Brutta partenza

Quando Giorgio Bocca ha scritto il saggio Annus Horribilis di certo non poteva prevedere che, in meno di tre mesi, si è verificata una situazione pari, se non peggiore, a quella da lui illustrata. Sia sul piano nazionale che estero, dai terremoti autentici, che fanno scalare il giorno di un milionesimo di secondo e piegano intere civiltà, a quelli politici italiani, impercettibili sul piano pratico per mezzo di legittimi impedimenti e decreti interpretativi. In fin dei conti trattasi di una minestra riscaldata, pappata sempre dai soliti noti, con gli stessi volti e le stesse parole, siano essi vittime o carnefici a seconda dei punti di vista soggettivi.

Alle inchieste su questi ultimi vengono contrapposte espressioni eloquenti e propagandiste, del tipo: “spiegare la verità”, “giustizia ad orologeria”, “toghe rosse”, “alleanze di pm con la sinistra”, “violazione della libertà”. Un cliché che perdura da troppi anni e che ha assunto una continuità impareggiabile. Ancora una volta, queste frasi entrano nelle case degli italiani e difficilmente ne escono. Soprattutto perché esternate tramite i mezzi di comunicazione detenuti dalla famiglia dell’oratore, provocando una volontaria pubblicità, indispensabile per le prossime elezioni. Mentre le televisioni pubbliche – tramite CdA – si oppongono ai contraddittori, diretti ed indiretti, causando così un ennesimo caso di discussione, quelle private lasciano “via libera” al Capo, con il beneplacito degli ascoltatori e degli yes-men. Queste persone che sorridono, ossequiano e si prostrano lungo il cammino di qualche politico più rilevante sono le medesime che contribuiscono ai proclami. Innegabilmente si fanno forza grazie ad un cospicuo fattore economico.

È prassi: c’è chi – non è falsità, né diffamazione e nemmeno qualunquismo – voterebbe senza problemi “chi gli dà i soldi”. Se poi li spende in cibo, droga, sigarette, lotto (per volerli incrementare) o giochi per la PlayStation 3 poco importa: l’importante è avere a disposizione un paio di banconote verdi che, in tempo di crisi, solo qualche “generoso filantropo” può portare con sé. Meglio assecondarlo; a chi non farebbe piacere ottenere qualche Euro in più? Ecco, questo è il ritratto della politica oggi. Inutile raccogliere firme per la salvaguardia del pubblico interesse, utile distribuire denaro per fini personali che, comunque, non resta. Al cittadino medio poco importa di essere potenziale complice di una subdola corruzione. Non di livello penale, ma morale. Una prostituzione intellettuale non indifferente.

Discorsi già sentiti mille volte? Non abbastanza, evidentemente. Un quadro di cui molti rimangono delusi e meravigliati, ma che esiste e non è debellato. Anzi, molto spesso è incentivato. Di questo passo sarà difficile dimostrare che un Paese non può, per deontologia ed onestà, essere governato da individui che solo in rarissime occasioni hanno ammesso responsabilità proprie, negando l’evidenza e facendo persino finta che non siano mai esistite situazioni e dichiarazioni già emesse in tempi andati*.

Si può obiettare: “chi non ha mai detto bugie in vita sua?” Verissimo. Però non riguardano un piccolo nucleo, ma un’intera comunità a fondamento dello Stato ex Costituzione. Altra contestazione avanzabile: una vita normale impedisce di ricordare la totalità di quanto appartiene al passato. Certamente: ciò è umano; accade per le questioni familiari, figurarsi il resto. Che necessità ha “uno” di perdere le proprie ore su vicende di escort, minacce ed intercettazioni di uomini e donne conosciuti solo tramite i mass-media (nonostante, poi, quell’ “uno” resta inebetito ad ammirare tette e culo della superdotata del Grande Fratello)?

Coerentemente, non bisogna rimaner stupiti quando qualcuno si mette nelle mani – in senso concreto – di ammaliatori, come se fosse la cosa più naturale al mondo. La storia, purtroppo, non insegna.

*Come un rinvio a giudizio a Viterbo o promesse di partire con biglietti di sola andata al ri-verificarsi di determinati fatti. Ad esempio.

—-

P.s. 1: Paolo Giordano del “Corriere” ricorda He Pingping. Compito del giorno: leggere e capire.

P.s. 2: Simone segnala che il reddito dichiarato del Ministro dell’Economia passa da € 4.536.164 a € 39.672 in un anno.

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