A far l’amore in tutte le pozzanghere

D’ora in poi, quando faremo l’amore con i nostri rispettivi partner, dovremmo immaginarci vestiti con una muta da sub (con relative aperture all’altezza del pacco), bombole d’ossigeno e, magari, una rete da pesca. Perché, a quanto pare, secondo l’innovativo testo di Per tutte le volte che…, la canzone di Valerio Scanu che ha vinto l’edizione di diamante del Festival di Sanremo (composta da tale Pierdavide Carone), si copula in questo modo (“come se un giorno freddo in pieno inverno/nudi non avessimo poi tanto freddo perché / noi coperti sotto il mare a far l’amore in tutti i modi, / in tutti i luoghi, in tutti i laghi, in tutto il mondo”).

I vincitori

Tanti si saranno chiesti chi mai fosse ‘sto 19enne col codino e dal cognome spiccatamente sardo e perché un simile carneade non fosse innestato nella categoria “nuove proposte”. La risposta non è difficile: è il secondo vincitore consecutivo della kermesse proveniente, oltre che dall’isola dei Mori, dalla scuderia di “Amici” (il primo è stato Marco Carta, per chi se ne fosse dimenticato). Un talent-show. Dove è normalissimo che il pubblico seduto davanti al teleschermo scelga, via sms o telefonata ad un 48xxx, il preferito in base a capacità ed esecuzioni non propriamente originali. Cover, in pratica.

La carta vincente per Scanu, senza toglierne l’abilità, è stata proprio il televoto. Non è difficile dubitare che il “popolo dei messaggini”, in media di età compresa tra i 13 e i 20 anni, quello che domanda su MTV l’affinità di coppia in base al nome del lui e della lei, abbia scelto il conosciuto protagonista del programma curato da Maria De Filippi in virtù del suo recente passato. Ripescato (sempre con il sistema telefonico) dopo una netta eliminazione nella seconda serata, assieme all’eterogeneo trio Pupo-Filiberto-Canonici, inizialmente fuori al primo turno e giunto clamorosamente secondo, voluta da una giuria demoscopica, sicuramente più esperta di un ascoltatore occasionale che giudica, verosimilmente, sulla mera fama o “bellezza fisica” dei personaggi, alla fine ha alzato il premio. Per la serie “ride bene chi ride ultimo”.

Il terzo classificato, Marco Mengoni, proviene da un altro format che cerca talenti: X-Factor. Sicuramente ha fatto scena la mise bicolore e il mascara agli occhi, ma è stato l’unico concorrente della terna finale ad essere approdato senza troppe polemiche, né ripensamenti. Le accuse maggiori, mostrate apertamente da un’orchestra (con “parziale” diritto di voto per le ultime tre sere), che ha buttato all’aria gli spartiti in segno di protesta, e da una platea urlante e fischiante (scenario non così frequente in quel dell’Ariston), erano soprattutto rivolte all’inno all’Italia “a cuore aperto” di Pupo-“Principe” Filiberto-“il tenore” Luca Canonici. Canto ispirato, inequivocabilmente, – come fa notare non troppo sarcasticamente Metilparaben – da politica, religione e tristezza personale e da “eloquenti citazioni” di Se stasera sono qui e, soprattutto, di Somewhere over the rainbow.

Per la cronaca, anche la sezione giovani è andata ad un ex-rappresentante di X-Factor: Tony Maiello, con Il linguaggio della resa. E dire che Morgan, mentore dello spettacolo di RaiDue, è stato escluso per “incompatibilità” alla vigilia (fumare crack, anche a fine terapeutico, nuoce gravemente e non solo alla salute). Tuttavia, ospite del martedì è stata la spogliarellista Dita Von Teese. Una che poco c’entra con la musica (anche se una volta sposata con Marilyn Manson), ma che, come una ragazza cin-cin del 2010, si è gettata in una coppa di champagne (in realtà acqua) munita dei soli copri-capezzoli. Ironia della sorte.

I vinti

Per giungere ai tre competitors finalisti, sono stati eliminati prima dell’ultima sera “l’eterno secondo” Toto Cutugno (con qualche stecca di troppo e Belen Rodriguez); Nino D’Angelo e Maria Nazionale – non la De Filippi! – (con una canzone interamente in napoletano; tecnicamente una lingua a parte, secondo gli standard ISO); i Sonohra; Ruggeri (qualcuno sogghigna all’ipotesi che il verso “ogni donna ha un paio d’ali chiuse dentro sé” possa costituire una pubblicità occulta agli assorbenti) e Fabrizio Moro (meglio non esplicare troppo le ironie assortite sulla sua Non è una canzone…).

Nella convulsa serata conclusiva, hanno invece alzato bandiera bianca Povia (reduce dallo stile classico che parte dai bambini facenti oh, passa per il becco dei piccioni e i gay non-gay, e pronostica un volo di verità sopra parole e persone); una Noemi vagamente ispirata a Poison Ivy (pure lei lanciata da X-Factor); Irene Grandi, che continua la collaborazione (commerciale) con i Baustelle; Irene Fornaciari, figlia d’arte dotata di voce ferma e coadiuvata da un gruppo storico come i Nomadi, che a piedi scalzi ha portato l’orecchiabile (ma banale) Il Mondo piange; Simone Cristicchi, con un’indisponente ed irriverente lirica, potenziale tormentone (“Meno male che c’è Carla Bruni, / Siamo fatti così, Sarko-no, Sarko-sì”); Arisa, assieme al suo consueto stile retrò e alle sorelle Marinetti (nulla di nuovo: melodia facile da memorizzare e, per quanto concerne le ambigue coriste, già “qualche anno fa” Arbore lanciò le sorelle Bandiera), e Malika Ayane, consolata dal premio della critica e dal timbro unico che divide il pubblico (e, talvolta, la comprensione delle parole).

Da menzionare quanto successo per i “giovani”. Relegati nei tempi finali della diretta, quindi penalizzati, per quanto le tracce erano precedentemente state diffuse nelle radio, hanno ancora una volta dimostrato di non sfigurare nei confronti dei “big”. Jessica Brando, 15enne, ha preso parte alla finale di categoria nonostante la mancata performance (davvero triste la registrazione mandata in onda, con la ragazza struccata in pantaloni in pelle, membri dell’orchestra in tuta e addetti che sfilavano alle spalle con nonchalance). Problemi d’orario: i minorenni sono paragonabili a Cenerentola, secondo il legislatore, e non possono essere davanti alle telecamere oltre la mezzanotte.

Ospiti e padroni di casa

La Clerici non ha lasciato la deformazione professionale ereditata da “La Prova del Cuoco”: conduzione veloce e colloquiale, più adatta ad anziani e casalinghe che ad adolescenti, nonché autoironica. Abiti compresi: paillettes, oro, argento e collane. In due parole, una “gestione familiare”. Forse troppo: dalle domande sui biscotti al cioccolato rivolte a Rania di Giordania (che discuteva sulla proverbiale “pace nel mondo”) alle gaffe su una Cuccarini – bella topolona (coperta da una sola cassa di chitarra e in piena forma, sfidando l’età) e un equivoco “adesso io la do” per lanciare la reclame (e non qualcosa di bi-,tri- o quadridimensionale…) in attesa di Michelle Rodriguez. Entrerà di diritto nel trash televisivo la pseudo-lampada abbronzante spacciata per sarcofago del film Avatar, utile ad intervistare l’attrice portoricana (che, tra l’altro, nel kolossal di Cameron aveva un ruolo marginale), e le fattezze virtuali della conduttrice in versione Na’vi comparse sugli schermi della scenografia, orfana dei fiori e delle scale, ma con ascensore e fumogeni.

Cassano, come la già citata Von Teese, non appartiene affatto all’universo musicale, ma è stato utile come contraltare per il C.T. italiano Marcello Lippi, presente qualche giorno dopo nella serata dei “duetti” (qualcuno in sala urlava “convocalo”). Susan Boyle è oggettivamente il fenomeno del momento, esempio del brutto anatroccolo divenuto cigno; i ragazzi di “Ti lascio una canzone” un giusto amarcord per la bionda presentatrice. Che non ha disdegnato “incredibili” balletti con i corpi di ballo di Moulin Rouge, la dance di Bob Sinclar (affiancata dallo stereotipo comico – o quasi – del truzzo da discoteca) e il Maestro Sabiu*. I Tokio Hotel hanno accontentato la new generation (meno quella più cresciuta), J.Lo e Mary J. Blige hanno guadagnato il gettone (e che gettone) di presenza. Buona l’idea dello scambio di testimone tra Bonolis/Laurenti e Clerici e il finale con Costanzo (che sostituisce sua moglie, co-conduttrice nel sabato dello scorso anno), solidale con gli operai esuberati di Termini Imerese. Un’antitesi con i super-compensi elargiti a VIP vari ed eventuali nell’ultima settimana.

Discorso a parte meritano le “colonne della musica italiana”, presenti nella serata commemorativa di giovedì (60 anni sono tanti). Elisa lancia il suo ultimo singolo e omaggia la Martini riprendendo Almeno tu nell’Universo con Fiorella Mannoia; proprio questa sbaglia il testo di Estate dei Negramaro, ma non è l’unica. Cocciante, che ripropone frammenti dei suoi imponenti musical, cicca platealmente Nel blu dipinto di blu. Poi si alternano Ranieri, Bosé, Renga, Bennato e Carmen Consoli. Alla “cantantessa” tocca l’onere di Grazie dei fior, primo brano che si aggiudicò Sanremo quando internet e televoto erano pura fantascienza. Non solo: accompagna una comprensibilmente biascicante Nilla Pizzi, 91 anni, munita di inutile strascico (“è la regina”!) che sembra più un telone dei Vigili del Fuoco.

Involontario umorismo su cosa può essere la vecchiaia: il foglio con su scritte le parole di Vola colomba in caratteri più che cubitali, stretto nella mano tremante, e lo spot trasmesso per celare la lenta uscita di scena dell’ottuagenaria completano il mesto quadretto. Contrappasso di una manifestazione, nel contempo, troppo nostalgica e troppo innovativa. A cui lo share, comunque, dà sempre ragione.

*A proposito, il “Sabiu n° 7” è Hoppípolla dei Sigur Rós (e il titolo del singolo significa “saltando nelle pozzanghere”).

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. gerns ha detto:

    Ha vinto la miglior canzone ! Le critiche non servono…e io non sono un suo fan !

  2. leoman3000 ha detto:

    Secondo quale criterio oggettivo? Ogni cantante/complesso partecipa ad una competizione, solitamente, per vincere. Anche per ottenere un privilegio commerciale e di fama, certo, ma principalmente per alzare la statuetta.

    La critica esiste perché è umana. La si può condividere come no, ma ci sarà sempre. Altrimenti i blog sarebbero inutili, tutti noi perdiamo tempo e saremmo degli scansafatiche, secondo la tua affermazione. O sbaglio?

  3. Lario3 ha detto:

    Sei un genio 😀

    Sia per il post che per il commento (di cui ti ringrazio) 😀

    CIAO!!!

    1. leoman3000 ha detto:

      No, dai, non esagerare… Chiamami semplicemente… Divino! Ogni riferimento è puramente casuale XD

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