Come usare il paracadute

Oggi si sarebbe dovuto discutere dell’esito della partita tra Italia e Olanda calcistiche. Sfortunatamente, però, gli Azzurri sono usciti troppo in fretta dalla kermesse. Di conseguenza, all’opinione pubblica non sono sfuggite alcune notizie che, con la nazionale impegnata in Sudafrica, sarebbero state relegate in secondo piano. Ovviamente, la morte dello sventurato Pietro Taricone (uno dei pochi ad uscire “bene” dalle varie edizioni del Grande Fratello; fece parte della prima “spedizione” nella “casa” di bignardiana memoria e successivamente si è confermato come attore impegnato) non sarebbe stata filtrata dalle reti di un campo di calcio, poiché gli spettatori, curiosi per natura e animali sociali per definizione, divorerebbero, con spiccato cinismo, qualsiasi dettaglio – macabro o amoroso – riguardante le vite private di determinati VIP. Dimostrazione? I fan Facebook di “O’ Guerriero”, circa 1.350 appena dopo l’agenzia sull’incidente, sono miracolosamente diventati quasi 70.000 alle 18:00. Non per gli auguri di buon onomastico.

Di nuovo sotto accusa, in prima “istanza”, è Aldo Brancher, neo-Ministro per l’attuazione del federalismo con un processo a carico per la scalata alla Banca Antonveneta (da lì crebbe l’epopea dei “Furbetti del quartierino“). Costretto alla rinuncia al legittimo impedimento (tra pareri di PM, persone comuni e non), dirà: «È indecente, non si è mai visto che l’Italia dopo aver perso i Mondiali se la prende con me». Un tono ironico. O, forse, “diversamente simpatico”. Costui gestirà alcuni affari pubblici del Bel Paese. Ma non è dato sapere quali, con precisione.

Il secondo evento, in ordine cronologico, riguarda l’eliminazione della rubrica “rosa” dell’avvocatessa Giulia Bongiorno e di Michelle Hunziker dal settimanale “Chi”, giornale diretto da Signorini ed edito da Mondadori. La giustificazione della rimozione dell’inserto sta nelle parole del responsabile, che non avrebbe – a loro dire – informato le due celebri collaboratrici. «”Doppia Difesa” [il titolo della rubrica, n.d.r.] è andata avanti per tre anni e non se l’è mai filata nessuno. Adesso che ho deciso di toglierla scopro che era un cardine del pensiero nazionale. L’idea che qualcuno abbia voluto imbavagliare la Bongiorno è patetica». Già, perché quest’ultima è anche parlamentare del PdL quota AN. C’è da chiedersi perché aspettare tre anni per tale decisione, che, per logico principio transitivo, rischia di avere strascichi politici. E quindi qualcuno – chissà – potrebbe parlare addirittura di “epurazione”.

Gli ultimi casi investono, in parallelo, due sentenze. Una, di non luogo a procedere, assolve l’aggressore del Presidente del Consiglio, incapace di intendere e di volere. Con tutte le riserve possibili, nonostante rimarrà in una comunità per un anno e sarebbe stato considerato “socialmente pericoloso”. L’altra, in Appello, conferma la condanna a sette anni di reclusione (con pena ridotta; in primo grado furono nove gli anni comminati) per uno degli uomini di fiducia del Capo del Governo, il senatore Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. E adesso? Rimarrà comunque in Parlamento una persona che, al di là di ogni possibile prescrizione o circostanza analizzata dalle procure, potrebbe – in virtù della decisione – essere tacciata come “mafiosa” o “collusa”? E che parla persino di “contentino” e “atto pilatesco” della Corte?

I Giudici, ad onor del vero, hanno escluso le ipotesi di reato successive al 1992. Tecnicamente, Dell’Utri è assolto per alcune fattispecie, ma rimane colpevole per altre. Tuttavia, per il TG1 – usato come metro in quanto principale organo di informazione nazionale – il Senatore sembrerebbe uscire dalla cronaca come “innocente con riserva“, soprattutto in correlazione all’inquietante rapporto Stato-mafia. Non è la prima volta che accade. Il servizio, inoltre, non è stato inserito in apertura. Scelte editoriali; prima c’era una più vasta inchiesta sulla tragedia di Taricone (e poi c’è Studio Aperto che ipotizza preventivamente una nuova “Guerra Fredda“).

Ha ragione il premier. Servirebbe uno sciopero dei lettori. O dei teleascoltatori.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. utenteurus ha detto:

    dato che Dell’Utri rimane colpevole in parte per alcuni reati dopo il 1992, sarebbe utile fare un processo a parte? O non converrebbe? Non ci sono elementi validi per far si che ottenga una reale condanna da scontare e non come ora, con una condanna di 7 anni che non sconterà mai per la prescrizione o per altro?

    1. leoman3000 ha detto:

      No, Dell’Utri non è colpevole per i reati successivi al ’92. Per gli altri, invece, *potrebbe* entrare in atto la prescrizione, durante lo studio in Cassazione.

  2. Lario3 ha detto:

    Fantastico post!

    Grazie mille per il commento, a momenti dimenticavo quella serie di fumetti (in realtà non me la sono dimenticata).

    CIAO!!!

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