Culo e tette

Nella vita, che si tratti di un esame o di un colloquio di lavoro, molti confidano anche nella fortuna. Il proverbiale “culo”. Quando però il “culo” è unito ad un florido décolleté si ha un connubio vincente. È il caso della paraguaiana Larissa Riquelme, 25 anni. Una che ha avuto il tempismo di trovarsi al punto giusto, al momento giusto, nella posa giusta e con il completo giusto. L’unico merito effettivo della suddetta è stato l’essere in piazza a tifare, nella moltitudine, per la rappresentativa del proprio Paese impegnato ai Mondiali di calcio (stesso girone dell’Italia).

Insieme ad altre supporters delle restanti 31 nazioni, Larissa è stata immortalata per la sua avvenenza dalle agenzie di stampa. La “Gazzetta dello Sport” l’ha selezionata tra le papabili “miss” (concorso allegorico e totalmente inutile). Ma la “posa” assunta dalla già citata signorina ha suscitato un maggior clamore rispetto alle sconosciute “colleghe” di Germania, Algeria, Serbia, Giappone, e così via. Impossibile non notare i seni prosperosi e ingombranti, nonché, in particolar modo, il cellulare infilato nella scollatissima canotta e retto dai due pettorali, la cui “naturalezza” è fonte di discussione (sic).

I biancorossi, nella competizione, hanno raggiunto i quarti di finale. La ragazza, di conseguenza, presenziando dinanzi al maxischermo di Asuncion, ha conquistato un’incredibile fama mondiale, sfruttandola a dovere. Blog, Facebook, Twitter. Foto caricate e commenti. Il gioco è fatto. Ed è culminato con la promessa di “nudo integrale” in caso di ulteriore passaggio del turno dei sudamericani. Nonostante il Paraguay abbia dovuto subire la sconfitta per mano spagnola, la “nuova stella” ha comunque posato poi come una novella Maya Desnuda sulla propria bandiera per un quotidiano locale, con tette, fondoschiena e tatuaggi a vista. Immagini che, manco a dirlo, hanno fatto il giro del mondo e a cui è impossibile rimanere indifferenti.

Nell’arco di 20 giorni, Larissa ha acquisito una popolarità (verosimilmente momentanea; i classici “15 minuti” di Warhol che, a causa delle nuove tecnologie, si sono dilatati) che va ogni oltre previsione e logica. Capace di “oscurare” in alcuni frangenti persino le partite sudafricane (figurarsi “robetta da niente” come crisi internazionali ed economiche). Siamo alle solite: il mondo definito “sviluppato”, in generale, è composto fondamentalmente da un insieme eterogeneo ed arrapato (con decenza parlando) di persone di sesso maschile. La donna media, invece, viene dipinta come arrivista e disinibita, assetata di fama. In una sola parola, “figa”. Punto.

Quindi vi sono milioni di “stupidi” (oltre a quelli inebetiti poiché incantati dal fisico di Larissa) sull’intera superficie terrestre che, per ottenere un mero successo (anche soggettivo), non hanno – in tutti i sensi – “culo”, ma si “fanno il culo”. Scelgono la via difficile: studiano, lavorano, “fanno la gavetta”. Ciò, sicuramente, darà ai singoli una soddisfazione più duratura, raggiunta dopo alcuni sacrifici. Eppure basta così poco per attirare l’attenzione della camera della Reuters o dell’AP: un telefonino ed un abitino succinto. Tale condizione, poi, può essere accresciuta con una buona dose di artefatta (quanto eufemistica) ingenuità mostrata pubblicamente.

Come fa notare qualcuno, Larissa si è spogliata per i suoi “eroi” perché questi ultimi hanno raggiunto uno splendido risultato. E se, per assurdo, avessero vinto?

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