Fede mai rinnegata

[per Diritto di Critica]

Molti internauti, in particolare su Facebook e diversi blog, hanno mostrato indignazione per le frasi espresse da Emilio Fede nell’edizione serale del TG4 di ieri. Sono note le simpatie verso il Presidente del Consiglio da parte del direttore. Che, in questo caso, ne ha ricalcato pienamente le orme, prendendo spunto da dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa. Dopo le digressioni su “Draiaquìla” (testuale, nonostante il gioco di parole “DrAquila” sia facilmente leggibile anche per un bambino che frequenta la prima elementare), documentario satirico di Sabina Guzzanti in programmazione a Cannes (a dir poco “snobbato” da un Ministro dei beni culturali che privilegiava – evidentemente – i cosiddetti “cinepanettoni“, senza nulla togliere a queste produzioni), sparla di una persona che, per buona parte dell’opinione pubblica, è intoccabile per ragioni ormai lapalissiane da illustrare: Roberto Saviano.

E lo fa con il più classico dei monologhi, tipici del suo “stile” giornalistico. Improvvisati, per quanto controversi e mai super partes, comunque sinceri ed immediati. Estraendo qualche frammento, anche perché la versione completa è disponibile praticamente ovunque, si ottiene facilmente tale sunto: «Sempre lui. Ma non è lui che ha scoperto la lotta alla camorra, non è lui il solo che l’ha denunciata, ci sono registi e giornalisti come lui… e che sono morti. Lui invece è ancora protetto, superprotetto […]. Non se ne può più». Non è la prima volta che Fede si esprime in termini simili nei confronti dello scrittore di “Gomorra”. Fabio Chiusi, nel suo blog, ha raccolto diversi video chiarificatori.

Quanto detto dal cronista, effettivamente, è vero. Saviano non è affatto trascurato dai giornali o dalle trasmissioni televisive. Dopotutto la sua opera è stata coraggiosa, venduta (e distribuita da Mondadori) e definitivamente apprezzata. Ed è, soprattutto, frutto di esperienze autentiche, per quanto drammatiche o romanzate. È altresì innegabile che “registi e giornalisti” siano stati uccisi. Se è per questo, anche giudici (omessi da Fede nel suo accurato editoriale). In soldoni, il mattatore del TG4 è contrario al protagonismo dell’autore partenopeo. Perché non dovrebbe essere libero di esprimere un parere? Criticare Saviano (o qualsiasi altra persona) è diventato un tabù? Improvvisamente sembra essere svanita la democrazia?

Saviano non è una divinità. A qualcuno, in maniera interessata come no, per svariati motivi, la sua presenza può dare fastidio. Però sarebbe necessaria anche una generale coerenza. Cosa sarebbe successo se, a pronunciare quelle parole, fosse stata un’altra persona? Improbabile che un personaggio mondano, specie se di opposte vedute rispetto a Fede, possa esternare una “scocciatura”. Eppure, per quanto possa apparire paradossale, la stessa situazione è applicabile al Capo del Governo.  In positivo e in negativo. Pure quest’ultimo è perennemente asfissiato da accuse, reportage di fuoco e ironie continue, spesso pesanti. Ma c’è qualche differenza: mentre uno riesce a sopravvivere pubblicando articoli e libri sporadicamente, l’altro è, appunto, al vertice dello Stato. E non solo.

Per l’ordine naturale delle cose, è logico che quest’ultimo sia soggetto a tante attenzioni. La sua presenza su teleschermi e quotidiani è superiore a quella di qualsiasi creatore di best-seller. Quindi, sostenere a gran voce e con gli occhi sgranati un lampante “Non se ne può più” rivolto a chi ha scritto più di 300 pagine sulle organizzazioni criminali è antitetico. Qualcuno lo definirebbe persino “negazionistico”.

In fin dei conti, a scandalizzare non dovrebbe essere la mera contestazione. Si, c’entrano “travi e pagliuzze”.

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