De Generatione

-.-Dopo la pubblicazione, anche su cartaceo (in forma “riveduta e corretta”), del post Nemo propheta in patria, lo scrivente ha ricevuto da più parti commenti che andavano a riprendere e ribadire l’idea di fondo lanciata nell’articolo stesso. Come è emerso dai confronti, per diverse persone è stato spiacevole vedere su un palco dei ragazzi, che appartenevano alla comunità per la quale e nella quale si esibivano, presi a male parole perché il concerto era organizzato, in realtà, per esaltare l’ego di una meglio conosciuta “star” musicale. La medesima che, alla faccia del suo vasto repertorio, ha soddisfatto i presenti all’evento solo in tarda serata e per un irrisorio numero di minuti (se comparato il suo ad altri live).

Ma da cosa è dipeso questo atteggiamento ostile da parte – soprattutto – del pubblico adolescente, coadiuvato (sic) da qualche adulto? Oltre all’ovvia emozione del momento, scaturita dalla voglia sfrenata di vedere il proprio idolo camminare con un microfono in mano su una piattaforma temporanea, ben illuminata da luci cangianti in una calda serata di inizio settembre [un po’ di enfasi è lecita…], la causa di questo comportamento è da ricercare anche in ambito più lontano. Non servono psicologi, psichiatri o filosofi per individuare una generale mancanza di educazione. Lontani da moralismi o sentenze, è innegabile che, nel 2009, i bambini, tanto per iniziare, vengono seguiti in modo meno approfondito dai tutori (la più difficile tra le occupazioni, comunque).

Spesso e volentieri, diversi genitori, per placare i capricci dei figli, non esitavano già in tempi non sospetti a comprare “il giocattolino” o “l’ovetto kinder”. Oggi questi si trasformano più frequentemente nell’ “ultima novità in anteprima del videogioco della Playstation”. Come ironizza Nonciclopedia, il costo economico di queste richieste è proporzionale al valore delle richieste già esaudite, e comunque sempre maggiore. Di conseguenza, non è insolito vedere alunni delle elementari uscire dalle classi con in mano un modello esclusivo di cellulare o un costoso iPod. Anche le femminucce, sotto i grembiulini, non disdegnano la moda. Se la generazione degli anni ’80 ha indossato felpone e tute antiestetiche fino all’ultimo anno di frequenza delle superiori, adesso non è difficile squadrare adolescenti già in minigonna, mentre esaltano lo zaino delle Winx (nonostante crisi economiche rinfacciate).

Anche la pubblicità fa la sua (buona) parte. Se non esistesse certa televisione, causa principale di questi “influssi”, molti infanti non si farebbero circuire da scarpette sfavillanti e astucci sbrilluccicosi. Inoltre, se una volta chi si occupava della salvaguardia dei ragazzini spendeva tempo per spiegazioni e ragguagli (per quanto elementari fossero), ora non ha davvero minuti da perdere. E la baby sitter ideale diventa la TV, specie nel primo pomeriggio. Ma mentre alle 16 negli anni ’80 e ’90 andavano in onda “Tandem”, “Big!” e “Solletico”, attualmente vengono trasmessi approfondimenti di gossip, situazioni personali di disagio esposte con naturalezza al pubblico, telefilm che vedono come protagoniste scolarette alla moda, gente tatuata con plateale autostima e liti eufemisticamente isteriche tra professori e alunni tra i muri di una pseudo-accademia. Ecco, questi sono solo alcuni esempi “standard” su cui vengono plagiate le menti delle generazioni a venire.

Non deve stupire (o stupiare? – cit. -), quindi, che un sequestratore possa partecipare all’ “Isola dei Famosi” o che un intero paese difenda minorenni stupratori*, facendo spropositato uso di luoghi comuni. Come al solito, tanto, “chissenefrega”…

*Nonostante tutti i dubbi e le circostanze del caso, per la legge si è trattato di uno stupro (come è successo altre volte)

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