Carne al fuoco

Un comune della nuova provincia BAT (già, perché è dall’ambito locale che parte la formazione dell’Italia), ultimamente, è abbastanza in apprensione per il suo futuro. In pratica, dopo tante vicissitudini, carte bollate, misteri e interrogativi su zone protette, valutazioni di impatti ambientali e tutto ciò che la mente del Legislatore è riuscita a partorire in anni e anni di esperienze, nelle campagne circostanti, con buona probabilità, si vedranno discariche più vaste, affiancate magari da un impianto a biomasse, nella migliore delle ipotesi. Per lo meno un’energia rinnovabile, a quanto pare.

Scrivere la parola “biomasse” preannuncia sicuramente un mattone pesante da illustrare. In effetti, una conferenza pubblica tra associazioni ambientaliste e amministrazione comunale è stata organizzata qualche giorno fa proprio per delucidare sul punto qualche cittadino più interessato. Quello medio di una realtà a prevalenza agricola, infatti, difficilmente conosce il significato specifico di “percolato” o di “termovalorizzatore”. Tuttavia, i suoi interessi li salvaguarda bene, benissimo. Può facilmente immaginare come un impianto costoso, ma fonte ovvia di denaro per le casse di qualche imprenditore e del Palazzo di Città, possa “rubare” acqua alle sue colture e sa per certo che un immondezzaio, vicino al suo appezzamento di terreno, ove si reca ogni mattina alle 5, potrebbe danneggiare quest’ultimo irreversibilmente.

Comunque, con termini più “aulici”, alcune persone più esperte nei vari campi hanno tentato, con il dibattito, di “educarne” altre sull’argomento, offrendo più punti di vista. Ma, come era ovvio prospettarsi, sfortunatamente le cose non sono andate proprio per il verso giusto. Gli interventi prolissi, uniti ai troppi tecnicismi e ai contraddittori fuori tempo, hanno certamente distolto le attenzioni, creando più confusione che chiarezza in una platea inizialmente curiosa. Nel cui mezzo, però, siedevano troppe teste politiche, pronte a sostenere o contrastare, quasi con cori da stadio, Sindaco (nonché Presidente provinciale) e suo vice, presenti tra i relatori. Al loro fianco, una delegata della Legambiente regionale. Che, nel contempo, è assessore provinciale della giunta di centro-destra. Al lato opposto della povera moderatrice (che ha tentato il possibile per arginare alcune intemperanze) erano seduti due membri del WWF locale, padroni di casa. Uno di loro dal noto passato politico di centro-sinistra. In un paese piccolo, le caratteristiche di schieramento hanno influenza nell’opinione pubblica. Per farla breve, è un’etichetta che difficilmente si stacca.

Non appena i toni tra i protagonisti si sono accesi, con contrapposizioni di pensieri e vedute, senza contare i fogli svolazzanti, la disciplina degli spettatori è andata contestualmente a puttane (con decenza parlando). Nella tribuna, la zona bassa, prossima al palco, era dominata per lo più da esponenti dell’Italia dei Valori e del PRI. Il primo è un partito che, a livello comunale, è fondamentalmente un coeso gruppo di persone che cambia la bandiera (rimanendo però coerente alle proprie battaglie, specie contro gli attuali governanti). Il secondo, invece, è rappresentato da “disarcionati” della Giunta pre-rimpasto, con logico “dente avvelenato” nei confronti del Primo cittadino (e scarpe con qualche sassolino di troppo). Uno dei quadranti “alti” era occupato da una buona fetta di organico del centro-destra della comunità. Conseguente il déjà-vu: urla reciproche, polemiche, accuse e anche qualche insulto. Se fossero volate miniature del campanile, il triste quadretto sarebbe stato completo.

Brutto scenario. Tant’è vero che qualcuno, tra il pubblico, non ha potuto nemmeno far riferimento alle parole “raccolta differenziata” o “bilancio”. In quel frangente si è sentito dare – traducendo – del “cazzaro disinformato” da due amministratori, che hanno evidentemente preferito usare sarcasmo e menefreghismo come risposta, piuttosto che esplicitare i “perché” su determinate condizioni. Entrambi, poi, continuando con questa falsariga, a dispetto della recente “dichiarazione d’amore” promulgata dal (soprattutto loro) leader nazionale, avrebbero (rectius: hanno) volentieri ostracizzato e apostrofato persino un *presunto* applauso rivolto ad una controparte politica. Forzando la loro posizione, dimenticando di essere eletti dal popolo. Forse.

Tutto ciò, per concludere, è servito davvero a poco. Peccato per gli sforzi iniziali. Probabilmente, visto quanto accaduto, qualche salotto televisivo pomeridiano sarebbe stato più costruttivo. Almeno per la gente del luogo…

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