La disfida di Barletta-Andria-Trani

La statua di Eraclio, simbolo di Barletta (da Wikipedia)

Curiosa, la BAT. Da quando è nata. Una provincia con appena dieci comuni, e ben tre di essi capoluoghi: un unicum. Presidente e vicepresidente sono anche sindaci di due città del territorio. La loro coalizione, nella tornata elettorale dell’anno scorso, ha letteralmente doppiato quelle avversarie, divise tra centro e sinistra, tra proposte ed accordi non andati a buon fine. Un plebiscito, nonostante le enormi difficoltà logistiche. Le prime riunioni del Consiglio si sono tenute, tanto per rendere bene l’idea, in un’ala di una scuola. Tirando le somme, il governo è limitato ad un’area piccola, con poche finanze e metaforicamente attaccata alle brache, in particolar modo, della Provincia di Bari.

Per la campagna elettorale e per la coesione della nuova istituzione, soprattutto per il tornaconto dei candidati, era indispensabile sfruttare i campanilismi, senza assicurare false speranze e, nel contempo, garantire una parità di importanza almeno per le città primarie, ossia Barletta, Andria e Trani, tanto vicine quanto separate da una rivalità storica. La distribuzione degli uffici era uno dei nodi da sciogliere. Ma, ad oggi, poco è chiaro. L’elemento più conteso è ancora la sede definitiva del Consiglio. Dalla prefissata sede barlettana, negli ultimi giorni è spuntata l’ipotesi andriese. Un vero e proprio affronto per la comunità di Eraclio.

Momenti di tensione: proteste vivaci da parte dei consiglieri barlettani di maggioranza e minoranza, minacce di dimissioni e manifestazioni a furor di popolo. E, visto che ormai il web è una delle armi principali della democrazia, sull’immancabile Facebook è sorto persino un gruppo di denuncia del “vergognoso scippo” subito dagli abitanti della principale città portuale della BAT. Il maggior responsabile dell’onta viene individuato nel neo-eletto Presidente, come ovvio che fosse (definito “nemico pubblico numero uno”). Sono state pubblicate addirittura lettere aperte rivolte ad uno degli sponsor del PdL provinciale, l’europarlamentare biscegliese Silvestris.

Alcuni dei 1.150 iscritti non risparmiano nemmeno insulti ed invettive nei confronti dei  loro attuali rappresentanti. Anche questa, putroppo, è politica. Di conseguenza, gli attacchi si sono sprecati; ogni resistenza, tentata anche da alcuni “seguaci” dell’attuale Governatore, è stata sminuita, talvolta pesantemente. Per di più, a complicare il tutto, è stata la recente quanto pubblicizzata indagine (“Le Iene” di Italia 1 hanno messo lo zampino) per compravendita di voti che ha visto coinvolto uno degli uomini più “fedeli” del Presidente reggente (già consigliere provinciale e assessore nel suo comune), comunque non eletto alla Regione ove si era proposto. Un altro pretesto “vantaggioso” per i contestatori.

Se da un lato diversi cittadini si sono sentiti “defraudati” da una potenziale decisione che vede i confinanti andriesi privilegiati, dall’altro dimostrano uno spirito battagliero utile a rivendicare un orgoglio indispensabile per il prestigio della località. Però, così agendo, si rischia di destabilizzare la sopravvivenza di una entità nata già nel peggiore dei modi, proprio in un periodo storico in cui si discute persino dell’abolizione costituzionale delle province stesse. Non solo: dato che si discute su una suddivisione dello Stato, qual è la fondamentale differenza nell’avere una sede, che poco influirà sui destini dei singoli come “struttura fisica”, a Barletta piuttosto che ad Andria (quest’ultima, comunque, più popolosa e centrale)?

Tante fattispecie legislative lasciano spazio alle perplessità. Fossilizzarsi su dove piazzare una trentina di sedie è un problema davvero relativo. Faida di stampo medievale in piena era tecnologica?

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One Comment Add yours

  1. Lario3 ha detto:

    Caspita…

    Grazie mille per il commento.

    CIAO!!!

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