Fedeli ricostruzioni

La statua di Alberto da Giussano a Legnano (da Wikipedia)
La statua di Alberto da Giussano a Legnano (da Wikipedia)
Mentre si festeggiava l’Italia calcistica che, pareggiando in Irlanda, ha guadagnato l’accesso al mondiale sudafricano, in un cinema del varesotto è andata in onda una delle anteprime di “Barbarossa“, film di Renzo Martinelli, che narra le vicende della Battaglia di Legnano. Il 29 maggio 1176 alcuni Comuni lombardi, confederati in maniera rappresentativa nel “Carroccio”, si opposero all’esercito comandato dall’Imperatore svevo, rendendosi protagonisti di una strenua difesa della Lombardia e non solo.

A capo della fazione principale dell’esercito che affrontò i germanici, la “Compagnia della Morte”, vi era il leggendario Alberto da Giussano (nel senso che non è accertato se sia davvero esistito). Per alcuni, questo nome non sarà nuovo. Se si ha presente il simbolo della Lega Nord, è quel condottiero blu che fa bella mostra di sé, in compagnia del sole delle Alpi, e che riprende le caratteristiche stilizzate della statua presente nella stessa Legnano. In fin dei conti, è lui il vero protagonista del kolossal diretto dal regista di “Vajont”. A prestargli le fattezze è Raz Degan, attore israeliano.

Il cast e il cachet di 22 milioni di Euro garantiscono ottime premesse, almeno per un discreto successo. Barbarossa è interpretato da Rutger Hauer, co-protagonista di “Blade Runner” insieme a Harrison Ford, e la proiezione è prodotta e distribuita dalla Rai. Tra le comparse figura persino il Ministro Umberto Bossi, vero e proprio sponsor del film. Non era difficile intuire, infatti, il beneplacito del Senatùr e del suo partito sulla realizzazione della finzione cinematografica. Soprattutto per i riferimenti storici, sempre usati come simbologia della Lega. La fiction, essendo impossibili le riprese in un luogo ormai industrializzato come la piana lombarda, è stata girata in Romania.

Prendendo per buono il reportage di Cazzullo del “Corriere della Sera”, in quasi due ore e mezza di film, gli spettatori presenti in quel cinema ricercavano con ardore sia il cameo di Bossi, sia sensazionalistici paragoni tra quest’ultimo e i paladini che inneggiavano a “libertà” o “conquista” a seconda delle scene. Dal racconto del giornalista, pare che i paganti inneggiassero agli slogan emessi dagli attori, con tanto di sventolio di fazzoletti verdi, altro colore rappresentante della Padania. In tutta questa esaltazione (tale è) verso il simbolismo nordista, vi sarebbero anche delle “incongruenze”.

I ciak, come detto, sono stati registrati all’estero, con attori stranieri (anche Cécile Cassel e Kasia Smutinak non sono certo italiane… o settentrionali) doppiati non con accenti del nord (forse serviva qualcosa in stile “Passione di Cristo” alla Gibson per rendere il pacchetto più credibile). Teoricamente sarebbe errata anche la verticalizzazione sul predominio della “razza” lombarda, in quanto quella regione era solo uno dei primi ostacoli verso la discesa lungo l’intero Stivale (allora diviso in varie repubbliche, principati e così via) da parte dell’esercito teutonico. Per quanto riguarda anche le “incertezze storiche”, è doveroso puntualizzare che a capo della Lega Lombarda vi era Papa Alessandro III, non certamente di sangue padano, dato che nacque a Siena. La cui figura, comunque, non compare sulla pellicola adesso immessa nelle sale.

La battaglia di Legnano, quindi, non è propriamente una “esclusiva” della Lombardia. Per lo meno, sfogliando vari giornali, è questa l’impressione che ne emerge. Non vi sarebbe stata necessità di citarla nell’inno di Mameli, altrimenti. Persino Carducci dedicò una sua ode a quelle cronache. Verdi, addirittura, compose un’opera omonima. Più che il “Va, Pensiero” (dal “Nabucco” dello stesso Verdi), i vertici in camicia verde potevano scegliere come “canto nazionale” (sic) un’aria tratta dal libretto narrante le vicende di Barbarossa e Alberto. Per una miglior “contingenza”. Forse.

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2 Comments Add yours

  1. Tooby ha detto:

    Ma soprattutto quest’enfasi sulla libertà… la Lega Lombarda non voleva far altro che difendere alcuni privilegi. Come sempre una questione di quattrini.

    Non è cambiato granché, se si pensa ai presunti eredi verdi…

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