Free press

libertà2Alle 15 circa, in pieno centro a Roma, centinaia di persone, tra cui politici, giuristi e giornalisti, scenderanno in Piazza del Popolo per manifestare a favore della libertà di stampa. Secondo alcuni membri della maggioranza parlamentare (ironicamente composta dal “Popolo della Libertà”), si tratterebbe di una “farsa”. In effettivo, c’è “libertà di stampa” nel nostro Paese?

Se non ci fosse stata, come alcuni sostengono, ad “AnnoZero“, per esempio, non si sarebbe discusso, a prescindere, anche sulle sospettate avventure erotiche del Presidente del Consiglio. Oppure non sarebbe stato garantito pure ai “piccoli” blogger di sparlare su qualcuno in termini pesanti, se non talvolta ingiuriosi. Roberto Saviano, scrittore osannato per “Gomorra”, è stato molto chiaro nella sua opinione. Non è da escludere che il problema italiano sia relativo più ad un timore nell’esporre fatti e circostanze, bollabili facilmente da controparte con attacchi personali (“si interviene sulla palla, mai sull’uomo”…) o con strumenti legali (facile immaginare quanto possa costare, moralmente, fisicamente ed economicamente l’affrontare una causa), che ad una mera mancanza di libertà. Non si annoverano ancora, per fortuna, repressioni, sparizioni od omicidi.

Come già analizzato, sebbene vi siano tutele nei confronti degli scrittori (costituzionali e giurisprudenziali), è anche vero che i personaggi pubblici necessitano di uno scudo a difesa del loro tornaconto. Anche le semplici critiche, spesso, non fanno piacere. Ecco, sul dibattito scaturito giovedì sera a “Porta a Porta” per l’argomento trattato in questa sede, è accaduto un episodio particolarmente lungimirante tra un matematico e un Ministro. Direttori di giornale, invece, cambiano opinione in ossequio alla tesi che solo gli stupidi restano immobili sulle proprie convinzioni.

L’informazione pluralista e imparziale dev’essere, secondo altri, “controllata“. Non basata, tra le altre cose, sull’infamia. Questo attributo proviene dalla stessa persona che avrebbe dato ordine di sparare (in specifiche circostanze, ma l’ammissione di tale comando fu ritrattata poi) al G8 di Genova e che definì Marco Biagi, economista assassinato da nostalgici delle BR, “un rompicoglioni“. Era all’epoca Ministro, oggi lo è ancora. Ieri dell’Interno, ora dello Sviluppo Economico. Altra dimostrazione di come, negli anni, possano maturare nuove idee.

Non è il caso di perdersi in sottigliezze. “Forse non tutti sanno che” non tutte le voci di Wikipedia sono consultabili. Può darsi che qualcuno, per curiosità, voglia sfogliare la carriera di un redattore o la scalata di un politico e imprenditore dalla più nota enciclopedia on-line. Però si rende conto che non può, per motivi citati in testa alla pagina di riferimento del personaggio. Nuova conferma che l’opera (gratuita, in questo caso) altrui non sempre è apprezzata, come logico che sia. Se ne deduce che anche questa è libertà: di difendersi da un’informazione (evidentemente) falsata.

Soffermando infine l’attenzione su recentismi, bisogna accontentarsi di leggere, in cima ad un articolo pubblicato su un neonato quanto pubblicizzato e costoso quotidiano, parole come “Abbruzzo”. Proprio con due “b”. In barba ai “consigli” dati al tempo da uno dei suoi editorialisti principali. Oppure vedere in TV montaggi sensazionalistici ed esclusivi sullo tsunami nelle Samoa. Che, in realtà, non riprendono né sismi, né onde anomale. Ma un nubifragio che, nel 2007, si abbatté come una furia su un concerto in quel di Mestre. O, ancora, sapere se “ha avuto paura” una donna che ha appena visto la casa invasa dal fango in Sicilia.

L’osservatore, per il suo essere passivo, ha bisogno di rispetto. Perché “la libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione”. Così cantava Gaber nel 1972.

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