Il peso della croce

CrossLa Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha ribaltato una sentenza del 2004 della nostra Corte Costituzionale. Secondo la decisione della CEDU, il crocifisso dovrà essere rimosso dalle aule scolastiche. Andrebbe a ledere il “diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e la “libertà di religione degli alunni”. L’Unione Europea, teoricamente, come spiegano noti giuristi, ha effettivamente radici laiche. O, ancora meglio, sembra quasi disinteressata alle problematiche religiose inerenti ai Paesi che appartengono ad essa.

Sarebbe prima di tutto utile far notare, comunque, che la Corte che si occupa della salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali non è un’istituzione dell’Unione Europea (il cui organo magistratuale è la Corte di Giustizia), ma del Consiglio d’Europa. Quest’ultimo è cosa ben diversa dall’UE, si allarga ad un numero maggiore di Stati e si occupa di discipline complementari a quelle della Comunità. Ad ogni modo, la sua pronuncia è tanto vincolante quanto appellabile. Fattispecie diverse, quindi. Eppure direttori di grandi testate non (si) informano sulle differenze e preferiscono a priori mostrare i denti (eufemismo), come riportato anche da Ludovico Fontana del “Corriere del Mezzogiorno”.

Altro dato curioso è quello relativo alla promotrice del ricorso (che dovrebbe essere risarcita con € 5.000,00), una cittadina italiana nata in Finlandia, che ha invocato a più riprese la laicità dello Stato, sancita già dalla Costituzione all’art. 8. Molti di noi, contrariamente ai luterani finlandesi, sono cresciuti con la cosiddetta “morale cattolica”. Praticamente da sempre l’icona di Gesù inchiodato è presente nelle classi, indipendentemente dai “credo” che si sono susseguiti nella nostra Nazione. Non per altro, TAR del Veneto prima e Consiglio di Stato poi stabilirono che il crocifisso è simbolo storico e culturale, nonché rappresentante dell’identità italiana e dei suoi principi di eguaglianza, libertà e tolleranza. Impossibile analizzare come figura ispiratrice di sommosse o di odio un uomo sofferente e immobile su ceppi di legno.

Proprio per la “globalizzazione”, però, qualcuno potrebbe eccepire che il crocifisso è un simbolo estraneo all’islamismo, all’ebraismo o al buddismo. Potrebbe essere offensivo, persino nei confronti degli atei (come sostiene con sarcasmo Snowdog). Per rimediare, effettivamente, bisognerebbe incollare alla parete tutti i simboli religiosi conosciuti e conoscibili (senza escludere il Mostro degli spaghetti volante e, magari, l’immaginetta di Baphomet), oppure, più drasticamente (e semplicemente), rimuoverli tutti.

La seconda ipotesi ha causato incazzature nel mondo politico e nell’opinione pubblica, per quanto condite da pareri avventati («[…] negando che l’Europa abbia radici cristiane»), se non potenziali “minacce di morte” () e solite raccolte di luoghi comuni (in stile “dàgli al musulmano”: ci si augura che nessuno voglia organizzare l’ennesima crociata…). Come scritto, bisogna considerare il profondo legame tra Italia e Chiesa Cattolica, oltre alla tradizione consolidata e l’immancabile “ora di religione”: dalle persecuzioni e i protomartiri a Costantino, dalla breccia di Porta Pia ai Patti Lateranensi. Sarebbe dura svincolarsi, dunque, dal rapporto millenario che intreccia le storie dello Stivale e del Cristianesimo. Se così non fosse, ora non si starebbe a discutere su un oggetto (in apparenza) di piccole dimensioni e che, solitamente, viene appeso su una parete.

Gesù è il più grande favolista di tutti i tempi (Alda Merini, 1931 – 2009).

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