Primari(e)


Bene. Dopo mesi e mesi di discussioni e incertezze, alla fine Nichi Vendola sarà il candidato del centro-sinistra per la Puglia.

Anzi, no.

Quando tutto sembrava andare liscio come l’olio per il Presidente uscente, con la rinuncia di Michele Emiliano, ù Sinn’c d’ Baer, il PD nazionale ha deciso (con il beneplacito dell’assemblea regionale) che Vendola dovrà attraversare nuovamente lo scoglio delle primarie, volute all’ultimo momento, vedendosela con Francesco Boccia, già battuto nella medesima occasione nel 2005 per una manciata di voti. Nonostante alcuni sondaggi vadano contro il rappresentante “vero e proprio” del Partito Democratico, i vertici hanno preferito questa opzione.

Prima di tutto, verosimilmente, per una questione di principio. Perché dovrebbe essere eleggibile una persona, certo, della stessa coalizione, ma di una lista minoritaria e più estremista, che allontanerebbe correnti più centriste, sicuramente utili per la causa? Servono voti a favore una sinistra litigiosa, più in crisi nel meridione, di un centro-destra che, allo stato, si vede costretto a proporre nuovamente candidature a personalità più popolari che politiche in senso stretto. Tra proposte di giudici, imprenditori ed ex sindaci, infatti, spunta pure il nome di Attilio Romita, noto anchorman (barese) del Tg1.

Nella precedente tornata, invece, a sorpresa Vendola superò Boccia (e, alla corsa alla poltrona, lo stesso sbaragliò l’altro favorito Fitto, ora Ministro – tra l’altro “inarrestabile” per volere del Parlamento -, per pochi voti). Non è da escludere che, anche stavolta, si possano ribaltare i pronostici della vigilia, proprio in virtù del blocco di maggioranza rappresentato dal partito di D’Alema. Quest’ultimo sembra che abbia piazzato una netta impronta su tali nuovi movimenti (d’altronde, la Puglia è la sua terra). È tuttavia evidente che non tutto il PD li abbia accolti così positivamente: saranno diversi i “dissidenti” che preferiranno la “strada vecchia”, a dispetto di tutte le problematiche affrontate fino ad oggi dall’amministrazione ancora in carica. In particolar modo, il “rimpasto” della giunta dovuto allo scandalo sanità. Forse favorevole per qualcuno: proprio l’assessore competente, infatti, defenestrato dalla sede di via Capruzzi, ora siede da “ripescato” a Palazzo Madama in Roma.

Non era l’unico coinvolto in quel filone. È molto largo il giro dell’inchiesta che vede protagonisti manager e politici in primis, e che si è estesa, seppur marginalmente, fino ai piani alti dello Stato. Altrettanto recenti sono alcune richieste di custodia cautelare, come quella riguardante Lea Cosentino, ex direttore della ASL di Bari. Più clamorosa (era un’autentica “bomba ad orologeria”: la notizia era nell’aria) è l’iscrizione, comunque presunta (dato che il contenuto delle indagini è criptato dal Segreto), dello stesso Vendola nel registro degli indagati con l’accusa di concussione.

In soldoni, il maggiore esponente di Sinistra Ecologia Libertà avrebbe “raccomandato” un luminare per la cura delle malattie neurodegenerative, Giancarlo Logroscino, alla poltrona di Primario al “Miulli” di Acquaviva delle Fonti (BA), ospedale che porta la dicitura di “Ente Ecclesiastico” (a proposito di “comunismo”, no?). Inutilmente, visto che la nomina del ricercatore pugliese di casa nientepopodimenoché alla Harvard School non sarebbe stata poi accettata. Questa incresciosa situazione ha costretto il Governatore reggente a giustificare il suo punto di vista in un video. Discorso che, da un lato, non farebbe una grinza. Perché non far rientrare persone capaci ed “autoctone” nel Paese (meglio, nella Regione) di origine, piuttosto che lasciarle in mano alle già lanciate Università estere? Il rovescio della medaglia sta, però, nella tipologia di “intermediazione” e il ruolo rivestito in quel frangente dal politico.

Può darsi che ciò possa influire sulle preferenze di domenica (almeno per quanto riguarda il Tacco d’Italia). Quelle di un elettorato attivo, generalmente parlando, deluso da chi dovrebbe proteggerlo. Lo stesso che sgancerà, in occasione della “lotta fratricida”, un ennesimo “obolo simbolico” come “finanziamento lecito” al partito (o alla coalizione? Non è ancora chiaro).

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