Uscita a sinistra

EmilianoLa lotta alle segreterie del PD non coinvolge solo Marino, Franceschini e Bersani. A livello locale la disfida è ancora più sentita e si vede. I candidati, come da prassi, partecipano ad un tour itinerante, accompagnati dai cosiddetti “portaborse” (termine un po’ dispregiativo, che però ben identifica i vari “entourages”) per diffondere i loro programmi. Che, tuttavia, non dovrebbero differire così tanto, visto che è indispensabile trovare un’unità di intenti, latitata negli ultimi tempi. Eppure, sentiti alcuni commenti acidi ed essendo acclarati alcuni contrasti tra i pretendenti alla carica, l’avvicinamento verso questo obiettivo da parte del centro-sinistra procede lentamente.

Anche in Puglia è così. I nomi nella regione governata da Nichi Vendola sono ben quattro: il sindaco di Bari Michele Emiliano, segretario locale uscente, non affiliato ai tre leader nazionali; Guglielmo Minervini, assessore di via Capruzzi alla trasparenza e alla cittadinanza attiva, che corre con Franceschini; Sergio Blasi, consigliere della provincia di Lecce e sindaco di Melpignano, che appoggia la mozione Bersani; Enrico Fusco, schierato per Marino, estroso avvocato barese.

Il primo a parlare nella sede PD di un comune pugliese aderente alla BAT, ieri sera intorno alle 19:30, è stato Minervini. Molto esplicito nel rilevare i problemi evidenti che affliggono il Partito Democratico: dall’autocommiserazione (sia in caso di vittorie che di sconfitte) all’immagine di una mancata diffusione di un’unità partitica e conseguente mancanza di reale ideale condiviso, non esprimendosi però sulla presenza di eventuali tenzoni interne. Insomma, nulla di nuovo sul fronte “sinistro”, parafrasando il titolo di un noto romanzo di Remarque. L’ex sindaco di Molfetta si è presentato anche in sordina nei pressi del locale, senza alcun clamore da parte dei passanti: dopotutto non è l’amministratore principe del capoluogo regionale. E non appare in modo imperioso nei TG o sui quotidiani.

Infatti, completamente diverso è stato l’atteggiamento di Michele Emiliano. Accompagnato anche da un senatore ex Margherita, giunge a bordo di un SUV Audi dinanzi al “partito”. Alle 22:15 circa, dopo aver toccato già Foggia e un altro comune, e prima di partire alla volta di Roma. Con nonchalance entra in un bar affollato da ragazzi, impegnati nel vedere la sfida di cartello Inter-Barcellona. Ha più attenzioni di Ibrahimovic, almeno per qualche secondo: in un paese dove il presidente provinciale del PdL ha ottenuto quasi il 70% dei consensi, un rappresentante dell’opposizione non può certo aspettarsi levate di scudi, comunque. In effetti è così, e dopo la pubblicità del parlamentare, Emiliano denuncia esplicitamente litigi, pretesti e attacchi all’interno del partito, segnalando l’impossibilità di affrontare in tal modo l’attuale maggioranza, pugnalata verbalmente senza mezzi termini. Facendo persino nomi “pesanti” del PD che, a suo dire, dovrebbe essere posti a “bordo campo” e con i quali non avrebbe avuto timori riverenziali, né evitato duri confronti diretti. Non a caso ha scelto l’indipendenza dai tre sfidanti nazionali.

Il motto insegna che “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Le elezioni per scegliere il nuovo governatore regionale sono ad aprile. La questione sanità, citata da entrambi i politici, in Puglia ha lo stesso peso di una tegola caduta dal tetto. Prima fu costretto l’assessore Tedesco alle dimissioni (ora è senatore: ha sostituito De Castro), poi Vendola addirittura ad un parziale “rimpasto”. Nel mezzo la vicenda incentrata su Tarantini, su cui indagò proprio Emiliano quando era PM diversi anni fa, con le varie indagini ormai assunte alle cronache italiane e che hanno causato non pochi smottamenti nei dintorni dei palazzi.

Per lo meno, costoro non sembrano voler abbandonare ancora la nave. Anzi. Molti (loro elettori), d’altra parte, hanno calato già da tempo le scialuppe.

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