interrogativi, il Principe della risata esclamava nel suo dialetto: «’Int ‘a stu fatto, i’ nun ce veco chiaro».

Questa premessa serve per sottolineare, ancora una volta, fonti di dubbio che possono sorgere su alcune dichiarazioni. Se n’è parlato fin troppo, ed inutile sarebbe indicare migliaia e migliaia di siti web o documenti cartacei che ricalcano o analizzano le affermazioni di chi, in questo momento, ci governa. Oggi, a Mattinocinque [profezie?], il Presidente del Consiglio rilascia un’esclusiva intervista a Maurizio Belpietro (direttore di Libero), riportata poi dai maggiori organi di informazione. «Una barzelletta di questa minoranza […] soprattutto comunista e cattocomunista, e dei suoi giornali che sono purtroppo il 90% […], come Lei sa bene». La “barzelletta” in questione è l’accusa rivoltagli su una potenziale limitazione della libertà di stampa nel Belpaese, dopo le citazioni a carico de “L’Unità” e “La Repubblica” (ma l’ex direttore di “Panorama” parla, errando, di “querele”). “Calunnie, insulti, diffamazioni, mistificazioni”: ciò proverrebbe da “certa stampa”, ultimamente. Per tutelare la «riservatezza del cittadino», in alcuni casi (mica sempre…), occorre adire per vie legali.

Per ora si analizzino questi periodi. “Minoranza comunista e cattocomunista”. Perché aver rancore in una parte irrisoria di italiani (quelli definiti “comunisti”), che non siede nemmeno tra gli scranni di Montecitorio? Inoltre, il cosiddetto “cattocomunismo”, inizialmente, fu ricercato negli anni ’70 da un tale di nome Aldo Moro. Che venne ucciso dalle Brigate Rosse. Ad ogni modo, è evidente come dei termini identificanti dottrine siano trasformati in qualcosa di dispregiativo. Sempre a proposito di “calunnie, insulti, diffamazioni, mistificazioni”.

I giornali “di sinistra” sarebbero “il 90%”. Si faccia una conta superficiale su alcuni maggiori quotidiani, periodici e telegiornali: “L’Unità”, “Il Manifesto”, “Liberazione”, “L’Espresso” con l’aggiunta (parziale, stando sempre a quanto rilasciato dal Capo del Governo negli ultimi giorni) di “La Repubblica” e “TG3” sarebbero contrapposti (innegabilmente) a “TG4”, “TG5”, “Studio Aperto”, “Il Giornale”, “Libero”, “Il Foglio”, “Panorama”, “Chi”, “TGCom” e così via. I citizen journalists o i blogger non hanno di certo una nomea come testate di cui sopra. Di conseguenza, il dato offerto dal Cavaliere è tutto da dimostrare, senza dimenticare che le nomine dei direttori di vari mass-media (non tutti, ovviamente) spettano a suoi staff (privati in certi casi, pubblici in altri).

“Calunnie, insulti, diffamazioni, mistificazioni”. Anche tramite certe esternazioni le riviste coinvolte rischierebbero un danno d’immagine. Potrebbero quindi citare, se non denunciare, il Presidente del Consiglio? Difficile, con il Lodo Alfano ancora attivo. L’altra circostanza, oltre quella su stampa buona/cattiva, è relativa al ricorso alla magistratura. Appena qualche mese fa i giudici, in genere, erano eversivi. Capaci di far ribaltare un’espressione popolare. A quanto pare, ora non è più così.

Infatti, il Presidente del Consiglio, nell’intervista di stamane, prosegue: «La maggioranza degli italiani vorrebbe essere come me, si riconosce in me e condivide i miei comportamenti. [Un Presidente del Consiglio], gli italiani lo sanno, non ruba e non utilizza la politica per vantaggio personale. Inoltre difendo gli italiani da coloro che vorrebbero trasformare l’Italia in uno Stato di polizia tributaria». Bisognerebbe chiedere ad un padre di famiglia se preferirebbe recarsi al diciottesimo compleanno della propria bambina o di una ragazza, certamente affettuosa e amichevole, ma “semplice” figlia di un amico (che, a margine, trova “divertente” perdere la privacy e affibia soprannomi alla gente simpatica). Per quanto concerne il “vantaggio personale” e lo “Stato di polizia tributaria”, invece, bisogna indicare nuovamente la sentenza Mills, con tutti gli stralci del caso.

«Con questa informazione, povera Italia!».

P.s. Nel frattempo, Report, programma di inchieste di RaiTre, perde la copertura legale.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...