Massimo (e minimo) storico


Alle dichiarazioni di ieri del premier (che nel frattempo viene visto da qualcuno come papabile Nobel per la pace, con tanto di inno benaugurale, nonostante il rifinanziamento promesso delle missioni militari all’estero), si sono aggiunte quelle di uno dei suoi rivali storici. L’ex segretario del defunto PDS Massimo D’Alema. Ora principale sponsor di Bersani, quest’ultimo in corsa per sedere al vertice del Partito Democratico.

Intervistato da Enrico Lucci de “Le Iene”, che ne introduce il servizio con un ritratto davvero consono, “Baffetto”, come viene ironicamente chiamato per via della sua caratteristica somatica, si ritrova subito una domanda sull’ “eterno” Presidente del Consiglio. D’Alema risponde serafico che, essendo stato battuto già due volte (con Prodi), non tarderà ad arrivare un’altra sconfitta per il Cavaliere. Ecco la prima previsione. Poco dopo ne segue una seconda, derivata dall’argomento alleanze: «il Grande Centro, in Italia, non ci sarà». Meglio annotarle e vedere se il politico salentino ha azzeccato la sua schedina.

La Iena sfossa gli screzi con il primo traghettatore del PD, Walter Veltroni, e invita, in pieno stile del programma, l’intervistato ad indirizzare al collega un “ti voglio bene”. Non arriva subito: la prima emozione esternata (il voler bene è una sensazione troppo grossa) è semplice “stima”, come recita una vecchia battuta. A parte questa parentesi, l’ex ministro degli Esteri mantiene diplomazia anche su domande più imbarazzanti.

Nuovamente interrogato sul Capo del Governo, D’Alema è agrodolce. Dal riassunto delle diverse risposte emerge che «è una grande personalità. Ma [gli] manca un sincero interesse verso i problemi del nostro Paese e degli altri. Ha [il merito di aver] contribuito a fondare il bipolarismo italiano. [Tuttavia] non ha fatto una riforma importante. [Di lui rimarrà] più ciò che ha costruito come imprenditore che non come politico. [Il suo potere] è duraturo per merito suo».

Su questa ultima affermazione, però, è logico dubitare. Anche alla luce delle successive dichiarazioni: la destra cavalca le paure, secondo la concezione dalemiana, al contrario della sinistra, portatrice di speranza. Evidentemente, neanche di Fede (al TG4?) e Carità. Infatti nega anche una “crisi della sinistra in Italia”, quella che non è riuscita a sanare il conflitto d’interessi per scarsità di tempo. Come se, tra l’altro, il dato del 26,6% appartenesse ad un passato remoto (o semplicemente gli facesse un… baffo). Intanto, in lui resta alta la fiducia nelle “scosse” già pronosticate nello studio della Annunziata qualche mese fa.

Sulle cronache recenti manifesta rispetto per le inchieste e smentisce ogni frequentazione con Tarantini, magari solo “incrociato”, visto che non sarebbe né cocainomane, né si occuperebbe “di quel ramo di azienda” (il giro di escort), tantomeno di sanità. L’unica “conoscenza” che D’Alema avrebbe dell’imprenditore barese è per un’amicizia in comune (grossomodo era ospite a Ponza sulla barca di un conoscente dell’onorevole). Alcuni giornali riportano versioni diverse, che vedono i due comunque negli stessi ambienti. Sole coincidenze?

Emerge inoltre dal “terzo grado” che D’Alema non è un “comunista”, ma un “democratico e anche socialista”. Non è prerogativa di taluni, quindi, rinnegare il passato, con tanto di generalizzazione banale del concetto stretto della dottrina marxista ridotta alla sola utopia. Basti pensare che, mentre una volta capeggiava i giovani del partito, oggi ammette come «il socialismo italiano ha reso questo paese più civile e più giusto». Forse non ricorda che un suo illustre predecessore alla guida dell’Esecutivo, con cui si sarebbe alleato “molto prima di Tangentopoli”, è morto da latitante in Africa.

Se poi la concezione di civiltà e giustizia si riassume nella querela (poi ritirata) verso chi fa satira (che non necessariamente è schierata), lascerebbe interrogativi sfuggenti come il vento sulla prua di una barca a vela. Altra grande passione dell’ateo e fedele D’Alema, rimasto affascinato, come uno dei protagonisti di Baarìa, dalla bellezza della politica.

Già. La politica era bella.

Aggiornamento 1: Non è chiaro se la nuova edizione di “Annozero” sia stata partorita con Travaglio.

Aggiornamento 2: Per conoscere bene la matematica, forse, non serve necessariamente un’enciclopedia. Infatti, questa è sicuramente più utile per imparare la grammatica.

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