La cena è servita

[per Diritto di Critica]

Dopo la protesta dei giornalisti di ieri, la maggior parte delle testate apre con questa dichiarazione, a dir poco clamorosa: «la libertà di stampa non è un diritto assoluto». Teoricamente, la precedente frase è un sunto di un discorso più ampio, che attacca le presunte concezioni della “sinistra”, nonché varie ed eventuali “fantasie calunniose” ordite dai suoi rappresentanti. Ormai è decisamente inutile puntualizzare per l’ennesima volta a chi possa mai appartenere questo pensiero. Lapalissiano: al Presidente del Consiglio in carica. L’insieme di parole, preso per buono da una parte della popolazione italiana – quest’ultima ben accondiscendente verso il verbo pronunciato dal massimo esponente del PdL – , in realtà minerebbe qualsiasi principio costituzionale (non certo una novità, e dire che il premier ne è garante). Dal Principio di Uguaglianza (art. 3) alla Libertà di Espressione (art. 21): basta leggere.

La mancanza potenziale di taluni telegiornali o quotidiani potrebbe essere un segnale di “fiducia” e “ottimismo”, citando due termini così cari al Capo dell’Esecutivo. Sarebbe, nel concreto, dura immaginarsi un’informazione come quella del 9 luglio, con brevissimi aggiornamenti disponibili su alcune pagine di televideo. Oppure acquisibile da pochissime redazioni. Alcune, per giunta, inequivocabilmente faziose (come fa notare “Non leggere questo blog“). Potrebbe essere un’anteprima di ciò che vorrebbe una persona “positiva”, qual è il Primo Ministro. Tuttavia, se venisse impedita l’inchiesta in senso stretto, si avrebbe una iniziativa editoriale unilaterale, monopolista; a “immagine e somiglianza” del sostenitore principale della riforma. Magari, in ambito generale, apparentemente piacevole. Però non sempre realistica. E poi, che ne sarà di quella “cosa” volgarmente chiamata “democrazia”?

“Tutto va bene”, “tutti sono onesti”, “l’amore vince sempre”. Sarebbe davvero meraviglioso. Nello stesso tempo un’utopia: si disegnerebbe uno scenario ancora più costretto all’indifferenza (e al plagio) di quanto lo sia ora. È innegabile che, al centro dell’attenzione nazionale e non, ora vi sono i protagonisti dei mondiali di calcio. Non gli atleti, sia chiaro. Bensì una ragazza sudamericana  incline alla fama e un polpo con doti di divinazione. Figurarsi in futuro, con la vaghezza di cronache politiche e giudiziarie, sottomesse ad un disegno di legge di dubbia conformità con la Carta.

Visto questo panorama, difficilmente un domani potranno giungere news di un certo tenore ai media. Come il racconto di una cena speciale, organizzata per celebrare i cinquanta anni di attività di un giornalista. Nella fattispecie, Bruno Vespa. Tra i commensali, il “Corriere della Sera” (non certo un giornale di sinistra, comunque certamente informato nell’occasione) cita la presenza, oltre dell’anchorman, del Capo del Governo assieme ad uno degli uomini di fiducia (Gianni Letta), del segretario dell’UdC (Casini), del governatore della Banca d’Italia (Draghi), del Segretario di Stato Vaticano (Bertone), del presidente delle Assicurazioni Generali (Geronzi) e della principale manager del Gruppo Mondadori (Marina Berlusconi).

Nessuno dovrebbe discutere sulla bontà dell’evento, ma perché tale incontro diventerebbe un “riavvicinamento” tra parti politiche, soprattutto quando orchestrato in un ambiente, tutto sommato, “privato”? E poi, vista la delicatezza del momento, composto anche dagli evidenti contrasti interni nel PdL (con tanto di insulti), perché un cronista, peraltro popolarissimo, organizza un banchetto con quei determinati invitati? Forze di destra e di centro; grandi nomi dell’imprenditoria e della Chiesa. Come mai non sono stati graditi – al di là dei rapporti personali – delegati dell’opposizione o di altri settori industriali? Logicamente, sempre in virtù delle Libertà fondamentali, ognuno deve sentirsi in obbligo di accettare in casa propria chi preferisce. Incontestabilmente.

Deontologicamente parlando, però, verrebbero messi a dura prova i fattori di oggettività e imparzialità, alla base del giornalismo. Davvero questo merita l’Italia?

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  1. Mecolina ha detto:

    sarebbe utile che ogni giornalista ricordi la definizione di verità giornalistica detta anche putativa: è una verità oggettiva, suffragata dal convincimento personale che essa è molto simile a quella oggettiva, di cui si assume la responsabilità della divulgazione.

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