Mater dolorosa

Non è facile buttare giù due righe su un argomento come l’aborto. Una parola di sei lettere che, seppur virtualmente, pesa come una croce portata sulle spalle. Qualcuno considera questo atto – allorquando volontario – al pari un omicidio, altri una sorta di liberazione. Alcuni Governi lo approvano, certi pongono riserve. La Chiesa lo condanna, senza se e senza ma. Negli ultimi giorni, il Papa l’ha considerato come una legalizzata «uccisione di bambini innocenti non ancora nati». Mai frase fu più profetica, dato che nel contempo si sono levate accuse (e confessioni) di pedofilia nei confronti di importanti curati. Tornando al punto, la diffusione della pillola RU-486, soprattutto, ha riaperto la polemica su questa particolare pratica, capace di interrompere una gravidanza in atto.

Contrariamente ad altri metodi, come la pillola anticoncezionale o quella “del giorno dopo”, che in un certo qual modo “prevengono” lo stato interessante, il mifepristone blocca il fenomeno già in atto. Logicamente lo steroide dev’essere assunto entro le sette settimane di gestazione, ossia quando l’embrione non è ancora diventato un vero e proprio feto. Dietro all’azione materna, quindi, vi sono scelte consapevoli e, presumibilmente, ben ponderate. D’altro canto è acclarata la fine di una potenziale vita, che, secondo diverse religioni (dunque non solo la Cattolica, ben influente sul territorio italiano), è intoccabile. Anche la politica, così come la Dottrina, è molto dubbiosa sulla materia. All’interesse della genitrice si contrappone la salvaguardia del percorso naturale di un futuro nascituro (non tralasciando le ipotesi tecnico-pratiche sulla “coscienza” di quest’ultimo), ma è innegabile che il “credo” dei singoli abbia influenzato le varie posizioni (in proposito, gli articoli 7 e 8 della Costituzione possono essere una valida lettura).

È sufficiente sottolineare come Giuliano Ferrara prese parte alle elezioni politiche del 2008 con una lista specifica contraria all’aborto. Invece, per questa tornata, è stato proprio Bagnasco, il presidente della CEI, a farsi portavoce di un “voto intelligente“; quello utile ad evitare «un’ecatombe progressiva», quindi opposto, ad esempio, ad uno rivolto ad Emma Bonino (da sempre favorevole all’interruzione). Il ricordo va a taluni prelati che, negli anni ’60, sulla falsa riga delle diatribe – allegoriche – di Don Camillo e Peppone, dagli altari delle parrocchie imponevano ai fedeli di scegliere tra la maledizione eterna o “il partito di Gesù Cristo”. Lapalissiano illustrare quale fosse.

La “questione morale” potrebbe essere evidenziata tramite alcuni casi concreti. Se una donna venisse stuprata e, sventuratamente, dovesse rimanere incinta, sarebbe obbligata a mantenere nel grembo un frutto di qualcosa che non è amore? E se, ancor peggio, fosse vittima di un incesto, dovrebbe garantire lo sviluppo di un organismo che rischia di venire al mondo con gravi patologie? Una volta c’erano i conventi, pronti ad accogliere nelle loro “ruote” figli non voluti, poi vennero gli orfanotrofi, per ultimi, sfortunatamente, i cassonetti dei rifiuti. Eppure le mamme dovrebbero sapere che l’anonimato è garantito, specie dai medici, in virtù del famoso giuramento d’Ippocrate.

Probabilmente potrà suonare come scontato, tuttavia solo una madre responsabile sa cosa merita la sua creatura (ad eccezione di estreme concretizzazioni egoiste). Nessun altro ha il medesimo legame di empatia. Rendere semplicistica una tragica decisione, gridare allo scandalo, lasciare facile via libera alle dita puntate è tanto inutile quanto masochistico. Tra inferni, paradisi e purgatori, sarebbe più saggio scegliere la via del silenzio. Com’era? Chi è senza peccato?

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Pythia ha detto:

    Scrivo di getto, sull’onda dei pensieri che mi sono saltati in mente leggendo il post.
    Uno: la Chiesa può dire quel che le pare, ma alla coscienza dei *cattolici*, non dei *cittadini*. Se dice a me cattolica “se abortisci vai all’inferno” mi sta bene; se dice a me cittadina “non votare Tizio perché è favorevole all’aborto” non mi sta affatto bene. Sbaglio o qualcuno aveva detto “Libera Chiesa in Libero Stato”?
    Due: mi è venuta in mente l’immagine dell’Attimo Fuggente, dove uno degli studenti parla della coperta che se ti copri la testa ti scopre i piedi, o se ti copri i piedi hai la testa fuori. Così mi sembra ultimamente il panorama della Chiesa, una coperta corta e con tanti buchi.
    Tre: l’interruzione di gravidanza dovrebbe essere una faccenda gestita da sole donne, uomini off-limits. Perché solo una donna sa cosa vuol dire portare in sé una vita, sentirla crescere, portarla alla luce. E anche cosa sta dietro la decisione di porvi fine. Perché ho come l’impressione che questo mondo di uomini dottori, legislatori ed ecclesiastici veda la pillola abortiva come un rimedio-contraccettivo, da prendere così, quando fa comodo. Come fosse un incentivo a lasciar perdere gli anticoncezionali e se capita la si prende e via. Col cavolo! Perché la pillola RU486 provoca un aborto, con tutte le sue conseguenze: è certo meno invasiva di un aborto chirurgico, ma non è una passeggiata. E non credo che una pillola provochi l’aumento di aborti. Come se un’operazione chirurgica fosse un deterrente all’aborto. Ma per favore! Quei signori che blaterano hanno una minima idea di cosa provi una donna che decide di interrompere una gravidanza? O siamo ancora dell’opinione che noi donne siamo frivole e stupide e non ci rendiamo conto di quello che facciamo?

    Scusa il papiro, ma sono un po’ arrabbiata: certe idiozie mi danno i nervi.

    1. leoman3000 ha detto:

      Nessun problema, anzi 😀

  2. Lario3 ha detto:

    Infatti ci sono rimasto malissimo che è morto Vianello e non riesco a fare nulla per commemorarlo 😦

    Grazie mille per il commento e complimenti per questo post.

    CIAO!!!

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