Gentile invito

L'"invito" posto via Facebook al Presidente della Repubblica

[per Diritto di Critica]

Una delle ultime mode di Facebook consiste nel condividere grossi quadrati colorati uniti da un medesimo cliché. Sulle bacheche compaiono, quindi, brevi frasi che vedono protagonisti oggetti o personaggi amati e odiati, azioni ed omissioni emulate o snobbate, proverbi identificanti una determinata città, e così via. Ai vari “Trenitalia TI ODIO” e “Estate TI AMO” si sono uniti altrettanti “VAFFANCULO” e “STO CAZZO”. L’ironia, si sa, non trascura alcunché. Men che meno il Presidente della Repubblica. Che, reo di aver promulgato con la sua firma diverse leggi di dubbia costituzionalità, senza rinviarle alle Camere (una su tutte quella concernente il “Lodo Alfano”, dichiarata poi antinomica dalla Consulta), si ritrova ad essere virtualmente assoggettato a questo inquietante imperativo: “Firma ‘sta minchia“.

Anche in ossequio alla Giurisprudenza, morale vuole che non sia così opportuno rilasciare commenti sarcastici sul massimo rappresentante dell’Unità nazionale (ex art. 87 Cost.). Le circostanze concrete, tuttavia, spingono parte dell’opinione pubblica e del mondo politico a storcere il naso. Tutti i moniti al fine di garantire il “clima sereno” tra forze di maggioranze ed opposizione, nonché tra cittadini di fazioni diverse, si rivelano poi inutili se il dibattito va a coinvolgere, nella qualità di soggetto attivo, la principale istituzione dello Stato. Super partes per eccellenza.

Proprio in virtù di questo, il Presidente dovrebbe far sue le critiche dei cittadini (tempo fa rispose ad alcune e-mail) e porre ancora maggiore fermezza sulla 62enne Carta. Dovrebbe prendere parola, in linea teorica, ogni volta che qualcuno giudica deliberatamente come “schierato” il Potere Magistratuale, quest’ultimo posto alle fondamenta della Repubblica. Dovrebbe far presente, a chi di dovere, che il Titolo III della Carta Costituzionale specifica, in modo tutt’altro che fallace, i compiti che un degno Presidente del Consiglio – per esempio – deve assolvere. Dovrebbe rendere noto – sempre a fine illustrativo – che non si può modificare alcuno dei 139 Articoli in modo semplicistico, annunciando riforme dal palco di un congresso.

Vedere persino una minoranza contestare apertamente il Capo dello Stato nuoce all’immagine del Paese, sempre e comunque. Bisogna dedurre che abbia paura? Ma di cosa dovrebbe aver timore il Primo Cittadino di una Repubblica? Di essere considerato “politicizzato”, nonostante siano platealmente note le vicende storiche e idealiste riguardanti la persona fisica che risiede al Quirinale? Qualche complottista, a questo punto, potrebbe magari ipotizzare che il curioso incidente stradale capitato tre anni fa alla First Lady sia stato un “esplicito avvertimento”. Sarebbe però impossibile solo pensare che tale personalità, capace di parlare alla Nazione tramite reti unificate, possa farsi intimorire da chicchessia.

Di conseguenza, alla luce dell’atmosfera piena di insidie in cui versa l’Italia, con un disegno di legge di incerta conformità che sta concludendo il suo iter, e nel bel mezzo di una crisi economica di portata globale, non sarebbe opportuno diffondere messaggi alla popolazione e soprattutto ai suoi maggiori esponenti, con uno stile chiaro, disinteressato, definitivo e deciso, ovviamente in diretta televisiva? Il Presidente ha infatti facoltà, età ed esperienza per poter adempiere a questo “contatto atipico”.

O bisognerà aspettare che gli Azzurri alzino la seconda Coppa del Mondo consecutiva? In tal caso, tutti i problemi spariranno: i complimenti alla squadra avranno logica e meritata priorità.

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