Stimoli giusti

Roba di stamattina: «Lavorando di più in procura e senza le luci delle telecamere si arresta qualche latitante in più, con qualche convegno in meno e qualche latitante in più si fa il bene del Paese». Dopotutto, è una verità. Le parole provengono dal Ministro della Giustizia Alfano. Che, assieme a Maroni, riferiva in Senato sui meriti del Governo per la lotta alla mafia. È necessario smentire con i fatti e le cifre le illazioni dei giorni scorsi su collaborazioni tra cosche ed alcuni membri dell’Esecutivo. Gli arresti eccellenti sarebbero stati un esempio convincente, stando alle varie dichiarazioni carpite dai media.

Qualcuno, d’altronde, aveva osato affermare che i boss Fidanzati e Nicchi erano stati fermati “ad orologeria”: in pratica, cosa c’è di meglio di una bella retata ai danni dei clan per confermare l’esatto contrario di quanto pronunciato dal pentito Spatuzza in Tribunale? In realtà, ad operare non è direttamente il Governo: le forze di polizia si occupano dei casi, mettendo a disposizione tutti gli strumenti possibili, su mandato delle Procure. Forse anche per questo, per lo meno dall’entrata in vigore della Costituzione, il potere Giudiziario è a fondamento dello Stato, affiancato ad Esecutivo e Legislativo. Quando si consegue la cattura di un criminale, tuttavia, non vi dovrebbero essere particolari meriti. Forse converrebbe destinarli all’Italia intera, senza partiti, né schieramenti.

Infatti, per quanto concerne la lotta alle organizzazioni malavitose, bisogna ricordare che il Presidente del Consiglio reggente ha difeso il suo attuale organico, in quanto avrebbe “fatto di più” rispetto ad altri predecessori. Andando per gradi, però, e soffermando l’attenzione solamente ad altri blitz di cui ritenersi “orgogliosi”, basta digitare su un qualsiasi motore di ricerca per scoprire che Totò Riina, il Capo dei Capi di una nota fiction made in Mediaset, finì una latitanza durata quasi circa 24 anni nel gennaio 1993 (Governo Amato), mentre Bernardo Provenzano, nascosto dal 1963 e condannato in contumacia a tre ergastoli, venne bloccato l’11 aprile 2006 (quando il III Governo dell’attuale premier era vicino allo smantellamento pre-elettorale).

Proseguendo, è alquanto curioso arpionare la cosiddetta Piovra rivendendo i beni ad essa confiscati; tanto prevede l’ultima Finanziaria vicina all’approvazione. Chissà, tra i privati presenti all’asta, facilmente un prestanome può farsi avanti, riportando terreni, ville e quant’altro in tasche non così pulite. Per quanto sia indispensabile “fare cassa” per un Paese, non servirà certo vendere quelle proprietà, che rappresentano una parte irrisoria di un intero bilancio. Non per altro, le raccolte firme sono già partite e in molti hanno già protestato. Verosimilmente, secondo qualche opinione, non è stato lo studio migliore compiuto dal Legislatore. E, a margine, non saranno un paio di regimi al carcere duro a poter tagliare dei tentacoli già avvinghiati alle prede.

Per finire, l’esortazione del Guardasigilli è sicuramente costruttiva. Dovrebbe motivare i magistrati a dare il meglio. Estendere il medesimo consiglio ai politici andrebbe bene lo stesso?

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