Drammatiche esultanze

Appena 5 giorni mancano all’inizio dei Mondiali di calcio in Sudafrica, con gli azzurri che devono difendere il titolo conquistato 4 anni fa in Germania. Anche grazie a questa circostanza riemerge il “patriottismo” italiano. I tricolori sventolano da finestre e balconi, in attesa dell’11 di Lippi. Formazione, questa, sempre contestata alla vigilia; reduce, come se non bastasse, da due amichevoli un po’ deludenti contro Messico e Svizzera. La crisi economica, nel frattempo, “c’è, ma non si vede”: l’acquisto e consumo di magliette e gadget di tutti i tipi prende il sopravvento, in ogni caso. I problemi, infatti, vengono solitamente lasciati alle spalle: sui tavolini deve fare bella mostra la ben conosciuta Peroni familiare di fantozziana memoria, condita dal famigerato “rutto libero” e l’immancabile “tifo indiavolato”. Imperativo, per ogni Partita con la P maiuscola che si rispetti.

In un momento globale di divisione (politica, economica, religiosa e anche geografica), la Nazionale diventa quindi il “filo conduttore” capace di tenere unito il Paese. Forse. Già, forse. La situazione dello Stato può essere facilmente sintetizzata dalle dichiarazioni di due Ministri della Repubblica, Calderoli e La Russa, che si ritrovano a dibattere, indirettamente, di calcio. Il leghista, con improvvisa logica (probabilmente pensando alla effettiva quanto paradossale sproporzione tra lo stipendio di un calciatore con quello di un lavoratore dipendente che, per le stesse ore di impiego, percepisce persino 1/1000 della quota spettante ad un atleta), suggerisce la diminuzione dei compensi per giocatori e tesserati.

Quantomeno è un’ipotesi di buon senso, avvalorata pure dalla critica alla quantità di stranieri presenti in Serie A.«Oggi abbiamo squadre che vincono gli scudetti soltanto con stranieri in campo o coppe europee facendo giocare solo per due minuti l’unico italiano in rosa, Materazzi. Sarebbe invece più giusto investire per rafforzare i vivai di casa nostra piuttosto che andare a comprare all’estero il prodotto finito». Il riferimento all’Inter è giustificabile. Sarebbe lecito muovere una lieve obiezione per onor di precisione, però: durante la finale di Champions erano presenti in panchina anche Balotelli (omesso dal discorso per semplice dimenticanza?) e Toldo (comunque portiere di riserva).

Inevitabilmente non manca la replica, laconica, del Ministro della Difesa La Russa, notoriamente di fede interista (dunque sicuramente inviperito): «È meglio che Calderoli si occupi della Padania». Stavolta intesa come squadra, ossia quella allenata da Renzo Bossi (proprio lui, non un omonimo), che ha appena battuto in finale il Kurdistan a Gozo (Malta), nell’ambito di un torneo che vede protagoniste selezioni non affiliate alla FIFA.

Si deduce che il calcio sia una delle priorità fondamentali ed intoccabili. E così, in prima pagina, compaiono commenti su commenti, video su video, circa presunti cambiamenti dell’inno di Mameli: il labiale dello juventino Marchisio sembra inserire un “ladrona” dopo la frase “schiava di Roma”. Ironico: che questione indispensabile, essenziale e, soprattutto, provata! Importantissima per l’unità d’Italia, tanto pubblicizzata proprio in mattinata dal Presidente della Repubblica a Torino. Mentre parte il linciaggio mediatico per il centrocampista in ritiro, additato come fedifrago stupratore dell’amore per la terra natìa, la conquista del Roland Garros da parte della Schiavone passa in secondo piano sui principali quotidiani. Dopo appena 24 ore.

Chi riesce a far mantenere alta l’attenzione è il degente Valentino Rossi, che ieri si è spezzato una gamba in prova, disarcionato dalla sua Yamaha al Mugello. Chiama telefonicamente e saluta i fan da Firenze, dove è ricoverato dopo l’operazione. Le sue parole, applauditissime, fanno commuovere la platea del circuito. Come se provenissero da un Imperatore in fin di vita in procinto di benedire il suo popolo. Non per altro ricevette una laurea honoris causa in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni.

Tutti in piedi sul divano, adesso.

P.s. In bocca al lupo, sempre e comunque, agli sportivi italiani (e non solo).

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