Scelta inevitabile

[per Diritto di Critica]

Stamattina, molto probabilmente, arriverà la stretta finale al Senato del cosiddetto “ddl intercettazioni”, su cui si è detto e scritto anche più del necessario nei giorni scorsi. In breve, il progetto, firmato dal Ministro della Giustizia Alfano (già autore dell’omonimo “Lodo“, poi verificatosi incostituzionale), è oggettivamente impopolare. In linea prettamente teorica, infatti, verrebbero danneggiate in primis le operazioni delle autorità giudiziarie, costrette ad esercitare indagini “mutilate” (in quanto bloccate o complicate da particolari limiti previsti dal disegno). Inoltre verrebbe imbavagliato in modo ancora più stretto il diritto di cronaca. Non tanto per la pubblicazione da parte dei giornalisti di “fughe di notizie” (cosa che costituirebbe di per sé già un reato), quanto per la possibilità di informare correttamente il popolo (quello davvero sovrano) su ciò che accade nello Stato.

Per specificare più chiaramente, il cittadino medio, se la legge fosse già in vigore, non avrebbe conosciuto nell’immediato scandali come “Calciopoli” o “Vallettopoli” . Nè li avrebbe recepiti in maniera completa, proprio a causa delle sanzioni e delle preclusioni previste. Si potrebbe obiettare una mera antinomia con l’articolo 21 della Costituzione, che prevede la “libertà di stampa”, incensurabile ed autorizzata per postulato. La discussione a Palazzo Madama, poi, giunge poche ore dopo che il Presidente del Consiglio esprime inedite perplessità (o veri e propri attacchi?) sulla Carta («È un inferno: non è che manchino le intenzioni o i buoni progetti, ma l’architettura costituzionale rende difficilissimo trasformare progetti in leggi concrete»; «Il Primo Ministro non ha nessun potere, [i padri costituenti lo] hanno frammentizzato tutto […]»; «La sovranità […] dovrebbe essere del popolo, che la conferisce al Parlamento, ma […] è passata a questa corrente della magistratura e ai suoi PM, che attraverso la Corte costituzionale abrogano le leggi»). Nello specifico, sull’articolo 41 della stessa (che sancisce la libertà dell’ “iniziativa economica privata”, ma questa è un’altra storia).

Si voterà in un clima teso, tra l’ostruzionismo già annunciato delle opposizioni (l’IdV ha occupato gli scranni) e i manifestanti che aspettano, a pochi metri da piazza Navona, l’esito di un dibattito che dura ormai da un paio d’anni. E sul quale il Governo ha dato, ora, una priorità non meglio chiarita, dato che non si intravedono “pericoli” imminenti circa la fattispecie concernente uno dei principali mezzi di ricerca delle prove (e su cui esistono già molte garanzie, tra discipline codicistiche e leggi ordinarie). Ciò nonostante, poco prima del botta e risposta, è salita alla ribalta la tentazione, poi definitivamente confermata dal Ministro Elio Vito, di porre la questione di fiducia sulla decisione finale. Scelta rischiosa, questa, condizionata inequivocabilmente anche dai dubbi mostrati in passato da parte di alcune correnti del PdL.

Di conseguenza si è chiuso ogni confronto sugli emendamenti: le singole  preferenze dei Senatori saranno coperte dal segreto e il testo verrà approvato o respinto “a freddo”. Nella seconda ipotesi, il Governo sarà costretto a rimettere il mandato al Presidente della Repubblica. Dunque, il voler sottoporsi alla fiducia è un autentico “ricatto” per la maggioranza, costretta in massa a votare in favore di un disegno di legge dai molteplici punti oscuri, pur di non far cadere la sequela di logici interessi che lega le Camere all’Esecutivo.

Aggiornamento: Come volevasi dimostrare, il Senato approva.

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