B(u)ongiorno, Mike

Silvio_Berlusconi_e_Mike_Bongiorno_anni_80Senza fronzoli, questa non è la fiera del retorico. Quando qualcuno muore sarebbe cinico metterne in evidenza contraddizioni, frasi famose, gaffes, fedeltà sportive e simpatie politiche. Segni comunque di semplicità, di volontà di mettersi in gioco, di sentirsi non immune alle critiche.

Se è vero, come è vero, che Mike Bongiorno è stato la storia della Televisione italiana, privata e pubblica; che ha vissuto una vita incredibile, tra salvataggi in extremis e sciate sul Cervino, rotture di femori ed escursioni nell’Artico; che ha avuto litigate pazzesche con personalità del jet-set, è anche vero che, improvvisamente, ha chiuso la sua carriera (e la vita, fortemente vissuta fino all’età di 85 anni – Bonolis: «È morto ad una età giusta a cui tutti vorremmo arrivare» -) alla vigilia del rientro sulle reti satellitari. Se fino a poche ore fa sugli schermi compariva come partner di Fiorello nelle pubblicità, ora vedremo il re del quiz solo negli “amarcord”.

Pensate un po’, il 3 maggio raccontava la fine, inspiegabile, del rapporto lavorativo con Mediaset. Che andava oltre il semplice contratto. Tanto da dichiarare in passato, oltre alla reciproca amicizia intima, una candida quanto giustificata stima elettorale per la persona che ebbe fiducia in lui e lo volle per quell’avventura.

Anche chi si scontrò aspramente in diretta televisiva lo ricorda con commozione adesso. E la gente comune tanto ha riso per le gag involontarie che verranno, verosimilmente, trasmesse nei prossimi giorni. Il miglior ritratto del primo presentatore ufficiale della televisione italiana lo fece, nel lontano 1963, un altro “grande” della Storia del nostro Paese, Umberto Eco. Gilioli de “L’Espresso” ne riporta il frammento. Meglio, la “fenomenologia”, ancora incredibilmente attuale.

Idolatrato da milioni di persone, quest’uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l’unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti (Umberto Eco, Diario Minimo).

Introducendo il discorso, il semiologo alessandrino individua nel popolare conduttore il caso più vistoso di riduzione del superman all’everyman. Ecco, questo è un modo per ottenere stima a prescindere da tutto. Allegria!

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Lario3 ha detto:

    Un bellissimo post… complimenti.

    Spero che Vianello non muoia mai… ci rimarrei troppo male.

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

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