Previsione paradossale

Ancora una volta, paradossale. Non ci sono altre parole per illustrare il cielo terso che sovrasta il panorama politico italiano. Al vertice c’è un Presidente della Repubblica che, da anni, invita alla distensione, al dialogo, al “volemose bbene”. Inutilmente. Anzi, a dirla tutta, è paradossale che, in alcuni frangenti, è lui a divenire causa stessa di certi atteggiamenti poco edificanti. Ed è altrettanto paradossale che il medesimo clima pesante, quello combattuto dal Quirinale, dimostra agli spettatori che non sempre c’è ipocrisia nei piani alti. Magra consolazione.

Il Capo dello Stato è stato aspramente criticato anche dalla “comune plebaglia” per una firma. Per un tratto di penna, pesante come un macigno (paradossale!), perché posto su quel “decretino” riguardante diritti imprescindibili, quali sono il rispetto delle norme e quello di voto. Paradossale vedere come uno degli “anziani” dei Palazzi, dall’alto degli 85 anni, usi uno strumento qual è internet (emblema della democrazia, se usato con tutti i crismi; ma questa è un’altra storia) per rispondere a due cittadini sul perché della sua mossa tanto contestata.

Nonostante l’impegno (ma con doveroso e generale rispetto), la lettera aperta non risulta così convincente: nel contenuto della missiva, l’imperatività della norma non viene anteposta alla menomata espressione di voto – in questo stato a causa di errori formali e sostanziali dei delegati -, e ciò diventa una prima fonte di perplessità. Circa le “interpretazioni”, sarebbe paradossale sapere di una lettura sistematica decisamente rapida del garante per eccellenza delle Leggi Fondamentali: qualche giurista, infatti, non concorda sulla “mancata presenza di evidenti vizi di incostituzionalità“. La circostanza espressa di un “teso incontro” nella giornata di giovedì con il Governo, inoltre, porta ulteriori ombre sulla decisione finale.

Non può approvare, logicamente, l’opposizione. In particolare è Di Pietro a denunciare una “parzialità” del Presidente, addirittura propone di applicare l’istituto dell’impeachment. Costituzionalmente previsto, di fatto (sotto la rubrica “stato d’accusa”), per colpo di Stato o attentato alla Carta. Paradossale: un parlamentare, ex magistrato, destituisce verbalmente il Rappresentante (con la R volutamente maiuscola) della Nazione. E con la stessa veemenza di altri illustri personaggi pronti a tutto, ma per opposti motivi! Gli stessi che, ora, contrattaccano nuovamente.

Già. Perché, in un recente passato, “uno” dei suddetti “stessi” – nello specifico – si chiedeva “perché l’amore non vincesse sull’odio“. Paradossale. Nonostante l’iniziale infusione, gli effetti dell’elisir sono stati altri, specie nelle ultime ore. Quell’ “uno” che diffonde l’idea di essere il portavoce del bene demonizza di conseguenza chi lo contrasta, tacciandolo, senza contraddittorio, proprio di “odio e invidia sociale”. Quell’ “uno” che interpreta le leggi con equità discutibile lo fa per riammettere in corsa, contra legem, un’entità a lui tanto, troppo cara. Quell’ “uno” che si lamenta degli insulti (o presunti tali) degli avversari fino a poco tempo fa non si sarebbe mai trattenuto dal comportarsi diversamente, anzi. Quell’ “uno” che infonde il timore di un prossimo “Stato di Polizia” sostiene detta idea come se avesse visto questa distopia, riguardante “gente sinistra”, in una sfera di cristallo.

Quell’ “uno” che ha fatto e farà, con le buone o con le cattive, tanto nel pubblico quanto nel privato, è anche quello che  per mezzo di frasi forti come quelle di cui sopra, battute e marchette riflettute dai media (da lui parzialmente detenuti, direttamente e indirettamente), probabilmente persuaderà intere platee di essere nel “giusto”, di agire per conto di “democrazia”, “libertà”, “popolo”. Con questi presupposti sembra paradossale prospettare possibili punti di incontro tra gli schieramenti. Il dialogo degenera e, come dimostrato, le mediazioni peggiorano i rapporti. Per quanto tutto ciò possa sembrare paradossale, una volta non era così. Ma la nostalgia serve a poco.

In conclusione, l’elettore medio, ben abituato a risse televisive tra scoreggioni esibizionisti, pur senza capire – e non per colpa sua – cosa siano scudi fiscali e disegni di legge, tenderà a seguire chi farà più casino. Senza pensarci troppo. Paradossale?

P.s. Auguri alle donne.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Lario3 ha detto:

    Ti quoto!

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

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