Non si cambia

Difficile dare un’idea del caos politico che attanaglia l’Italia. I punti degni di nota sono molti. Meglio cominciare dal più importante. Bisognerebbe domandarsi, innanzitutto, se tra i Presidenti della Camera e del Consiglio vi sia una rottura definitiva. Anche perché, dagli scambi di accuse di ieri, vi è stata un’escalation reiterata tra chi è al fianco del leader della defunta Forza Italia o di quello di Alleanza Nazionale. Persino sul dato circa il numero degli aderenti alle due diverse “dottrine”. Realisticamente, quanto converrebbe al Capo dell’Esecutivo “cacciare” dal PdL l’effettivo cofondatore, reo esclusivamente di aver nutrito perplessità nei confronti della gestione delle basi?

Vi è come l’impressione che, nonostante il calo di consensi delle ultime elezioni, il massimo rappresentante del Popolo delle Libertà possa fare a meno di una componente della sua lista. Tanto può contare su molti parlamentari che hanno preferito soggiornare sotto le sue ali protettive. Avrà, tuttavia, la certezza di ottenere lo stesso numero di voti dall’elettorato in caso di scissione? Non tutti coloro che hanno messo la croce sul simbolo azzurro col tricolore si raffigurano nel carisma del principale esponente. Per loro, l’azione dei cosiddetti “finiani”, per quanto appartengano ad una “corrente ristretta” (dunque da stigmatizzare), può garantire una svolta più idealista all’interno dell’organico. Più “politica” in senso stretto, viste le origini dei singoli.

Prima l’ostracismo verso qualsiasi ipotesi, seppur minima, di autonomia all’interno dell’organico; poi una dichiarazione chiarificatrice da parte del premier: «Se vuoi fare politica lascia quel ruolo super partes», ossia la presidenza di Montecitorio. Basta solo un po’ di logica: anche l’Esecutivo dovrebbe svolgere un ruolo “sopra le parti”, per garantire sorti positive allo Stato (artt. 92 e segg. Cost.). Per concludere, come ha segnalato qualcuno, il discorso di replica di Gianfranco Fini non è stato pubblicato, a differenza degli altri, sul sito ufficiale del partito di maggioranza. Situazione davvero grottesca, specie per un’entità che suole appellarsi “Popolo della Libertà”.

A marasma e nervosismo più evidenti, contrastanti con il sempre decantato ottimismo (rima involontaria), si aggiunge pure il parere di Umberto Bossi. L’aumento della proporzione favorevole nei confronti della Lega Nord può lasciar spazio al Senatùr. Nonché alla sua gente, “la gente del Nord”; la gente che ha portato suo figlio ai vertici della Regione Lombardia: forse in modo inconsapevole, secondo alcune ricostruzioni.«Noi vogliamo fare le riforme, i miei vogliono le riforme […] Subito». Dal monito si desume un potenziale scenario, ancora più pericoloso per l’Esecutivo in carica. Una vera e propria minaccia:  «Siamo davanti a un crollo verticale del Governo e probabilmente di un’alleanza, quella di PdL e Lega».

Perché non domandare cosa sia nel particolare il federalismo, ad esempio, ai singoli residenti nei dintorni della Pianura Padana? Un censimento del genere potrebbe chiarire meglio la volontà di modifiche legislative dirette da parte del popolo. Verrebbe, nel contempo, soddisfatta una curiosità e sicuramente decadrebbero dubbi su presunti revisionismi da parte delle “camicie verdi”. Risvolti analoghi sono assolutamente lampanti nella provincia di Salerno (in forza al centro-destra), dove, secondo Carlo Levi, “Cristo si era fermato” (per amor di precisione in quel di Eboli). Leggendo il comunicato del Presidente in occasione del 25 aprile si deduce che l’Italia fosse vittima di una “dittatura comunista”. Può essere il manifesto pubblicato dalla Costiera Amalfitana al Cilento un documento che mostra la Storia in senso stretto, per giunta ad un’intera comunità? O ne mostra un aspetto distorto e mellifluo? La “gente”, sia essa del Sud o del Nord (pur sempre italiana; tanti lo dimenticano con ignavia), non merita certo ricostruzioni di parte.

Ancora più amaro è quanto accade nell’opposizione. Incredibile ma vero: non riesce a superare un avversario in palese difficoltà, considerando “folle” l’idea di ritornare anticipatamente alle urne (triste vicissitudine comunque, in una normale democrazia). Altri vorrebbero, ma sono isolati e la loro percentuale è decisamente bassa per accedere a Palazzo Chigi. Altrettanti, in netta minoranza, accennano a “terzi poli”. Le risposte alle domande sono molte. Ormai le più comuni sono l’astensionismo o la “molletta”. La seconda serve a turarsi il naso, come insegnava Montanelli.

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