Sinistra premessa

da Flickr
Quanto accade in questi ultimi giorni in Puglia sta assumendo rilevanza nazionale per diversi fattori.

Per chi non lo sapesse, Nichi Vendola, Presidente uscente del Tacco d’Italia, inizialmente doveva essere riconfermato candidato alle prossime elezioni come Governatore nelle liste del PD. Ma un Deus ex machina del sud, che risponde al nome di Michele Emiliano, su presumibile proposta del suo segretario locale, Blasi, è stato indicato come papabile per la poltrona di via Capruzzi.

Logica la categorizzazione per il Sindaco di Bari, tra l’altro al suo secondo mandato. Infatti, oltre a tale mansione, il magistrato in aspettativa è anche Presidente del PD pugliese, ma è pure reduce da una dispendiosa e popolare campagna proprio per la scalata al Partito Democratico del luogo. Sconfitto, però, dalla corrente bersaniana capeggiata dal Primo cittadino di Melpignano (Sergio Blasi, appunto), Emiliano ha ottenuto comunque l’importante qualifica all’interno del gruppo. Ora, a seguito dello scambio di convenevoli post-elettorali (in netto contrappasso con le accuse più o meno generalizzate pre-primarie), il Segretario “lancia” il suo Presidente, sponsorizzandolo a discapito di una campagna già partita (bruciando sul tempo le scelte del centro-destra) a favore del “più sinistro” Vendola.

Quest’ultimo, lapalissiano dirlo, si è trovato in una situazione imbarazzante. I toni tra le varie fazioni dell’intera coalizione di centro-sinistra si sono inaspriti. Il congresso del PD a Bari, utile per organizzare gli eventi da qui a marzo, ha concretizzato più occhiatacce che strette di mano. Perché, allora, non usare lo stesso format delle primarie per decidere il “preferito” del popolo che vota per l’attuale opposizione parlamentare (…)? A quanto pare, con interventi un tantino criptici (politici?), Emiliano ha dato in un primo momento la disponibilità a questo sistema (poi, sempre un po’ grottescamente, ritrattata), almeno per scrivere la parola fine su una diatriba che molti malumori ha causato nell’elettorato attivo e passivo. Come se non bastasse, la proposta di legge regionale che renderebbe compatibili i vertici di Capoluogo e Regione (subito soprannominata “salva-Emiliano”, lasciando intendere il concetto ad personam più affine, giornalisticamente discorrendo, ad un notabile membro della maggioranza) non aveva di certo contribuito a rasserenare l’ambiente.

Di conseguenza, non sarà una passeggiata, nel caso più positivo per Emiliano, gestire le faccende di una città metropolitana (ammesso e non concesso che continui a governarla; viceversa potrebbe incorrere in un qualcosa di simile ad un “tradimento” nei confronti dei suoi concittadini) e di una regione sommersa da mille difficoltà, come i problemi relativi alla sanità – che avevano costretto l’amministrazione ancora reggente ad un rimpasto – o quelli logistici come la costituzione di una nuova provincia. In proposito, si potrebbe eccepire che proprio il Presidente della BAT è anche Sindaco di un comune in essa contenuto. Ma, sicuramente, è diverso analizzare affari di territori relativamente piccoli, allorquando confrontati con l’estensione generale di Regione Puglia e Città di Bari.

La questione, come scritto in precedenza, risulta essere importante a livello statale. Se non altro, per le tattiche politiche nei confronti delle alleanze. Un politico visibile (in tutti i sensi) porterebbe più acqua al mulino. Emiliano è un ottimo compromesso per far convergere UdC, Io Sud (la nuova entità della Poli Bortone, ex AN) e l’Italia dei Valori verso un centro-sinistra con scarsità di risultati vigorosi in ambito peninsulare, considerando l’incertezza soprattutto del partito di Casini sul da farsi nelle altre regioni (in Lombardia, per esempio, sembra voler verticalizzare nei pressi di PdL-Lega). Tuttavia, una esclusione di Vendola farebbe venir meno il supporto delle frange più “estreme” (si fa per dire) della sinistra, che pochi contatti vorrebbero con ex DC, alleantini o simili rappresentanti.

Tirando delle somme (parziali), si può dedurre, ancora una volta, che le scelte per il futuro di un partito (prelazionate rispetto all’interesse pubblico) sono convogliate in funzione delle persone. Secondo alcuni, che non vorrebbero subire nuovamente sonore sconfitte, è indispensabile ricercare un successo, rischioso ed effimero, anteponendolo a fattori eticamente più validi (leggasi “ideale”). Non importa se, non appena ci si siede alle poltrone, ognuno faccia valere esigenze diverse, scarsamente complementari.

Risultato finale? Qualcuno, dalla parte opposta, ride già.

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