Il pentito

Al peggio non c’è mai fine.

Considerando che oggi il pentito di “Cosa Nostra” Gaspare Spatuzza (uno che ha assistito alle più efferate stragi, dall’omicidio Di Matteo alla morte di Don Puglisi, senza dimenticare la “supervisione” delle vetture negli attentati di via D’Amelio a Palermo e via dei Gergofili a Firenze) ha deposto a Torino mettendo in mezzo i nomi dell’attuale Presidente del Consiglio e del suo amico e socio di lunga data, nonché Senatore e cofondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, già condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa in primo grado, creare un gruppo Facebook per esultare della morte di Falcone e Borsellino, magistrati che hanno pagato con la vita la loro lotta, è, se non proprio stupido, quantomeno abietto (euf.).

Come desumibile, Dell’Utri (contrariamente al Capo del Governo) è imputato nel processo in grado d’appello dove testimonia Spatuzza. Sarebbe stato uno dei tramiti tra mafia e politica. Ma quale affidabilità può garantire un uomo che per anni ha affiancato il progetto di metter su una macchina mortale, per quanto abbia cercato in tutti i modi di dichiarare la sua “redenzione”? Come se non bastasse, la partecipazione dell’ora collaboratore di giustizia nel procedimento ha creato un clamore mediatico tale da oscurare altri temi. A questo punto, per qualcuno conviene scendere in campo.

Il premier, che ha qualche giorno fa richiesto un rinvio di udienza (nel processo Mills, la cui posizione era stata stralciata per gli effetti del Lodo Alfano) per legittimo impedimento, dovendo inaugurare una galleria sulla Salerno-Reggio Calabria (evento a cui, poi, non ha più preso parte), riparla di “macchinazioni“, sottolineando un costante impegno contro la mafia. Resta da spiegare, pertanto, il perché della messa in vendita dei beni confiscati alle cosche, previsto dalla recente Finanziaria: se la lotta è così dura come si dice…

Dell’Utri, in presenza dei giornalisti, sostiene in soldoni che la mafia sta cercando di buttare giù un Governo che opera per abbattere muri di omertà e minacce. Tali espressioni verranno successivamente condivise anche da alcuni notabili membri del PdL. Inoltre conferma di aver conosciuto Mangano, il cosiddetto “stalliere di Arcore”, condannato all’ergastolo per reati di simile fattura, morto nel 2000, definendolo nuovamente “eroico“. Rispondendo alla domanda, secondo il think tank del Popolo della Libertà, evidentemente, la fattibilità delle parole di Spatuzza è irrisoria, forse più spinta verso il complotto. Deducibile che “un mafioso, anche se pentito, resta un mafioso”. Vabbé, probabilmente per Mangano non sarà così.

Però, effettivamente, c’è da chiedersi quale fosse la ragione di voler (tentare di) far fuori Maurizio Costanzo, ad esempio. Ossia uno che ebbe la tessera P2 successiva a quella del Primo Ministro in carica. Non vi sarebbe ragione di partecipare, per quanto marginalmente, all’assassinio di un amico e dipendente di Canale 5. Sempre se non c’entrassero ospitate di giudici da reprimere, contestate da volti che diverranno molto popolari, nelle sue trasmissioni. Concludendo, è un argomento su cui andare cauti. Gli scenari disegnati, al di là dei paraventi posti davanti ai banchi del Tribunale torinese, potrebbero essere inquietanti.

Mai augurarsi un coinvolgimento di personalità, specie del Governo, in queste tresche. I beneplaciti di chicchessia (1, 3, 5, 15 milioni di persone…?) sarebbero inutili, se le tristi ipotesi dovessero concretizzarsi.

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