“Guarda e passa”

I numeri non si discutono: le elezioni sono state vinte (se così si può dire) dall’astensionismo. Il 36,4% degli italiani non si è nemmeno recato ai seggi per scegliere. Non servono studi approfonditi in sociologia per comprendere che è una concreta dimostrazione di sfiducia nella classica politica governante. Senza contare tutte le schede nulle o bianche lasciate in quelle scatole di cartone chiamate urne. Di conseguenza, tutti quei “50%” o “40%” dei singoli candidati nelle 13 regioni al voto sono, in realtà, una percentuale ancora più ristretta sulla popolazione globale. Quella che, ancora di più, ha mostrato così un confermato sdegno. Come descritto, non bisogna stupirsi. All’aggressività, verbale e fisica, di esponenti del centro-destra, si oppone un lassismo, agevolato da una continua e reiterata guerra intestina, nella coalizione del centro-sinistra, che poco propone e meno dispone (salvo eccezioni). Il centro, quello dell’UdC in particolare, cerca di limitare le perdite dei suoi elettori, riuscendo nell’impresa: come si suol illustrare, “senza infamia e senza lode”.

Infatti, dei grandi partiti, proprio quest’ultimo mantiene approssimativamente la media pregressa, perdendo pochi decimi rispetto alle Europee. Ovviamente è un campione empirico, vista la diversa copertura della tornata. Ma è da ritenere preoccupante quel negativo di oltre 5 punti percentuali per il PdL rispetto ad un anno fa, anche se al computo manca la Provincia di Roma, che potrebbe rendere un po’ meno amara la differenza: basandosi sulla mera “intenzione di voto”, non espressa per ben noti motivi, forse quel 26,7 potrebbe diventare un 27 più netto. Nonostante l’ottimismo del leader del maggior partito d’Italia (resta infatti tale), i risultati concreti danno un’opinione differente e senza scampo. Il PD non migliora, ma si difende (perde qualcosa). L’Italia dei Valori accusa quasi un punto, mentre la vera soddisfatta è la Lega Nord, che “ruba” un incoraggiante 1,4%, basando la campagna sul “contatto diretto col popolo”. Per la gioia dei Bossi, sr. e jr.. Con quest’ultimo che si prende rivincite (entrerà nel consiglio lombardo) dopo tre bocciature. Alla maturità, però.

Indiscutibilmente può esultare il partito del Carroccio. Cota, già capogruppo alla Camera, ha bruciato la Bresso in Piemonte sul filo di lana (47,4 contro il 46,9 della presidente uscente: sconfitta “imputata” alla lista dei grillini, che ha totalizzato poco più del 4%). Zaia, verosimilmente, lascerà il dicastero delle Politiche Agricole per dedicarsi al Veneto (60,2 %, Lega al 35,2), creando una situazione parecchio delicata per l’Esecutivo. In Lombardia, invece, Formigoni festeggerà a breve i 15 anni di presidenza (Penati surclassato, insieme ai già noti Pezzotta e Agnoletto). Forse. Lui e il riconfermato Errani (in Emilia Romagna per il centro-sinistra con il 52%) sono rispettivamente a quarto e terzo mandato consecutivo: i dubbi dottrinali e giurisprudenziali a riguardo sono tanti.

Un’altra vittoria sofferta è stata quella della Polverini a Roma e dintorni. Che, pur non avendo l’appoggio del PdL nella Provincia della Capitale (lista civica al 34,3% in quel territorio), ha umiliato letteralmente la radicale Bonino nelle “periferie” (a Latina incontestabile è il 62,4% ottenuto). Insieme alla Calabria (Scopelliti contro l’ex governatore Loiero – circa 58% a 31%, consenso rovesciato rispetto a 5 anni fa), alla Campania (Caldoro contro De Luca – 54,3% a 43%, dopo l’emergenza rifiuti e il tristo addio di Bassolino) e al sopra citato Piemonte, il Lazio è una delle quattro regioni “rubate” all’opposizione. La stessa che, però, ne ha confermate sette (la proporzione precedente era 11/2): l’Emilia Romagna, accennata in precedenza (notabile il 7% della lista pro Grillo), le Marche (di nuovo Spacca al 53,2%) , la Liguria (ancora Burlando con il 52,1%), la Basilicata (De Filippo con il 60,8%, ma 5 anni fa aveva il 67), l’Umbria (Marini al 57,2%), la Toscana (Rossi guadagna il 59,7%) e la Puglia.

Proprio il tacco d’Italia costituisce un “caso”. Vendola non era il semplice candidato che aveva battuto 5 anni fa l‘appena dimesso ministro Fitto e poche ore fa Palese (circa il 42% dei favorevoli), superando tutte le polemiche su sanità e conseguenti inchieste e arresti. È il segretario di Sinistra Ecologia e Libertà, un’entità sorta dalle ceneri di Rifondazione Comunista e che continua a guadagnare consensi pure sul piano nazionale. Questo potrebbe lasciar intendere probabili cambiamenti nella sua “parte”. A dispetto del risultato, la coalizione, che ha preso intorno al 46% dei consensi nella regione (48,7% il presidente), non appare sempre così coesa (esempio dato dalle primarie di qualche mese fa). Sicuramente si è trattato di un finale soddisfacente. Ma, alla luce del complessivo 9,4% dei due simboli correlati alla Poli Bortone (che correva con UdC e Io Sud e ha totalizzato un 8,7% personale), l’esito sarebbe stato diverso: era pacifico che l’elettorato di centro-destra, da Lesina a Leuca, avrebbe preferito l’ex sindaco (ed ex militante AN) di Lecce. E, per quanto l’impressione nel comizio barese sembrasse diversa, persino il “gran capo” era dello stesso parere.

Da evidenziare anche i dati nella provincia dell’Aquila, dove la Pezzopane non viene riconfermata. Nelle zone più lese dal terremoto le percentuali sono a suo favore, ma nelle città più distanti dall’epicentro è stata platealmente affossata (in alcuni paesi della Marsica, Del Corvo ha sfiorato l’80%). Nel consiglio regionale campano accedono per il centro-destra Mara Carfagna e la “esiliata” Sandra Lonardo in Mastella, ma non Alessandra Mussolini. Nicola Giorgino, vicepresidente della provincia BAT e fratello del giornalista Rai, è il nuovo primo cittadino di Andria per PdL & C.. L’altro ministro Brunetta, al contrario, non riesce a salire nel Comune di Venezia. Stesso destino per il viceministro con delega ai Trasporti Castelli, che non riscatta Lecco dai concorrenti di sinistra. La Carlucci, in controtendenza rispetto agli alleati, diventa sindaco nel piccolo comune di Margherita di Savoia. Ulteriori dettagli, “scandalosi” e non, si sapranno in futuro.

Conclusione? L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio. Lo slogan (?) funziona. Nessuno si è chiesto che c’azzecca con la politica?

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