Discepoli di Socrate


La reality mania dilaga. Il Grande Fratello è in corso da una settimana e diverse testate dedicano colonne intere, addirittura inserti e servizi di diversi minuti, sull’argomento. In piena antitesi con le notizie principali, non sempre così positive, che raccontano di influenze, scandali e morti sospette. Da ieri notte, come ulteriore contrappasso (doveroso), è iniziata la satira del “Mai dire…”, proposta dalla Gialappa’s Band, che segue la decima edizione della popolare trasmissione di Canale 5. Ora è ridotta come appendice della stessa.

Oltre ai vari commenti sui comportamenti relativi ai personaggi che popolano la “casa più osservata d’Italia”, ai telespettatori vengono offerti in esclusiva i filmati dei provini degli esclusi dalla medesima. Quelli che, con ironia, vengono definiti “talenti incompresi”. I quali, secondo i postulati del commercio (o del commercialismo), riescono a diventare, talvolta, “fenomeni involontari”. Alla pari di chi riesce ad entrare nella dimora con emeriti sconosciuti, non è difficile vedere per qualche tempo sugli schermi un ex provinato (ovviamente retribuito) esibirsi in maniera “naturale” di fronte ad un pubblico che, altrettanto spesso, si sganascia dalle risate. Logica: “non me ne fotte un cazzo che mi prendono per il culo: faccio il coglione, intasco i soldi e vivo di rendita”. Chi è, quindi, il “vero” fesso?

Il parere, però, tralasciando il punto di vista meramente economico, è più decisamente oggettivo. Di certo è più dignitoso lavorare a lungo e garantire una vita in senso stretto alla propria famiglia. Darà soddisfazioni guadagnare qualcosa a costo di essere additato ovunque (Facebook e Youtube compresi) come uno “scemo nazionale”, vittima di sberleffi e insulti, per poi essere un domani messo, con buone probabilità, “alla porta”? Per la smania di “farsi vedere”, anche per soli 15 minuti (come profetizzò a suo tempo Andy Warhol), molti non esitano ad appiccicarsi sul petto un cartellino numerato ed entrare in appositi stand. I test psicologici degli autori dei format si basano, tra le altre cose, su quesiti di cultura generale, semplicissimi per i più, ma – evidentemente – impossibili per alcuni.

Di primo acchito, ascoltare con convinzione da dei tali che Londra si scrive con l’apostrofo tra la “L” e la “O”, o che Maldini, Bud Spencer e Terence Hill sono nell’eletta schiera dei “personaggi storici”, oppure che il Presidente della Repubblica è Piersilvio Berlusconi fa sorridere (o, a seconda dei caratteri, rotolare sotto il tavolo in preda agli spasmi). Asciugando le lacrime, al contrario, si può riflettere su altri fattori. È acclarato, dunque, che l’informazione, persino quella minima, per certe persone è totalmente inutile. Non serve sapere come si elegge un rappresentante alla guida del proprio Paese. Nemmeno lo scrivere “barista” o “building” (secondo un “barrista” e un istruttore di “Bodi bidink”). L’unica storia da conoscere è quella che descrive le ultime gesta della squadra del cuore. Per non mostrare imbarazzi, è sufficiente ridacchiare davanti ad un obiettivo ed ostentare comunque autostima.

L’ignoranza può essere considerata una virtù. In quanto tale, da usare con parsimonia.

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2 Comments Add yours

  1. kaspo ha detto:

    Non è tanto l’orgoglio dell’ignorantità (volutamente sbagliato) ma l’orgoglio di essere un personaggio. L’importante è essere qualcuno, essere riconosciuto e ricordato: non importa per cosa.

  2. Anche io l’altro giorno ho scritto un articolo simile sul mio blog e mi sono chiesta come si possa fare ad essere così ignoranti. Io non dico di essere una scienziata, ma come si fa a non sapere chi è il presidente degli USA? Come si fa a non sapere che Londra si scrive senza apostrofo in italiano e senza nessuna H in inglese? Nessuno capisce che tutto ciò è dannoso nei confronti della gente che guarda da casa? Perchè, non neghiamolo, c’è gente che guardando queste cose potrebbe convincersi che Londra si scriva realmente L’Ondra.
    Io sono veramente senza parole.

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