Meglio tacere

[per Diritto di Critica]

Sicuramente “distratto” dalle pericolose diatribe interne al suo partito, con tutte le perplessità di contorno espresse dal Presidente della Camera a seguito dei risultati delle ultime elezioni, il minimizzante Capo del Governo («sono piccoli problemi») devia le attenzioni su un tema già trattato da lui stesso qualche mese fa. Rapporto Stato-mafia. Sarà un caso, ma le nuove dichiarazioni giungono giusto il giorno in cui il Procuratore Generale di Palermo ha chiesto 11 anni di reclusione per Marcello Dell’Utri, senatore del PdL e imputato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Secondo il premier (stando a quanto riportato dall’edizione on-line del “Corriere della Sera“), l’organizzazione criminale presente in Italia «è quella più conosciuta, perchè c’è stato un supporto promozionale che l’ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro Paese. Ricordiamoci le otto serie de “la Piovra” programmate dalle tv di 160 Paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, “Gomorra” e il resto…». Subito dopo, il Ministro della Giustizia Alfano cita anche “Il Capo dei Capi”.

L’italiano che vede le immagini e ascolta queste parole, assimilando come una spugna – e non per sua colpa – tali informazioni non contraddette da alcuno (cosa che spetterebbe principalmente ad un’opposizione decisa), non può approfondire alcuni dati. I quali, comunque, non sono molto diversi da quelli già espressi dallo stesso Presidente del Consiglio lo scorso novembre. Incredibilmente fuori da ogni logica, le “nove” serie de “La Piovra” di ieri (trasmessa più realisticamente in 80 Paesi; l’esatta metà), oggi diventano “otto”. Minuzie: in realtà sono dieci, e gli ascolti della fiction che ha visto alternati Michele Placido, Vittorio Mezzogiorno e Raoul Bova sono sempre stati impareggiabili.

A prescindere, non c’è alcunché da elogiare in un’associazione a delinquere che esiste da circa due secoli (in maniera acclarata, quantomeno) e che ha tentacoli ovunque. Non servono certo sceneggiati o romanzi per inquadrare una situazione così lampante e, nel contempo, estremamente negativa. Scaricare la colpa su chi ha avuto, senza mezzi termini, le palle di non lasciarsi coinvolgere dall’omertà generale, creando opere su un argomento scottante, è al limite dell’offensivo, specie se a minacciare – come in passato – “strozzateè un rappresentante di punta dello Stato.

Strangolamenti” che, tra l’altro, sarebbero ricorsivi (come quelli di Hartman contro Palla di Lardo in “Full Metal Jacket“, per rendere l’idea). Il principale membro dell’Esecutivo è, infatti, il maggiore azionista della Mondadori, casa editrice che ha permesso la pubblicazione  di “Gomorra”. Il “Capo dei Capi”, invece, è un prodotto Mediaset (TaoDue, per la precisione), azienda fondata dal Cavaliere che aveva mandato in onda pure “Ultimo” in passato. Riflettendo, se fosse stata impedita la diffusione di simili lavori, non solo il “fenomeno mafia” (o ‘ndrangheta, o camorra, e così via) sarebbe rimasto maggiormente nell’ombra in cui agisce, ma si sarebbe concretizzata una sorta di censura. Quella che dev’essere abbattuta in una democrazia che si rispetti.

È curioso notare come coloro che si oppongono unanimi a crimini così feroci presentino tuttora nelle vesti di parlamentare un indagato per i medesimi reati. Inoltre bisognerebbe trovare una spiegazione significativa in riferimento alla vendita dei beni confiscati alle cosche, prevista dall’ultima finanziaria. D’altro canto, le statistiche su arresti, operazioni e sequestri recenti riportate stamattina dal Viminale illustrano scenari differenti e più positivi. Il merito non andrebbe maggiormente a giudici e forze dell’ordine delle varie sezioni? Gli ordini non vengono sempre dai piani alti.

Ai numeri, infine, seguono le promesse. Come la distruzione dei suddetti gruppi illegali entro la fine della Legislatura. Dopo il cancro, un altro male che verrà sconfitto. Nessun Primo Ministro, negli ultimi 150 anni, è mai riuscito nell’impresa.

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