Forza infantile

Quanto avvenuto a Pistoia non ha bisogno di commenti.

Cosa si può dire, infatti, su due donne che, senza apparente ragione (e pure se ne avessero qualcuna non giustificherebbe una condotta così), trattavano bambini di pochi mesi in modo decisamente aberrante? Botte, scuotimenti, schiaffi e altre amenità. Tanto subivano i piccoli clienti di un asilo privato della cittadina toscana. Grazie ad alcuni segnali, colti dai genitori un po’ più attenti, la Polizia ha sorvegliato l’attività squallida delle due “educatrici”, riprese dalle telecamere a circuito chiuso mentre compivano uno spettacolo indescrivibile, sotto gli occhi traumatizzati di altre potenziali vittime. Perché è impossibile descrivere con termini morbidi chiunque osi trattare un corpicino al pari di un sacco di patate.

Efferatezza e determinazione, sfruttate in un’azione platealmente immorale, si sono trasformate in lacrime di angoscia da parte delle “maestre”. Di coccodrillo, in realtà. Nonostante avessero un dovere di maggiore responsabilità, dato che la struttura in cui si prendevano cura, in modo originalissimo, dei piccoli era privata, hanno dimostrato di mantenere un comportamento dedito più al proprio interesse, preferendo lasciare i pargoli nel vomito. Vedendo le immagini, sembra decisamente improbabile un classico “rigonfiamento” delle notizie, utlie allo scalpore mediatico. Altrimenti, d’altronde, non si spiegherebbero le urgenze dei magistrati e il regime dell’isolamento deciso per la 28enne e la 41enne, chiaramente già colpevoli e difficilmente difendibili persino dal più cinico avvocato (e, difatti, entrambi i legali non hanno richiesto particolari attenuanti).

Violenza privata, su minore, unita con percosse e lesioni personali, senza dimenticare circostanze aggravanti varie ed eventuali. Queste sono le ipotesi di reato che si possono facilmente imputare alle due donne. Sbirciando velocemente il codice, approssivativamente un PM potrebbe chiedere fino a circa 10 anni di reclusione per entrambe, come proposta più severa. Ma si sa come vanno le cose, tra buone condotte, richieste di domiciliari e quant’altro (indulti?), nel corso del tempo. Di conseguenza, i molti che chiedono sui soliti social network persino l’ergastolo (alla luce di quanto passato sui media) rimarranno delusi. Per le signore in questione, logicamente, si profila un periodo da passare sotto il proverbiale “sole a scacchi”. Con tutti i pericoli del caso. I regolamenti non scritti degli istituti carcerari, soprattutto per quanto riguarda la voce “violenza minorile”, non vanno troppo per il sottile.

Vi è un rovescio della medaglia. I genitori, oggi, sono superimpegnati. Difficilmente riescono a tenere le proprie creature; verosimilmente non possono portarle sui luoghi di lavoro. Allora sono costretti a portare la progenie, anche se registra pochi mesi di vita, negli asili nido, spesso strutture private, tra le braccia di sconosciuti (per lo più ragazze) e pagando nel contempo cospicue somme. Ma un bambino che invoca la mamma, vedendola solo la sera, è davvero felice? Quali fondamenti può avere da signorine che, nel bene o nel male, sono comunque costrette a gestire una trentina di ragazzetti pieni di esigenze ogni giorno?

Contrapposizioni: serve crescere un proprio frutto, sapendo di non poter assistere pienamente al suo sviluppo, affidandolo ad assoluti estranei, con il rischio di ritrovarlo con gli occhi gonfi dal pianto ogni giorno?

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