Ai confini della conoscenza

greatwallIeri sera chi vi scrive si lamentava del non aver trovato un programma interessante (il gusto è pienamente soggettivo, comunque) da vedere in televisione. Possibile che in una vasta scelta tra satellite, digitale terrestre e via cavo non c’era qualcosa capace di soddisfare un preciso gusto alle 10 di sera? È innegabile che il redattore di questo blog è fondamentalmente uno che della televisione sta imparando a farne a meno. Considerando che “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, mandato in onda su una rete locale, è un film ormai arcinoto e “L’Infedele” su La7 tratta argomenti di cui si discute già quotidianamente e animatamente, è logica la necessità di voler distrarsi un attimo, evitando anche le tensioni di partite di calcio.

Il parere del sottoscritto viene condiviso da molti su Facebook, quando viene pubblicato come frase stizzita sul profilo. Nel thread che ne segue, una ragazza, ironicamente, rinvia alla visione di Voyager. Giustappunto, Voyager. Secondo la definizione di Wikipedia è un programma televisivo italiano di divulgazione che va in onda settimanalmente su Rai Due dal 2003 e analizza soprattutto temi legati a presunti misteri insoluti, alla cosiddetta archeologia misteriosa e alla pseudoscienza. In pratica, in questo “divulgatore scientifico” metterebbero sotto le lenti di un microscopio persino un banalissimo stuzzicadenti. In redazione, sui rimasugli di tartaro, potrebbero ricavarne una puntata intera. Magari ha una provenienza mitologica e/o leggendaria…

Ovviamente lo standard del contenitore, basato sulle teorie complottiste, sugli enigmi irrisolti, sull’ufologia e tutte quelle fattispecie che stimolano comunque curiosità e fantasie, è facile fonte di parodie e feroci commenti. In effetti, molto spesso mancano riscontri attendibili sulle ricostruzioni svolte. Altrettanto costantemente sugli schermi vengono dipinti scenari apocalittici per il futuro della Terra, tra fini del mondo, navigatori del tempo (!) e reincarnazioni di mostri antropomorfi. C’è chi, nel web e non solo, ha creato “episodi tipo” della serie e chi li ha tradotti in disegni ironici.

Qualcuno, quindi, potrebbe assistere (ironicamente, ma non troppo) a questo genere di approfondimento: “La verità nella leggenda, il fantastico nella storia. Le Alpi sarebbero astronavi aliene mimetizzate? Gli alieni, scesi nelle viscere della Terra, da migliaia di anni stanno organizzando la fine del mondo. Avverrà nel 2012, come hanno pronosticato i Maya? Secondo l’esperto, curatore di una rivista sull’Ufologia che ci ospita in quel di Monteleone di Sotto, l’energia per sottomettere la razza umana è presa dalle radici delle graminacee. Un particolare tipo di grano presente solo nei campi del Nebraska. Sarà questa la logica spiegazione dei cerchi nei campi? In quelle zone sono state avvistate strane creature. Si tratta del Chupacabra o del Big Foot? Anche loro appartenevano ad un’altra civiltà arcana? Coincidenze? Pensiamo di no”. Senza dimenticare eventuali allusioni a Loch Ness, Stonehenge, Rennes-le-Château o al Santo Graal e alla lampada di Aladino.

Roberto Giacobbo è il presentatore dei vari mosaici che combinano “storie e leggende”. In passato autore di creazioni basate sulle stesse materie (come “Misteri” o “La Macchina del Tempo”), ora riveste la carica di vicedirettore di rete. Il programma che conduce, invece, può vantarsi da quest’anno di godere del patrocinio del Ministero dei Beni Culturali (retto da Sandro Bondi). Bisogna considerare alcuni fattori, però. Il target è rivolto mediamente ad un pubblico abbastanza giovane. Facile pensare ad una buona fetta di nuova generazione impaurita dallo scoppio di guerre o spettegolante, con alquanta superficialità (non si può garantire un approfondimento specifico in poco più di 2 ore, incollando tra di loro svariati, vasti e disparati argomenti), dei massimi sistemi. Esagerazioni vere e proprie, che così rischiano di sfociare in naturali inflazioni (chissà: un bambino potrebbe poi vedere fantasmi ovunque…).

Addirittura firme del giornalismo italiane si vedono costrette ad affrontare, imbarazzate, uno dei temi ricorrenti di Voyager con persone adulte e a contatto con il pubblico. Le quali puntano il dito contro banche, imprese ed amministratori. Come al solito, del resto.

Ulteriore conferma di come la televisione sia una particolare fonte di “informazione”. A volte.

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