Mini-stra riscaldata

nanidagiardinoGiorgia Meloni è stata la più giovane vicepresidente della Camera. Non a caso oggi è Ministro delle Politiche Giovanili. Dall’alto In virtù del suo elevato importante ruolo istituzionale, delle sue espressioni, dell’immagine che mostra di sé e della sua “romanità”, spesso – e alla pari di ogni politico di fama che si rispetti – non è stata esentata dalla satira, anche feroce.

Intervistata qualche mese fa da una televisione australiana a proposito delle più che note vicende relative al Presidente del Consiglio, perse un tantino l’aplomb, arrivando, con toni alquanto incazzati, a discorrere addirittura sull’orgoglio nazionale. Prenderla per il culo sull’episodio sarebbe stato come sparare sulla croce rossa; e un po’ di ragione forse il Ministro ce l’aveva, nonostante la reazione subito immortalata dalla stampa. Invece di parlare di faccende relative all’interesse pubblico, perché la giornalista della ABC vuole sapere da un membro del Governo il motivo per il quale il “Capo” non risponde alle domande? Insomma, per quanto potesse essere informata sui fatti, non starebbe a lei sputtanare o difendere il premier.

Che, comunque, pare tenerla in alta ottima considerazione. A parte episodi isolati, la vita politica della Meloni, tutto sommato, scorre tranquilla. Qualche giorno fa, però, esce una pubblicazione a fumetti. Titolo? “La Ministronza”, versione stereotipata e irriverente della rappresentante dell’Esecutivo. Il disegnatore ironico Alessio Spataro, misconosciuto fino alla scorsa settimana, si è trovato da osservatore ad osservato. Possibile che per un libricino di 64 pagine, pubblicato da una casa editrice minore, si sia creato tutto ‘sto casino? Secondo il resoconto del “Corriere“, il fumettista crede che l’attenzione nei suoi confronti da parte degli alti organi amministrativi al vertice costituisca una «perdita di tempo». Non solo, coglie anche l’occasione per rincarare la dose: «Sulla biografia che ha sul sito del ministero dice di essersi diplomata in lingue: ma se è uscita dall’alberghiero

Oggettivamente parlando, nelle vignette incriminate il Ministro non appare certo come il massimo della finezza o della femminilità. La satira tende ad ingigantire le piccole caratteristiche dei singoli personaggi, fino al surreale. Altrimenti non vi sarebbe necessità di discutere su questo genere. Tant’è vero che l’autore delle strisce, senza troppi peli sulla lingua, fedele alla linea intrapresa nelle sue creazioni, prosegue “pesantemente”: «Sembrano dei caciottari arricchiti che hanno scoperto la manna dal cielo dell’uomo più ricco d’Italia. Li ha portati al Governo e non potevano crederci neanche loro…».

È difficile trovare una zona franca che divida la mera satira dall’attacco personale (interpretabile come “diffamazione”; alcuni di quegli schizzi potrebbero non essere esenti da rischi). In questo caso qualcuno dev’essersi particolarmente risentito: per molti esponenti di partiti, senza distinzioni di schieramento, quella di Spataro è “spazzatura”, “volgarità”, persino “stupidità”. Commenti, questi, che hanno destato pareri sulla effettiva possibilità di scherzare in modo più tagliente nel nostro Paese. Considerando che Dante vedeva allegoricamente all’Inferno persone (potenti) ancora in vita come future vittime di umiliazioni di ogni tipo…

Ad ogni modo, “Il Secolo d’Italia” (giornale notoriamente vicino agli ex alleantini) pone un altro paragone: «Fosse stata Rosy Bindi la protagonista de “La Ministronza”, “Repubblica” avrebbe già lanciato una raccolta di firme online, le donne del PD avrebbero presentato un’interrogazione parlamentare e qualcuno, a sinistra, avrebbe già chiesto il sequestro del libro. Speriamo che non lo faccia nessuno a destra». Non troppo velate sono le frecciatine al quotidiano concorrente e al cordone solidale verso la neo-presidente del Partito Democratico. Si può facilmente obiettare che il sarcasmo, nel caso della Bindi, non proveniva da un comico o analogo, ma direttamente dal Presidente del Consiglio: una lieve, impercettibile differenza.

A proposito di solidarietà, attestati sono giunti invece nei confronti del creatore della “Ministronza”. Storicamente, non è la prima volta che la satira subisce attacchi più seriosi, soprattutto dai dintorni di Montecitorio. Memorabile fu la querela destinata a Giorgio Forattini, inviata dall’allora Capo del Governo D’Alema, iconizzato come artefice di “sbianchettate” del Dossier Mitrokhin. Più recentemente, sotto la lente di ingrandimento è finito Vauro, reo di aver pubblicato in diretta televisiva immagini (di dubbio gusto) che, in un certo qual modo, comparavano il “piano casa” e il dramma del terremoto abruzzese.

Spataro ne uscirà bene: in fin dei conti, ha ricevuto una pubblicità non indifferente.

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3 Comments Add yours

  1. Pietrodn ha detto:

    Le vignette sulla “ministronza”, a prima vista, mi sembrano satira di infimo livello.
    Però la Meloni si danneggia da sola, ad incazzarsi così tanto: se non lo avesse fatto, il libro di Spataro sarebbe rimasto semi-sconosciuto.
    Cosa dovrebbe dire allora Obama, che si vede raffigurato con i baffi da Hitler?

  2. leoman3000 ha detto:

    1) Non credo di averlo scritto, infatti.
    2) Infatti, condannerei più la giornalista… Se l’audio del video, poi, è stato modificato, si tratterebbe di qualcosa di squallido.
    3) Ne prendo atto. La dichiarazione è stata di Spataro, non mia.
    4) Non è difficile distinguere l’ironia. Considero la Meloni donna di spirito, e non credo che se la prenda sulla sua altezza: dato che la “spiritosaggine” di Spataro si basava anche su quello, ho colto la palla al balzo. Se qualcuno si dovesse sentire offeso, me ne scuso prima.
    5) Non ho espresso un’opinione effettiva su ciò che penso delle vignette di Spataro, e la tengo per me. Se poi hai scritto per il gusto di attaccare a prescindere, non so. E dammi una dimostrazione del mio “schieramento”, viceversa potrei considerare il tuo intervento un attacco gratuito.
    Grazie.

    1. leoman3000 ha detto:

      Non so perché, ma il commento a cui ho risposto è andato perso O.o

      Comunque, Andrea scriveva:

      1) La Meloni spataro non l’ha mai nominato. E’ stato spataro che ha spedito il suo libercolo a tutti i giornali per farsi un po’ di sana e remunerativa pubblicità.
      Sì la pubblicità, quella che si definisce l’anima del commercio per i capitalisti, quella che ti permette di fare tanti soldini, cosi’ invece di un “caciottaro” arricchito diventi un maniaco sessuale arricchito.
      2) L’intervista della giornalista ABC – come anche uno come te potrà notare mettendoci un filino di attenzione – e’ stata tagliuzzata, rimontata ad hoc e spedita online. Sarebbe bello vedere per intero, senza taglio alcuno, cosa dice la giornalista australiana quando la Meloni si incazza tanto ma, ovviamente, nessuno posterà mai quel filmato per intero visto che ormai la mistificazione e la calunnia sono le uniche armi “politiche” rimaste in mano alla sinistra, e che si è pronti a tutto, anche a modificare l’audio di un filmato per inserire uno “zoccola” al posto di un “piccola”.
      3) La Meloni e’ diplomata in lingue (guarda caso stava in classe con mia sorella), in un corso di studio speciale che c’era a quel tempo. Siccome già faceva politica a scuola, e naturalmente stava parecchio sulle palle ai professori che erano tutti “democratici” compagni, fu anche l’unica all’esame di maturità a dover rispondere di tutte e tre le lingue (inglese, francese e tedesco).
      4) Ho notato quanto ti sei divertito, nel tuo intervento, a puntare il ditino sull’altezza della Meloni. Pensa, l’ultima volta che mi è successo di prendere per il culo qualcuno per una sua caratteristica fisica, è stato alle elementari, quando diedi del “castoro” ad un compagnuccio coi dentoni. Mia madre mi diede uno schiaffone e da allora ho smesso. Peccato che tu invece non ci sia riuscito.
      5) Ti consiglierei di leggere l’intervento di Garamellini sulla Stampa riguardo le vignette di spataro. Ti accorgerai che anche a sinistra c’e’ gente che sa distinguere la merda dalla cioccolata. Peccato che anche questo a te non riesca.
      Ed ora, una piccola puntualizzazione. Un tempo, mi pare di ricordare, “un caciottaro” sarebbe stato considerato di sinistra.
      Eh, come sono cambiate le cose. Ma ve ne siete accorti anche voi alle ultime politiche.
      Andrea

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