Un giorno in pretura

Le procure, ultimamente, stanno svolgendo in maniera poco “tranquilla” il loro lavoro. Sicuramente per il tenore di qualche personaggio coinvolto in indagini e processi.

A quanto pare, e solo per iniziare, Vendola risulterebbe indagato (necessario ricordare la presenza del Segreto), alla vigilia delle primarie, con a carico l’ipotesi di concussione, avendo proposto un luminare pugliese operante negli States come primario di un Ente Ecclesiastico Ospedaliero. Come già detto, se a livello morale la ratio dell’intervento del Presidente della Puglia è condivisibile, non lo è così tanto in ambito di diritto. Bisognerà aspettare la pronuncia finale del GUP per risolvere definitivamente il “mistero”.

Chi è già certamente sotto indagine, invece, è il Sindaco di Bologna Flavio Delbono. Da poco più di 6 mesi nelle vesti di Primo cittadino felsineo, ma dal 2003 vicepresidente dell’Emilia-Romagna, l’esponente del centro-sinistra avrebbe commesso abuso di ufficio, peculato e truffa aggravata, con la complicità dell’ex segretaria (nonché ex compagna) circa le prime due fattispecie di reato. In pratica, compiva viaggi intercontinentali con la partner, sfruttando fondi pubblici. Niente di male, se le destinazioni non fossero state Cancun o un villaggio turistico vicino a Santo Domingo (almeno, tanto emerge dai reportage delle grandi testate nazionali; di conseguenza quanto scritto fin qui è da considerare, comunque, con “beneficio d’inventario”).

Una situazione meglio delineata riguarda ben 36 esponenti della Lega Nord, tra cui si annoverano un altro Sindaco in carica, il trevigiano Gian Paolo Gobbo, ed un altro che fu, il meneghino Formentini. I militanti sono stati appena rinviati a giudizio con l’accusa di costituzione di banda armata (le “camicie verdi” sono così assimilabili secondo i magistrati; dopotutto minacciarono la secessione…): per loro potrebbero essere richiesti addirittura 12 anni di reclusione. I fatti sono datati: risalgono al 1996. Ma tra rinvii, immunità, richieste di pareri e quant’altro, l’ultima decisione è stata presa poche ore fa (escludendo altri 8 membri del partito – tre di loro Ministri in carica -, su cui non si può procedere). La prescrizione, ad ogni modo, non è un’utopia per i legali degli imputati.

Ancora più certa è la vicenda relativa a Totò Cuffaro. Anche lui ex Presidente della Regione Sicilia, fu costretto a dimettersi durante il suo secondo mandato, perché due anni fa venne condannato in primo grado per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio. Per lui era stata avanzata anche l’aggravante dello stampo mafioso, tralasciata in prima istanza. L’aver informato persone sotto intercettazione della presenza di microspie gli è valso 5 anni di reclusione, più un’interdizione dai pubblici uffici come pena accessoria. Tutto ciò sospeso, in attesa di una pronuncia di appello, arrivata esattamente dopo 2 anni (per la serie “tempo ragionevole” ex 111 Cost.), che non solo di fatto conferma la sentenza del precedente grado, ma considera anche la circostanza della collaborazione mafiosa. Gli anni da scontare diventano così 7 per Cuffaro che, nel frattempo, era diventato senatore dell’UdC. Compito a cui, in virtù dell’inibizione ad libitum “riattivatasi”, dovrà rinunciare (per ora, però, lascerà solo gli incarichi di partito).

Infine, l’ultimo ad aver ricevuto un’informazione di chiusura delle indagini, assieme ad altre 11 persone, è stato il Presidente del Consiglio. Compravendita di diritti televisivi per creare fondi neri in casa Mediaset (via Mediatrade, società che si occupa proprio di queste operazioni). Il falso in bilancio è depenalizzato in alcuni casi, ma non lo è l’appropriazione indebita, né la frode fiscale. Il colmo per una personalità al vertice dello Stato, costretta dunque ad affrontare un nuovo processo. Ed ecco partire il carosello di opinioni del PdL; un déjà-vu. “Morte della Giustizia”, “toghe rosse”, “accanimento”, “uso politico”, “orologeria” e così via. Inconfutabile è che questo decreto giunge proprio in vista delle elezioni regionali e durante un periodo molto delicato per l’azienda (la stessa che trasmette Forum: ironico…). Quello che, in genere, non si sa riguarda i magistrati del pubblico ministero (mossi, di solito, da cittadini che hanno subito un pregiudizio). Questi, coadiuvati dalla cosiddetta polizia giudiziaria, raccolgono gli elementi utili per poter formulare concretamente un’accusa. In soldoni, sarebbe estremamente controproducente (per economia e buon senso) far partire un nuovo procedimento per il capriccio di qualche presunto “adepto sinistroide”, mellifluamente mescolato negli uffici dei Tribunali. Concludendo, permane il curioso controsenso (c’è chi lo chiama “conflitto d’interessi”): in questi casi chi prende parola difende la personalità pubblica (quella che dovrebbe amalgamare i poteri dello Stato in un’unica sinergia) o l’imprenditore (costretto a tutelare l’interesse privato)? Curiosità: se venisse approvato il disegno di legge, per questa inchiesta verranno applicate le regole di quel “processo breve” tanto ricercato…

Analizzate le deduzioni, eccezioni e richieste, citando quanto spesso si legge in comparse e dispositivi, è inutile domandare (riconvenzionalmente?) perché la fiducia nei politici (più che nella politica) non è ai massimi storici.

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