Generazione X-Factor

Una delle poche certezze emerse dal periodo post-elettorale è questa: la finale di “Amici” in onda su Canale 5 ha “doppiato” gli ascolti dello speciale “Porta a Porta” sugli esiti del voto. Le percentuali dicono 30 contro 15% di share in favore del programma della De Filippi. Mentre nel Lazio si sfidavano Emma Bonino e Renata Polverini sul filo del rasoio, stesso destino incontravano un’altra Emma, Marrone – di cognome, ovviamente -, e tale Loredana Errore. Contrariamente al finale del confronto politico, in quello della scuola di Cinecittà è “Emma”, sempre in seguito ad un confronto all’ultimo sangue, ad aggiudicarsi la competizione.

Nonostante critiche, congiure, teorie del complotto, denunce, sospetti e affini, che ormai travolgono quasi la totalità delle trasmissioni di questo tipo (siano esse “reality-show” o “talent”, o persino Festival di Sanremo; soprattutto per quanto concerne il televoto), si può dedurre che un intrattenimento tutto sommato inutile, a tratti platealmente diseducativo (nato come “esperimento sociale”), faccia maggior presa di una questione che riguarda l’interesse generale. Certo, si potrà obiettare che la conduzione di Bruno Vespa non è apprezzata da molti, ma lunedì sera quello in onda su RaiUno era l’unico rotocalco ad occuparsi delle Regionali. Ai ragazzini che frequentano le scuole medie difficilmente potrà interessare una lite tra due onorevoli su “decreti” e “giunte”. È più comprensibile, per loro, una tra Platinette e qualcuno del pubblico. Magari sulle qualità di qualche concorrente.

Per la verità, grossa scelta non c’è, specie per chi non ha ancora un decoder del digitale terrestre o del satellite.  Però, volendo, pure su simili piattaforme è possibile godersi gli appositi approfondimenti. Dipende dalla stagione: si avrà possibilità di assistere ai “plus” dell'”Isola dei Famosi” come di “X-Factor”, de “La Pupa e il Secchione” o del pionere “Grande Fratello”. A pagamento, logicamente. Tutto per la felicità di chi, ingenuamente, crede che spendere Euro per eliminare “Tizio”, perché è “arrogante e antipatico”, sia un argomento di primaria importanza. Eppure, inizialmente, la TV serviva per contrastare il tasso di analfabetismo. Nel 2010, invece, per raggiungere milioni di spettatori contemporaneamente sintonizzati su un’emittente. Cinquant’anni dopo, a partire dai social network, si scopre così una particolare “evoluzione linguistica”, quotidianamente catalogata da blog come Facebookkini. In breve, fra altri cinquanta, potenzialmente “K|unQe KnT1NueRaA Ha SkRiVr3 kSì!!!!!1!!“.

Non è retorica: i TG, una volta, facevano informazione in senso stretto. Non dedicavano servizi (e collane di libri, sic) sugli esperimenti culinari di una giornalista (moglie e sorella di) impegnata tra i fornelli di casa sua. Si andava a letto dopo “Carosello” (o, per i ventenni, dopo il film delle 20:30); adesso, tra pubblicità e ritardi, il prime-time si conclude, nella migliore delle ipotesi, alle 23:45. I genitori, talmente impegnati, non badano più agli orari. Ai contenuti. Al mangiare. Al vestire. I “figli degli anni ’80”, quasi come se fossero parte di un’era trapassata, continuano a meravigliarsi nel vedere le quattordicenni di oggi andare al liceo in minigonna, con due cellulari in una borsetta che sostituisce lo zaino. Loro hanno vissuto anni di jeans e tute, seguendo le mode senza troppo esagerare. Hanno conservato paghette, hanno fatto sacrifici, in estate lavoravano per pochi spiccioli. Non avevano i soldi illimitati (in tempo di crisi?) di mamma e papà, che, su richiesta del proprio “bambino”, non esitano a comprare l’ultimo gioco della PlayStation 3 o il portamonete di Dolce e Gabbana.

Una volta ottenuto ciò che bramava, dopo pianti e capricci, cosa resterà da fare, per lui? Attraversare autostrade? Commettere vandalismi? Furti? Bullismi? Violenze sessuali? Tanto, “che male c’è“?

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