Piccoli dettagli sfuggiti

[per Diritto di Critica]

Nell’ultimo mese, sui quotidiani e in televisione, si è letto e visto di tutto. Molto spazio, come naturale che sia, è stato dedicato alle elezioni regionali. Tra le notizie principali, in mezzo alle solite questioni politiche, ai “coccodrilli” che ricordano persone come Maurizio Mosca e il giudice di “Forum” Santi Licheri, ai tragici anniversari (polemici) di terremoti, si affiancano le particolari eliminazioni dall’ “Isola dei Famosi” o le sfide di “Amici“. Oppure lanci di “estrema importanza” come un’ode al papà più anziano della Gran Bretagna (come se Anthony Quinn, per citare un celebre esempio, non divenne genitore ad 81 anni) o un servizio sulle artigiane creazioni delle uova di Pasqua.

Non solo: è stata incentrata l’attenzione su “casi congelati“, sulla pedofilia e sulla delicata questione dell’aborto. Il filo conduttore dei tre argomenti è la Chiesa. Che, proprio in corrispondenza della Quaresima, ha vissuto davvero un periodo di “passione”. Ancora più recenti sono le rivolte popolari in Kirghizistan e in Thailandia. Mentre, in Italia, qualcuno fa la voce grossa su potenziali censure in seno al principale telegiornale nazionale, con la curiosa rimozione di alcuni tra i più noti anchormen. Malignamente, c’è chi osa paragonare le vicissitudini della Repubblica ex URSS e della regione siamese con quelle del Bel Paese.

Ma, si sa, la Penisola è uno Stato civile. Altrimenti non si avrebbe un “legittimo impedimento“, “finalmente” sottoscritto due giorni fa dal Presidente della Repubblica, capace di sospendere per 18 mesi i processi riguardanti i membri dell’intero Esecutivo (nonostante tutte le antinomie legislative eccepibili). Tralasciando le singole e specifiche questioni, si può notare un’informazione allargata e molteplice, sia in pareri che argomenti. I direttori spaziano dal serio al faceto, sforzandosi di integrare cronaca e curiosità locali. Certo, errori e “buchi” sono impossibili da evitare e, per chi è senza peccato, resterebbe da scagliare la proverbiale prima pietra. Difficile che qualcuno lo faccia. Tuttavia, mettere in evidenza opportune “lacune” si può.

Come detto, nessuno mette in discussione la pubblicazione di una scaletta a discrezione dei responsabili delle testate. Di conseguenza, perché si deve venire a sapere dai blog, notoriamente media indipendenti e non soggetti a restrizioni editoriali, che il Capo del Governo, da quasi un mese a questa parte, è stato denunciato alla Corte Europea dei Diritti Umani? Non si parla di una querela, che deve essere analizzata preliminarmente in Procure, o una mera citazione al fine di ottenere un risarcimento danni riguardante individui circoscritti. La CEDU, ossia la stessa che si è occupata tempo fa della rimozione del crocifisso dalle aule italiane, ha comunque un peso non indifferente in materia legale, occupandosi, guarda caso, di libertà e diritti fondamentali. Quelli a cui il Primo Ministro terrebbe molto.

Paradossalmente, tale violazione riguarderebbe proprio il Cavaliere. Quest’ultimo, secondo la “Open Society Justice Initiative”, ente affiliato ad un altro personaggio controverso come George Soros, è reo di aver impedito il corretto flusso democratico e pluralista dei mezzi informativi. Una dimostrazione concreta avanzata alla Corte, oltre alla circostanza che vede il principale membro del Governo proprietario di più network, è il conflitto Rete 4 – Europa 7. Per sommi capi, la seconda delle due emittenti ebbe diritto a sostituire il canale Mediaset nei palinsesti. Con l’introduzione della Legge Gasparri del 2003 (facile immaginare chi sedesse a Palazzo Chigi) e nonostante i ricorsi al TAR del Lazio e Consiglio di Stato, nonché i pareri duri e fermi della Corte di Giustizia Europea, la rete ben identificata dai TG di Emilio Fede e dai film di Bud Spencer e Terence Hill rimane tuttora, e contro le originarie decisioni, su quelle frequenze che dovevano essere cedute. Ancora più in breve, Rete 4 sarebbe “abusiva”.

È comprensibile che i giornalisti di un certo livello non vogliano parlare sempre e solo della solita persona. Non si sa mai: qualcuno potrebbe scambiare il diritto di cronaca per persecuzione politica e sociale.

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