Tempesta ormonale

sperm-skyNegli ultimi mesi un virus parallelo a quello che trasmette l’influenza A ha contagiato buona parte della Penisola. Ancora meglio, parte politica della Penisola. Nel Lazio si registrano i picchi massimi. Più seriamente, se prima la sponda sinistra (sia quella relativa alla cosa pubblica che quella giornalistica e umoristica) si era scatenata contro le vicende – poco edificanti – riguardanti il Presidente del Consiglio, ora ha nuove gatte da pelare nei suoi meandri.

Dopo i casi riguardanti Sircana e Frisullo, piomba come un fulmine uno scandalo, dai risvolti ancora non del tutto chiari, sul Governatore della regione Lazio, Piero Marrazzo. È sufficiente ricordare che questi era un volto noto della TV: scopriva e smascherava magagne di vario genere in “Mi Manda Raitre”. Nessuna polemica eclatante è fuoriuscita nella sua gestione amministrativa. D’altronde, il ruolo da “cacciatore” che si era costruito poteva dare qualche garanzia ai più. Almeno sino a qualche giorno fa.

Marrazzo sarebbe stato prima ricattato da quattro carabinieri. Che, in cambio di una cospicua somma, non avrebbero diffuso un video che lo ritraeva in atteggiamenti “scabrosi” in compagnia pure di un transessuale (da quanto rilasciato sui giornali, in questi ritrovi girava anche cocaina). Secondo il racconto dei rei, l’ex giornalista avrebbe pagato parzialmente la cifra richiesta dalle “quattro mele marce”, così definite all’inizio. Circostanza, quest’ultima, smentita in un primo momento dallo stesso Presidente, che aveva gridato alla bufala e al complotto. Sua moglie, mezzobusto del TG3, apprendeva imbarazzata le compromettenti notizie in diretta televisiva. Nonostante l’inchiesta sia ancora alle prime fasi, Marrazzo si è autosospeso dalle funzioni, confessando poi “debolezze della propria vita privata”. L’eco mediatica è stata rapida: attestati di solidarietà sono trasformati in richieste di dimissioni e di chiarimenti.

Tutto questo accade alla vigilia delle primarie del PD. Un altro brutto colpo per il principale partito di opposizione. Ancora una volta per problematiche personali dei propri rappresentanti. Proprio in virtù di ciò, si potrebbe eccepire che saranno cazzi suoi i gusti particolari o l’eventuale tradimento familiare. Questione di trasparenza, invece, è l’accertare ciò che è successo realmente, in apparenza sottaciuto dal vecchio conduttore della terza rete. Si ritorna, sfortunatamente, a discorrere di morale e politica. Incredibile vedere il precedente paladino dei consumatori implicato in un affare che in pochi avrebbero davvero immaginato. Così spaventato dallo scheletro nell’armadio da dichiarare che, per la paura di essere arrestato, avrebbe preferito staccare quegli assegni.

Forse uno sprazzo di dignità è arrivato da quella autosospensione strategica (ad aprile si votano le regionali; sarebbe poco utile effettuare un’elezione anticipata), ma, se si dimostrassero autentici i resoconti dei giornali, quell’ultima mossa è, più realisticamente, la premessa ad una lunga querelle tra aule di tribunale, gossip e reportage vari. Ennesima fusione, contestabile come no, della persona pubblica con quella privata. Qualcuno allora si chiede perché si farebbero “due pesi e due misure” a seconda dei soggetti coinvolti. C’è chi resta al proprio posto, tranquillizzato dai beneplaciti della nazione, e chi è costretto ad abbandonare, dopo una breve resistenza alle pressioni. C’è chi agisce con spavalderia e chi con timore. C’è chi ride di potenziali figure di merda realizzate e chi ne perde la faccia. C’è chi ostenta sicurezze e chi crede di poter fare altrettanto.

Però, come sempre, nessuno prevede mai le conseguenze.

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