Facili comunicazioni

Please…


Detto, fatto. Francesco Rutelli lascia il PD, dopo l’elezione di Bersani, cercando dimora nel partito di Casini. Verrà ricordato soprattutto per essere stato due volte sindaco di Roma (battuto poi da Alemanno al terzo tentativo), il rivale dell’attuale Presidente del Consiglio nel 2001 e il Ministro dei Beni Culturali dal 2006 al 2008.

In quel periodo tentò, tra le altre cose, di rilanciare il sito “Italia.it”, costato pochi spiccioli: 45 milioni di Euro. Andati a puttane (in senso lato, stavolta), visto che le tracce originarie della salata creazione rimangono unicamente negli archivi delle testate on-line. Sicuramente le presentazioni di rito furono più utili alla satira che agli utenti. Per la cronaca, “Italia.it” è stato resuscitato con il nome più internazionale “Magic Italy” dal Ministero del Turismo. I riscontri, però, non sono tuttora così soddisfacenti.

I am my wife


Tornando al punto di partenza, ossia il rapporto tra politica attiva e ideale, chi qualche mese fa entrò nell’opposto schieramento, insediandosi poi all’Europarlamento e dopo aver, di fatto, causato la caduta di un Governo da Ministro della Giustizia inquisito, oggi si deve difendere ancora dalle accuse che piovono sulla famiglia. Nello specifico, la consorte di Clemente Mastella, Sandra Lonardo, Presidente del Consiglio campano, da pochi giorni è stata letteralmente “esiliata” dalla sua regione e da altre province italiane in seguito ad una inchiesta su un giro di raccomandazioni.

Il marito ribadirà in conferenza stampa di non aver mai intascato denaro e di avere le “mani pulite”, difendendo con le stesse argomentazioni il suo “clan”, composto da “persone per bene”. Nel riferire davanti alle telecamere, il politico appare abbastanza accaldato, per quanto fermo nella esposizione. Più allegoricamente la performance riporta alla mente il repubblicano Richard Nixon contrapposto a John Fitzgerald Kennedy nelle elezioni presidenziali statunitensi del 1960. Quest’ultimo vincerà la tornata; il primo, invece, vedrà la Casa Bianca solo nel 1969. Durante il suo secondo mandato, però, verrà travolto dallo scandalo Watergate.

Message of freedom and democracy


È risaputo che negli USA esiste l’impeachment. In Italia, al contrario, esistevano leggi atte ad “immunizzare” le più alte cariche dello Stato. In proposito, mentre in un talk-show politico ieri sera si discuteva (o urlava, dipende dai punti di vista) pure di giustizia, giungeva in diretta la telefonata del Capo del Governo, convalescente per la scarlattina. Subito contagiata, seppur virtualmente: la temperatura nello studio era, infatti, vertiginosamente aumentata.

Venti minuti circa a ruota libera, quasi a fine trasmissione. Utili a precisare varie questioni, caso Marrazzo compreso. Informato dalla figlia (presidente della Mondadori) dell’esistenza del filmato compromettente, il premier ha preferito avvisare, dandogli delle “dritte”, l’ormai ex presidente regionale laziale. Per il direttivo sarebbe stato più consono non pubblicare notizie pregiudizievoli («perché Mondadori […] non è “La Repubblica” o “L’Espresso”»). Era poi il turno di «(in)giustizia, i PM comunisti e i giudici comunisti di Milano», nonché «le trasmissioni di sinistra»: vere anomalie italiane. Non lo è, quindi, di certo un imprenditore, visto da 109 magistrati (a detta del Cavaliere) come un criminale, in quanto impegnato (assieme alle sue imprese) in numerosissimi processi penali (come imputato, talvolta “stralciato”) e civili. Se avesse saputo prima di essere “sinistra”, la Corte d’Appello di Milano, probabilmente, non avrebbe sospeso gli effetti della sentenza sul Lodo Mondadori appena poche ore prima.

A posteriori, a parte il dito puntato dal Presidente del Consiglio, che qualche detrattore potrebbe giudicare al limite dell’ossessivo, verso il lato sinistro del Parlamento – allo stato attuale in fase di ricostruzione e scosso proprio dagli episodi su Rutelli e Marrazzo -, lascia davvero stupiti l’attacco nei confronti del potere magistratuale. Il quale, come sottolineato pure dalla Bindi in TV quando invocava il rispetto della Costituzione, è uno dei cardini della Carta. Oltremodo sarebbe tutta da dimostrare la tendenza generale del voto dei giuristi. Incomprensibile ai più è, infine, capire se a parlare sia il Presidente dell’Esecutivo o un privato cittadino che compie attività imprenditoriale ad alti livelli. Altra costante della aggirabile disciplina sul “conflitto di interessi” presente nel nostro Paese.

Lascerebbe spazio ad ulteriori dubbi l’avvertimento inviato al dimissionario Governatore del Lazio: perché viene informato il padre del Presidente di un’azienda su una fattispecie relativa ad un giornale (che in passato non esitò ad intervistare il trans con cui Lapo Elkann passò una “memorabile” notte), dunque, di proprietà della figlia? Perché e in quale ruolo quest’ultimo tenta di avvisare su possibili rischi un acerrimo rivale politico? Non sarebbe stato meglio interpellare subito l’autorità giudiziaria, piuttosto?

Ma tutte le chiacchiere stanno a zero: i sondaggi, come garantito sempre dal Primo Ministro, indicano il suo gradimento «al 68%», mentre «il PD, ritornato ad essere PCI» (sic), sarebbe appoggiato dal 25%. Di cosa o di chi non si sa.

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