Yes, he can. Again.

time obama coverBarack Obama è stato insignito del Premio Nobel per la Pace. La notizia ha fatto immediatamente il giro del Mondo, provocando sorpresa e clamore. Tanto che dalla Casa Bianca hanno esclamato, via mail, “WOW!”. Quando si ricevono tali notizie, è difficile trovare le parole.

Prima di Obama, in realtà, altri due Presidenti degli USA sono stati onorati della medaglia in tale ambito. Theodore Roosevelt, nel 1906, fu mediatore nella crisi tra Giappone e Russia; Woodrow Wilson invece fu uno dei fautori della Società delle Nazioni, l’antesignana dell’ONU, che vide la luce nel 1919. La stessa onorificenza è anche andata, tra gli statunitensi, a Martin Luther King, Henry Kissinger, Jimmy Carter (già a capo degli States dal ’77 all’81) e Al Gore. Grandi nomi, senz’altro, che si sono impegnati per un nobile obiettivo – molto generico, in realtà -.

King si sacrificò per i diritti civili e la lotta al razzismo (1964), Kissinger tentò di metter fine alla Guerra in Vietnam nel 1973, mentre a Carter furono riconosciuti nel 2002 meriti sociali e a Gore, nel 2007, ambientalisti. Rispetto a Nobel per letteratura, fisica, chimica e medicina, che individuano meriti più “concreti”, quelli per la Pace hanno una prospettiva decisamente più soggettiva da parte degli accademici norvegesi. Lo stesso Kissinger, per esempio, non riuscì a mettere fine al conflitto (tant’è che il diplomatico asiatico Le Duc Tho, contrariamente al collega, rifiutò il premio quello stesso anno). E oggi Obama ha guadagnato tale onore “per i suoi straordinari sforzi al fine di rafforzare la diplomazia internazionale e cooperazione tra i popoli”. Evidentemente, sono valsi in positivo anche i discorsi sul disarmo nucleare risalenti a qualche giorno fa.

Ma, come segnala .mau., il testamento di Nobel (che ha permesso la creazione del relativo evento) riporta che il beneficiario dev’essere “la persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace.” Bene. Però, sebbene insieme al suo staff abbia cercato il più possibile di mantenere buoni rapporti con i vari Stati, per il momento, d’altro canto, non promette ritiri di truppe dall’Afghanistan (a proposito di “riduzione degli eserciti”) e, per “non danneggiare i rapporti con Pechino”, non ha incontrato subito il Dalai Lama, altro Nobel per la stessa categoria del 1989, in visita a Washington (in barba a “formazione e incremento di congressi per la pace”).

Forse, vedendo la campagna elettorale, le promesse, gli impegni e le presenze sui mass-media del Presidente americano, ancora fiduciato dal suo popolo, in futuro risultati tangibili potrebbero auspicarsi. Dalla sua elezione è passato quasi un anno, tutto in crescendo. Iniziato con l’insediamento, proseguito con la nomina a Persona dell’anno da parte del TIME, senza escludere incontri internazionali, nonché G8 e G20 vari, e culminato con una delle onorificenze più prestigiose al Mondo.

Un altro leader, per onor di cronaca, era stato proposto per il Nobel da un apposito comitato. Non ce l’ha fatta. Una nuova “bocciatura” per colui che, a suo dire, è “il miglior premier di sempre”. Probabilmente la “persecuzione della magistratura” non basta. Magari l’anno prossimo…

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