L’abito (non) fa il giudice


Tanto casino ha creato il servizio esclusivo di Mattinocinque sul giudice Raimondo Mesiano. Il magistrato, qualche settimana fa, ha condannato in primo grado Fininvest, holding finanziaria degli eredi Berlusconi, a risarcire la CIR (finanziaria della famiglia De Benedetti) con ben 750 milioni di Euro, per le vicende scaturite dall’acquisto del Gruppo Mondadori (che meriterebbero un discorso a parte, alla luce degli avvenimenti pratico-politico-giuridici accaduti nel corso degli ultimi 20 anni e che hanno portato alla condanna penale, tra i vari, di un giudice accusato di corruzione).

Giovedì, infatti, nella mattina della rete ammiraglia Mediaset, ramo “televisivo” del gruppo Fininvest, il conduttore del rotocalco, Claudio Brachino, attuale direttore di Videonews e già vicedirettore di Studio Aperto, introduce il pezzo che vede protagonista il togato. Mesiano viene seguito per strada mentre fuma una sigaretta, poi è inquadrato mentre cammina avanti ed indietro sul posto in attesa del barbiere: una “stravaganza”, secondo l’inviata. Sarebbe naturale chiedersi cosa ci sia di particolare nel vedere un tizio (giudice, medico, bidello o contadino che sia) accendere un’altra sigaretta o aspettare che il semaforo diventi verde. Il fulcro si raggiunge nel momento in cui l’occhio lungo della telecamera si sofferma sul “calzino turchese” (pare che l’intimo, ultimamente, attragga più del solito). Strano: un noto direttore di settimanali gossippari non esiterebbe mai a sfoggiare medesimi capi, di color ciclamino shocking, che fanno pendant con il pullover e abbinamento con la cravatta viola. De gustibus: ma in quest’ultimo caso nessuno eccepisce alcunché. Eppure è famoso!

Cosa si voleva dimostrare, quindi, con quel filmato di due minuti? A pensar male, il reportage sarebbe in chiaro conflitto d’interessi, vista la posizione delle aziende nella causa analizzata da Mesiano. Dopotutto, quest’ultimo è un uomo di legge e non sembra aver commesso né reati, né minime infrazioni. Indossare mocassini bianchi e calze celesti può essere certamente interpretabile, per alcuni, come un attentato al buon costume (nel senso di capi di vestiario). Nemmeno il muoversi davanti alla porta del locale pregiudica l’altrui incolumità. L’atto del fumare, invece, danneggia sé ed altri, ma non è affatto “severamente vietato” nei luoghi pubblici. Gli stessi dove ognuno di noi passa la propria quotidianità.

Un’altra osservazione può sorgere. Se molti VIP inseguono minacciosamente paparazzi e analoghi, oppure talvolta mostrano disagio nell’essere esposti ai flash o alle registrazioni mentre sfogliano un libro o cercano parcheggio, a maggior ragione una persona meno nota alle cronache “hot”, che solo in seguito all’emissione di un verdetto avrebbe assunto una media “fama”, ha la curiosità, se non il diritto, di capire il perché del “pedinamento” a suo carico. Adesso si immagini una telecamera filmare la vita di uno dei procuratori che si è occupato del caso Cogne o, per assurdo, del processo di Norimberga, per riprendere un esempio più “storico” . Situazioni non così piacevoli per chi le subisce. Non per altro hanno preso parola associazioni giornalistiche, forensi e – verosimilmente – garanti della privacy.

L’identica tutela della sfera privata già invocata tempo addietro da ben noti personaggi. I quali si ritrovano nell’imbarazzante situazione di contemporanei “lupi e agnelli”. Probabilmente video e foto devono essere usati unicamente su determinati soggetti. Altri, fiduciati dai più, devono al contrario essere lasciati alle loro competenze. “Liberi”.

Aggiornamento Il film “Barbarossa“, contrariamente alle più rosee previsioni, non ha ottenuto subito i risultati sperati.

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